La Francia studia una risoluzione Onu. Non si fermano i raid israeliani e i razzi da Gaza

Israele, tregua
ancora lontana

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19 maggio 2021

In quasi dieci giorni di continui bombardamenti israeliani a Gaza sono stati uccisi 219 palestinesi, di cui 63 bambini, 36 donne e 16 anziani. Lo hanno reso noto oggi le autorità locali. Il numero dei feriti è intanto salito a 1530, mentre resta ancora incerto quello dei dispersi sotto le macerie dei palazzi bombardati. Sul versante israeliano, due lavoratori thailandesi sono morti e altre due persone sono rimaste ferite gravemente in un attacco di razzi e di mortai avvenuto ieri pomeriggio da Gaza. Gli ordigni hanno colpito un capannone e un'abitazione in un villaggio agricolo vicino alla linea di demarcazione tra Israele e la Striscia di Gaza. Ci sono altri feriti, meno gravi. Quando le prime squadre di soccorso sono sopraggiunte — dicono i media — sono state colpite da un ulteriore colpo di mortaio. Sale a dodici il bilancio dei cittadini israeliani morti, mentre i feriti sarebbero più di 250, di cui 23 in serie condizioni.

La tregua è ancora un obiettivo molto lontano. Finora c’è stata solo una breve interruzione dei combattimenti, circa sei ore, nella notte. Ieri la Francia ha proposto al Consiglio di sicurezza dell’Onu l’ipotesi di una risoluzione per chiedere lo stop delle violenze da entrambe le parti. Fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro hanno però fatto sapere che al momento non è stato ancora presentato alcun testo dettagliato. Fonti dell’Eliseo riferiscono che il presidente francese, Emmanuel Macron, «ha partecipato a una riunione trilaterale con il presidente egiziano Al Sisi e il re di Giordania» nella quale è stato deciso di «lanciare un’iniziativa umanitaria per la popolazione civile di Gaza in collegamento con le Nazioni Unite». I tre governi si sono «messi d’accordo su tre semplici elementi: cessazione dei lanci di razzi, cessate il fuoco e risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu».

L’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Josep Borrell, ieri, al termine di una videoconferenza straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Ue, ha dichiarato che per Bruxelles la priorità è «l'immediata cessazione delle violenze e l'attuazione di un cessate il fuoco». Borrell ha sottolineato che «tutti i Paesi membri sono d’accordo, tranne uno». In effetti, l’Ungheria non ha sostenuto la dichiarazione.

Sul piano umanitario, la situazione è sempre più drammatica: i palestinesi nella Striscia mancano di tutto, dal carburante al cibo, all’assistenza medica. Fonti del Cairo riferiscono che il governo egiziano si prepara a inviare nella Striscia di Gaza «un convoglio umanitario composto da più di cento container». Sul versante israeliano, invece, la popolazione delle città che ricevono i missili da Gaza vivono nella paura costante. Alcuni hanno dovuto passare intere giornate nei rifugi antiaerei. Molte abitazioni sono state danneggiate, soprattutto ad Ashdod e Ashkelon. Domenica scorsa un missile ha colpito una Sinagoga a Ashkelon provocando molti danni, ma nessuna vittima.

Una boccata di ossigeno per la popolazione di Gaza è arrivata ieri con la decisione israeliana di aprire per alcune ore il valico commerciale di Kerem Shalom, nel sud della Striscia. Secondo la radio pubblica israeliana Kan, cinque cisterne di combustibile hanno fatto ingresso nel territorio palestinese. Ciascuna di esse conteneva 38 mila litri di combustibile. Ieri la centrale elettrica di Gaza aveva avvertito di essere prossima alla sospensione delle attività appunto per la grave penuria di combustibile. L’Onu ha accolto con favore la decisione israeliana. «L'apertura del valico di Kerem Shalom ha consentito a decine di camion di carburante dell’Unrwa (l’agenzia Onu che assiste i rifugiati palestinesi, ndr) di entrare a Gaza. Purtroppo, altri carichi umanitari essenziali non sono stati in grado di passare. È fondamentale che il valico di Erez sia aperto anche per l’ingresso e l’uscita di personale umanitario» ha detto il portavoce dell’Onu, Stéphane Dujarric. Quindi ha precisato che «le Nazioni Unite sono state informate da Israele che a causa della situazione della sicurezza, i camion aggiuntivi che l’Onu voleva far attraversare non erano autorizzati a passare».