A colloquio con Roberto Juri Camisasca

Musica popolare e colta

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
19 maggio 2021

Abbiamo chiesto al musicista Roberto Juri Camisasca, che dopo anni di vita monastica benedettina conduce un’esistenza di tipo eremitico proprio nella tenuta di Franco Battiato, un ricordo su di lui, che gli è stato, oltreché collega e collaboratore, intimo amico per più di cinquant’anni.

Da musicista e da collega di Battiato, può dirci qual è il suo contributo alla musica italiana? Per cosa la musica lo ricorderà, o lo deve ricordare?

Credo che il suo contributo maggiore sia quello di aver coniugato l’aspetto popolare della musica con l’aspetto più colto. È riuscito ad innestare nella canzone contenuti classici. Già all’inizio della sua carriera, quando faceva i dischi con l’etichetta Bla Bla, dietro i suoi lavori si sentiva l’influenza della musica contemporanea di uno Stockhausen, di John Cage e altri. Amava esplorare, ed è riuscito ad inserire questa musica nella canzone popolare. Ha reso la canzone popolare una canzone colta evoluta. Sarà ricordato per le tante canzoni bellissime.

Ha conosciuto Battiato durante il militare e proprio attraverso di lui è entrato nel mondo discografico. Come sono stati gli inizi musicali di quel periodo? C’è una differenza tra il l’uomo e l’artista di allora e quello degli ultimi anni?

Non so se ci siano veramente delle differenze. Forse sul piano della consapevolezza, a livello di coscienza. Ma quando l’ho conosciuto mi ha dato subito l’impressione di essere avanti agli altri. Ho capito che aveva un’intelligenza straordinaria, un talento indiscutibile. La differenza tra l’uomo e l’artista consiste nella maturità. Quando sei giovane hai un potenziale che poi porti a maturazione. In embrione io vedevo tutte le sue caratteristiche, tutte le sue potenzialità che poi ha dimostrato con i suoi grandi successi.

Battiato l’ha coinvolta come attore in alcuni dei suoi film. Che impressione le ha lasciato il Battiato regista, come si comportava dietro la telecamera?

Franco amava divertirsi. Fare dei film era anche un modo per divertirsi, era un gioco che lo coinvolgeva, anche se poi lo faceva in modo serio e anche molto professionale. Era pieno di energia vulcanica, il suo amore per la vita lo trasmetteva nelle cose che faceva. Faceva tutto con passione. Aveva intenzione di dedicarsi ancora più seriamente al cinema. Non che volesse cambiare mestiere, ma in un certo senso lo voleva quasi sostituire alla musica. Mi ha sorpreso il suo comportamento da regista rodato.

Battiato si è fatto conoscere anche per i contenuti spirituali delle sue canzoni. Forse nessuno come lei, che è stato monaco benedettino, può fare delle osservazioni pertinenti sulla sua ricerca di Dio, che è stata così variegata, tra Gurdjieff, la meditazione, il sufismo, il buddhismo tibetano, ma anche citazioni cristiane. Ne parlavate spesso?

È una domanda difficile, Franco è sempre stato aconfessionale. Non ha mai voluto legarsi ad un credo confessionale, ma è sempre stato curioso e orientato verso l’esplorazione interiore. Era interessato al misticismo. Questo era ciò che lo catturava: l’esperienza dei piani superiori della nostra coscienza. Ha incontrato la filosofia esoterica di Gurdjief, ha frequentato i gruppi di questa scuola. Attraverso di lui si è anche interessato al sufismo. Però ti posso assicurare che negli ultimi anni si è avvicinato al cristianesimo, anche se lo interessava solo la mistica, non l’aspetto istituzionale. Ultimamente era approdato alla mistica del buddhismo tibetano. Non parlavamo spesso di spiritualità, perché sapeva che io ero radicato nelle mie idee, sapeva che ero stato in un monastero benedettino ed avevo toccato certe esperienze, e stava attendo a non urtarmi. Più che altro amavamo questo fluido che circolava tra di noi, l’intesa sui valori. Ci piaceva stare insieme, per quanto riguarda l’aspetto mistico eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. Credo che abbia avuto esperienze di luce interiore, su quelle ci trovavamo d’accordo, poi i dogmi sono una cosa diversa.

Battiato non si dichiarava cattolico, però ha cantato davanti al Papa, le sue canzoni contengono citazioni cristiane, ha persino messo in musica una messa. Come si spiega questo rapporto così ambivalente col cristianesimo?

Franco ha musicato una messa di natura metafisica, non liturgica. Ma amava tantissimo anche il canto gregoriano, già negli anni Settanta inserì in un disco un Agnus Dei che fece cantare a me. Ha musicato anche un Pater noster. L’orizzonte spirituale della Chiesa lo attirava tantissimo, ma non andava d’accordo con certe sue espressioni. Una canzone come Oceano di silenzio descrive molto bene lo stato mistico interiore del totalmente altro, del totalmente oltre.

Lei è una delle pochissime persone che hanno veramente conosciuto Battiato e ha accompagnato il suo intero percorso di vita. Non è mai facile descrivere un amico, ma quali sono stati pregi e difetti dell’uomo Battiato?

È sempre difficile parlare degli amici, perché si conoscono bene. Era uno come tutti noi, un essere che aveva le sue contraddizioni. È stata una persona di una generosità straordinaria. È tanti conoscono questo aspetto della sua generosità. Al di là dell’apparenza austera dovuta alla sua fisionomia, era una persona molto semplice che amava divertirsi con le piccole cose, ed amava scherzare. Ma aveva anche le sue determinazioni, quando decideva una cosa era difficile smuoverlo. E sapeva difendersi da chi lo at-taccava.

di Paolo Trianni