Oltre duecento morti nella Striscia. Israele: operazioni in risposta al lancio dei razzi palestinesi

Gaza: non si fermano i raid
Grave emergenza umanitaria

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17 maggio 2021

La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza peggiora di ora in ora. Nel momento in cui scriviamo sono segnalati nuovi raid israeliani sul territorio palestinese. Secondo Al Jazeera, nella notte c’è stata a malapena «un’ora di pace», nella quale i droni israeliani «volavano sopra la testa, controllando i cieli». Tra gli obiettivi colpiti, dice la stessa fonte, diverse basi militari e della sicurezza nel territorio palestinese, ma anche alcune aree deserte a est di Gaza City.

Il nuovo bilancio delle vittime parla di 218 morti palestinesi, 197 dei quali nella Striscia, mentre il resto negli scontri in Cisgiordania. Almeno 58 minori palestinesi sono morti durante i bombardamenti. Migliaia i feriti e i dispersi tra le macerie dei palazzi colpiti. Israele invece conta almeno 10 morti a causa dei razzi lanciati da Hamas e altri gruppi nella Striscia — oltre tremila, la metà dei quali intercettati dal sistema Iron Dome.

La Striscia di Gaza è stata ripetutamente colpita da Nord a Sud — l’esercito israeliano dice di aver distrutto 1180 obiettivi. È piena emergenza umanitaria. Fonti locali riferiscono che la chiusura del valico commerciale di Kerem Shalom ha provocato una penuria immediata di combustibile e delle bombole di gas. Il ministero della sanità locale ha avvertito che la mancanza di combustibile per i generatori elettrici mette a rischio gli ospedali. Anche la rete elettrica ha infatti subito gravi danni nei bombardamenti, così come la rete fognaria. Molte strade sono coperte da detriti ed invasi da liquami. Nei rubinetti scarseggia l’acqua potabile. La situazione più drammatica riguarda quanti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case sotto i bombardamenti israeliani, cioè almeno 10000 persone che sono state accolte finora in rifugi di emergenza gestiti dalle ong locali.

L’organizzazione internazionale Medici senza Frontiere ha riferito ieri che una sua struttura ospedaliera a Gaza è stata colpita e danneggiata dai bombardamenti israeliani. In un comunicato l’ong afferma che «la stanza dedicata alla sterilizzazione è ora inutilizzabile, mentre l’area di aspetto è stata completamente danneggiata». Numerosi i feriti ancora all’interno della struttura. «La situazione è terrificante. Gli attacchi aerei, ancora in corso, hanno causato molte distruzioni intorno alla clinica e all’ufficio dell’organizzazione» ha dichiarato Ayman Djaroucha, coordinatore di Medici senza Frontiere a Gaza. «I danni arrecati alla clinica dimostrano come nessun posto sia sicuro a Gaza. Di fronte al crescente numero di feriti e sfollati, ulteriori aiuti umanitari e rifornimenti non possono tardare ad entrare a Gaza» si legge ancora nel comunicato della ong.

La situazione è drammatica anche in Cisgiordania, dove sono scoppiate rivolte e scontri. «Ad Haifa, Nazareth, Ramle, Lod, Cana, Ashkelon, Tel Aviv in Israele e a Nablus, Bethlemme, Jenin, Betania, Hebron in Palestina è in corso una vera guerriglia, un inferno» riferisce in alcune testimonianze pubblicate su internet Ibrahim Faltas, francescano, Discreto della Custodia di Terra Santa. «Auto bruciate, linciaggi, incendi alle abitazioni, alle sinagoghe, ai luoghi di culto e il lancio di sassi sulle auto di passaggio hanno causato molti morti e feriti gravi. È una vera guerra tra coloni ebrei e arabi israeliani». Quella in corso «non è solo una guerra tra Israele e Hamas. Qui siamo di fronte a una popolazione inferocita, da entrambi le parti, che sta cercando di farsi giustizia da soli, e dove non c’è nessun interlocutore» afferma Faltas.