RISUS PASCHALIS - VERSO LA PENTECOSTE CON LA GIOIA DELLA RESURREZIONE

In cammino verso la gioia

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
03 maggio 2021

Quando mi viene chiesto qual è il mio passaggio preferito nella Regola di San Benedetto, rispondo: «Col progredire nella vita monastica e nella fede, il cuore si dilata e si corre nella via dei comandamenti di Dio con una dolcezza d’amore inesprimibile» ( R B Prol 49). Il voto della stabilità, che i monaci promettono sin dall’antichità, non significa arrestarsi interiormente: una tale promessa può, al contrario, favorire una dinamica che porta una gioia incantabile.

Certo, questo processo di cui parla Benedetto non è facile da raggiungere. Ci vuole durezza, fatica, disciplina. La via verso Dio «non può essere che stretta» (RB Prol 48). Si deve lasciare indietro ciò che non è adatto per il Regno di Dio. Questo non è sempre facile, perché richiede l’abbandono delle false ambizioni, dei singoli interessi e della presunzione di ricevere l’amore come una sorta di ricompensa per i propri meriti. Benedetto parla del monastero come scuola e officina, dove si impara e si cresce attraverso gli strumenti spirituali.

Il monachesimo è riuscito ad evolversi solo quando è andato oltre le lamentele dell’epoca e ha accettato le sfide del tempo per lasciarsi trasformare dalla grazia divina. A livello individuale significa che la tentazione non è necessariamente un segno di mancanza di fede, ma può diventare un’occasione per non perdersi e per dedicarsi nuovamente a Dio.

La Quaresima non è dunque limitata ad un certo periodo prima della Pasqua, ma rivela un atteggiamento significativo anche per il tempo pasquale. Quanto bisogno avremmo di questa comprensione nei nostri giorni, che sembrano una quaresima prolungata! E a questo punto Benedetto ci stupisce, perché nel contesto dei sacrifici supplementari riesce a parlare della gioia in Quaresima: «Ciascuno di propria iniziativa offre a Dio nella gioia dello Spirito Santo qualcosa in più» (RB 49, 6).

L’ascesi è concepita in questo senso come un allenamento per diventare un atleta di Cristo. Così, nella pratica religiosa, ci si appropria di un nuovo stile di vita. Rimangono sempre momenti di sforzo e dolore, ma si può essere pervasi da una grande coerenza e da uno spirito sereno che comportano il dono della pace. «Ciò che prima osservava non senza una certa paura, comincerà ora a compierlo senza alcuna fatica ma quasi naturalmente, come per abitudine» (RB 7, 68). In un tale processo, il cuore si dilata sempre di più e tutta l’esistenza, passo dopo passo, iniziando in questa vita e perdurando nell’eternità, raggiunge la gioia inesprimibile dello Spirito Santo.

di Bernhard A. Eckerstorfer, osb
Rettore del Pontificio Ateneo Sant‘Anselmo a Roma