Sconvolta la vita di miliardi di studenti

Covid: colmare
il divario digitale

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19 maggio 2021

La scuola è il luogo dove impariamo a conoscere, a fare, a vivere insieme e dunque dove impariamo ad essere quello che siamo. È un’esperienza che ci accompagna per tutta la vita, un mondo fatto di insegnanti e compagni che ci portiamo dietro per sempre. La pandemia, da un anno a questa parte, ha interrotto questo percorso per milioni di ragazzi.

La chiusura di scuole, università e altre istituzioni educative, così come l’interruzione di molti programmi di alfabetizzazione e apprendimento, ha sconvolto la vita di 1,6 miliardi di studenti in oltre 190 Paesi. E se la possibilità di proseguire gli studi con le lezioni a distanza ha aiutato i giovani nei Paesi più sviluppati, per gli alunni dei Paesi in via di sviluppo dove internet arriva poco e male o è troppo costoso la pandemia ha rappresentato una frattura tra il prima e il durante.

Il 43% degli studenti in tutto il mondo non ha accesso alla tecnologia digitale, una percentuale che nell’Africa subsahariana arriva all’82%, ciò significa che gran parte dell’intera popolazione scolastica mondiale non ha avuto accesso in questi mesi all’apprendimento a distanza. È stata dunque negata loro ogni possibilità di seguire le lezioni con i propri insegnanti. Senza pensare che in queste regioni non andare a scuola vuol dire anche, per molti, perdere l’unico pasto sicuro della giornata. Dunque meno istruzione e più fame.

Questa catastrofe che si è abbattuta sull’insegnamento, così come sulla sanità mondiale, avrà delle ripercussioni enormi che ancora non siamo in grado di comprendere a pieno, ma gli esperti avvertono che la crisi economica avrà riflessi sui mezzi di sussistenza creando sacche di povertà mai viste da decenni. Questo rischia di avere conseguenze drammatiche sulla possibilità per i giovani di proseguire negli studi, vista la diminuita disponibilità economica delle famiglie non più in grado di sostenere l’istruzione dei figli.

La pandemia, secondo quanto avverte l’Unesco, potrebbe dunque minare l’istruzione per i prossimi anni in particolare nelle regioni e nei Paesi più poveri. Molti di questi territori in tutto il mondo sono già fortemente indebitati e ciò riduce la possibilità di finanziare gli investimenti tanto necessari all’istruzione. Quella che abbiamo davanti potrebbe dunque essere la peggiore interruzione delle opportunità educative da moltissimi anni a questa parte. Ma come da più parti ci viene spiegato la crisi che il mondo sta attraversando porta con sé anche delle importanti opportunità. La pandemia, infatti, ci ha permesso di prendere coscienza in pochissimo tempo di due aspetti essenziali: dell’importanza della digitalizzazione globale e dell’enorme ruolo sociale degli insegnanti. La grande utilità delle lezioni a distanza, in tempo di distanziamento sociale e di chiusura delle scuole, ha trasformato la connessione ad internet in un diritto fondamentale come quello all’istruzione, un’idea impensabile solo fino a 10 anni fa.

Allo stesso modo questo anno di pandemia ci ha insegnato a riconoscere l’importanza di alcune categorie di lavoratori non sempre giustamente valorizzate. Così come per i lavoratori della sanità, divenuti eroi del nostro tempo, anche gli insegnanti si sono rivelati indispensabili. I membri della Commissione internazionale sul futuro dell’istruzione dell’Unesco hanno sottolineato come in questo anno di pandemia gli insegnanti abbiano fatto molto più del loro dovere, adattandosi ad una situazione completamente nuova, rispondendo ai bisogni dei loro studenti, sviluppando sforzi supplementari.

E il lavoro in prima linea degli insegnanti diverrà ancora più importante alla riapertura delle scuole per recuperare il tempo perduto ed elaborare modelli educativi appropriati. Dunque, secondo l’Unesco, il settore dell’istruzione, spesso criticato per il suo conservatorismo, si è dimostrato invece uno dei più adattabili tra tutte le istituzioni sociali. Si tratta di una lezione importante che deve portare un riconoscimento e una valorizzazione maggiore del corpo insegnante.

È indispensabile dunque che l’istruzione venga posta al centro del mondo post-covid e per raggiungere questo obiettivo servirà lo sforzo comune e la solidarietà tra Stati, partendo dal principio cardine che la conoscenza è un bene comune mondiale. E qualcosa in questo senso si sta già muovendo. È da apprezzare e sostenere, ad esempio, l’iniziativa che vede impegnati Unesco, Unicef, Banca mondiale e Coalizione mondiale per l’istruzione per colmare il divario digitale e promuovere una rapida trasformazione dei sistemi educativi dei Paesi dell’E9 (Bangladesh, Brasile, Cina, Egitto, India, Indonesia, Messico, Nigeria e Pakistan), che ospitano più della metà della popolazione mondiale e alcuni dei più grandi sistemi di istruzione del mondo. Così come il progetto Learning Coin che vuole favorire l’apprendimento nei bambini svantaggiati della Thailandia.

di Anna Lisa Antonucci