Papa Francesco avvia la «maratona» orante

Elisabetta e la coroncina

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03 maggio 2021

Elisabetta ha 2 anni e già ha capito l’essenza popolare del rosario che, in fondo, è il dialogo, semplice semplice, con una mamma. Sarà anche per questo che Elisabetta non ha nessuna intenzione di scendere dalle braccia della sua mamma quando con tutta la famiglia — il papà e i nonni — si avvicina al microfono per guidare le Ave Maria del primo mistero del rosario guidato da Papa Francesco nel pomeriggio di sabato 1° maggio, nella Cappella Gregoriana in San Pietro, per la fine della pandemia.

Una famiglia che stasera ha una preghiera in più: Elisabetta presto avrà una sorellina o un fratellino. E intanto la piccola prende confidenza con la coroncina del rosario oltre che con il pass che ha al collo la mamma. In realtà prende confidenza anche con il microfono, ma è proprio la spontaneità di famiglia a rendere questa preghiera davvero popolare e diretta. No, la tenerissima voce di Elisabetta non disturba. Anzi...

A questa famiglia si alternano al microfono per la recita delle Ave Maria altre famiglie di parrocchie romane — con altri bambini a far da “portavoce” — e alcuni giovani di diversi movimenti ecclesiali. In semplicità. Non sono attori, è gente che al rosario dà del “tu” quotidianamente.

L’incontro di preghiera nella basilica Vaticana inizia con una simbolica processione del Papa insieme ad alcuni giovani, “armati” di candele. Dall’altare della Confessione alla Cappella Gregoriana.

Giunto davanti all’immagine della Madonna del Soccorso — un’icona venerata fin dal vii secolo che era già nella precedente basilica costantiniana — Francesco presenta un omaggio floreale. A deporlo sopra l’altare di San Leone l’arcivescovo Rino Fischella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che cura l’organizzazione dell’iniziativa.

In questa Cappella Gregoriana sono conservate anche le reliquie di san Gregorio di Nazianzo. E nel 2013, durante l’Anno della fede, l’icona è stata sottoposta a un restauro, il primo eseguito nel pontificato di Papa Bergoglio, da poco eletto. Per questo lì sono state incise le parole Succurre Nos e Franciscus pp. a. i ., affidando così il Pontefice alla Vergine del Soccorso.

Quindi, dopo che Francesco pronuncia la preghiera (pubblicata integralmente in questa pagina), viene recitato il rosario. Che il Pontefice conclude con una seconda preghiera (anch’essa pubblicata integralmente in questa pagina). Infine, il Papa benedice le corone del rosario che saranno ora inviate ai trenta santuari.

Tra i presenti, i cardinali Giovanni Battista Re, decano del collegio cardinalizio, Francesco Montenegro e Mauro Gambetti, arciprete della basilica.

È proprio per vivo desiderio del Pontefice che nel mese di maggio si svolge questa “maratona” di preghiera per la fine della pandemia. Il 31 maggio lo stesso Francesco la concluderà in un luogo significativo nei Giardini vaticani.

L’iniziativa si realizza alla luce dell’espressione biblica: «Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio» (Atti degli apostoli 12, 5).

Il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione ha esteso l’invito diretto a trenta santuari, in tutto il mondo, così da coinvolgere il maggior numero possibile di persone. Ogni santuario prega nel modo e nella lingua della propria tradizione spirituale. E ogni giornata del mese è dedicata a un’intenzione di preghiera per le varie “categorie” di persone maggiormente colpite dal dramma della pandemia: per coloro che non hanno potuto salutare i propri cari, per il personale sanitario, per i poveri, i senza tetto e le persone in difficoltà economica oltre che per tutti i defunti.

La preghiera dei santuari viene trasmessa ogni giorno, alle 18, attraverso i mezzi di comunicazione. È stato anche realizzato un sussidio liturgico per fornire alcune indicazioni utili: può essere scaricato sul sito del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione.