In Bangladesh l’evangelizzazione si compie anche pedalando

Tra fango e polvere
per annunciare la Parola

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
19 maggio 2021

«La maggior parte dei catechisti predica il Vangelo senza remunerazione per la propria opera. Alcuni di loro ricevono un minimo rimborso. Speriamo che con questo dono di una bicicletta, un piccolo riconoscimento della Chiesa, siano ispirati a essere catechisti-missionari». Con queste parole, pronunciate in occasione della pubblicazione del motu proprio di Papa Francesco Antiquum ministerium, con cui il Pontefice ha istituito il ministero dei catechisti, il vescovo di Dinajpur, Sebastian Tudu, presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione, ha illustrato il suo gesto di donare 45 biciclette a catechisti, uomini e donne, per il lavoro pastorale nella parrocchia di Ruhea, distretto di Thakurgaon, nel nord del Bangladesh.

La necessità di un mezzo di trasporto come la bicicletta è fondamentale nell’attività catechistica di quest’area, ha spiegato il presule che appartiene all’etnia degli indigeni santal come altri fedeli della diocesi di Dinajpur. «I catechisti visitano villaggi remoti di indigeni che si trovano a cinquanta o sessanta chilometri dalla parrocchia e questi veicoli rispettosi dell’ambiente li aiutano a percorrere più facilmente le distanze. Sacerdoti e suore non riescono a recarsi in ogni villaggio che invece viene spesso raggiunto dai catechisti che predicano e insegnano il Vangelo». Un contributo non indifferente all’annuncio della Buona Novella come più volte riconosciuto dall’episcopato locale che ha sottolineato il grande merito nel raggiungere i villaggi sperduti e diventare così testimoni della fede presso gli indigeni non cristiani. «Con il loro stile di vita accogliente predicano la Sacra Bibbia e spesso le persone esprimono il desiderio di essere battezzate», ha dichiarato Tudu. «Insegnano con grande dedizione a ragazzi e adulti che vogliono ricevere Gesù Cristo come loro Signore, aiutando anche suore e preti a condurre la liturgia, la pastorale, la preghiera, le opere di carità. Nei villaggi remoti sono loro la presenza visibile della Chiesa, sono loro a seguire le persone o le comunità dei catecumeni che si preparano al battesimo».

I catechisti, inoltre, forniscono ausilio alla catechesi sacramentale di ragazzi e giovani per quanto riguarda i sacramenti di eucaristia, riconciliazione e cresima, e aiutano le parrocchie anche nei corsi prematrimoniali per i nubendi. Occasionalmente, poi, in assenza di un sacerdote, guidano la preghiera o un rito funebre.

Anche sui pedali della fede corre dunque la pastorale nel Bangladesh settentrionale dove i quattrocento catechisti, distribuiti in diciotto parrocchie, sono un seme per nuovi credenti che ogni anno accolgono la salvezza donata da Gesù Cristo, ha osservato il vescovo di Dinajpur. Un seme che ha dato ulteriori frutti nel tempo visto che nello scorso anno nel Paese asiatico sono stati ordinati ventisei sacerdoti, il numero più alto mai registrato nella storia del Bangladesh, con nuove vocazioni nelle diocesi di Rajshahi e Mymensingh e nelle regioni di Atharogram e Bhawal dell’arcidiocesi di Dacca, dove vivono molti cristiani tribali. Alcune famiglie bisognose non mandano i loro figli in seminario, ha precisato padre Patrick Simon Gomes, rettore dell’Holy Spirit, l’unico seminario nazionale del Paese, poiché essi rappresentano un aiuto concreto e una preziosa fonte di sostentamento per la famiglia. Tuttavia, proprio i ragazzi che in Bangladesh scelgono di entrare in questi istituti lo fanno proprio grazie alla testimonianza vocazionale nelle mura di casa. «Per i ragazzi che sono in seminario — ha puntualizzato padre Gomes — posso sicuramente dire che le loro famiglie hanno avuto un ruolo chiave per assecondare la loro scelta» grazie a una formazione cristiana iniziata fin dall’infanzia. «Ascolto le testimonianze dei seminaristi e tutti hanno sottolineato come i genitori abbiano fornito loro insegnamenti sulla fede e sui valori: per aumentare la vocazione al sacerdozio le famiglie sono determinanti», ha concluso il rettore.

di Rosario Capomasi