Il volto nuovo delle vocazioni

Contagio di fede
dall’Africa all’Asia

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27 aprile 2021

Nel pieno della crisi pandemica, in molte Chiese di Asia, Africa, America Latina e Oceania si registra un boom di vocazioni al sacerdozio e di giovani che chiedono di entrare nei seminari. Il Venezuela si ritrova con 804 seminaristi, tra giovani che sono nella fase propedeutica o studiano filosofia e teologia, nei ventuno seminari esistenti nel Paese. Dall’altra parte del mondo, in Papua Nuova Guinea e nell’arcipelago delle Salomone, sono 286 i ragazzi che dalle sperdute isole del Pacifico affrontano lunghi viaggi in barche di fortuna per chiedere di iniziare l’iter di formazione verso il sacerdozio. Il Bangladesh, nazione a larga maggioranza musulmana dove i cattolici toccano quota 500.000 anime su oltre 165 milioni di abitanti, quello dello scoppio della pandemia (il 2020) è stato un anno-record per le ordinazioni presbiterali: ben ventisei.

La fioritura di vocazioni sacerdotali in Africa è, poi, un dato costante che si registra negli ultimi anni, tanto che, a livello globale, si è notata la “circolarità missionaria” che vede oggi il dono di preti africani sostenere e rinvigorire le Chiese europee, superando definitivamente la distinzione geografica tra “Chiese che inviano” e “Chiese che ricevono”. Tra i numerosi esempi, la Chiesa cattolica in Tanzania: data la saturazione dei cinque seminari maggiori esistenti nel Paese, ha inaugurato nel dicembre scorso un nuovo seminario maggiore, il Nazareth Major Seminary di Kahama, che conta già 106 studenti iscritti al primo anno e che si prevede in tre anni arrivi a 480 seminaristi. «Voi africani siete oramai i missionari di voi stessi. La Chiesa di Cristo è davvero piantata in questa terra benedetta», disse Paolo vi durante la messa conclusiva del Symposium dei vescovi dell’Africa, il 31 luglio 1969 a Kampala, in Uganda. A più di cinquant’anni da quella dichiarazione di Papa Montini, la fioritura vocazionale della Chiesa africana, a livello continentale e nel contesto della Chiesa universale, è da anni una certezza, anche se accompagnata da un dibattito sulle motivazioni alla base dell’aumento di vocazioni che, oltre al puro dato di fede, toccano ambiti di carattere sociale e antropologico.

«I giovani africani che desiderano diventare preti cattolici provengono da Chiese dove la testimonianza evangelica di tanti consacrati incoraggia a compiere scelte di vita radicali», ha spiegato all’agenzia Fides padre Elias Essognimam Sindjalim, sacerdote togolese, segretario generale della formazione dei missionari comboniani: «Credo che il vero humus per le vocazioni sia la vivacità e la vitalità delle Chiese locali africane che accompagnano i giovani in un percorso di crescita della loro fede. Anche se la spinta di fuggire dalla povertà può esserci in alcuni candidati, essa è purificata nel lungo percorso formativo che è previsto fino all’ordinazione presbiterale. Dove c’è vita di fede — rileva — lo Spirito è all’opera, e solo un giovane che è immerso in questa vita di fede può ascoltare la voce di Dio che lo chiama a mettersi in cammino vocazionale. Inoltre tanti giovani dicono “voglio essere missionario come...”, e citano un confratello o un prete locale. La testimonianza del Vangelo è contagiosa e porta frutto». Infine, conclude padre Elias, non si può dimenticare «l’impatto sociale delle opere caritative. In tanti Paesi africani il ministero sociale della Chiesa nelle scuole, negli ospedali, nei centri di promozione umana, di giustizia, pace e integrità del creato, salva ogni giorno, in modo concreto, la vita di tante persone». Questo, con l’azione della grazia di Dio, genera nei cuori un moto di gratitudine e di emulazione in tanti giovani che ritrovano dentro di loro il germe di una vocazione al dono completo di sé a Dio e al prossimo.

Concorda sulla dinamica dell’“attrazione”, essenziale nel comunicare la fede cristiana, l’indiano padre Pushpa Anbu Augustine, segretario generale della formazione della Società del Verbo Divino. I missionari verbiti sono radicati nel continente asiatico, dove, nel complesso, registrano 681 studenti e 283 novizi nell’iter di formazione al sacerdozio, in una ventina di nazioni dell’Asia-Pacifico. «Anche in questo tempo di pandemia, missionari e sacerdoti sono nelle periferie al servizio degli ultimi, degli emarginati, e attraverso il loro impegno mettono gli ultimi al primo posto, in nome di Cristo e del suo Vangelo. Quando i giovani vedono questi missionari, rimangono attratti da loro e provano il desiderio di unirsi a essi», nota padre Augustine.

Nel contesto dell’Asia, inoltre, è importante un altro fattore: «Le famiglie sono molto unite. Una parte importante della formazione alla fede avviene già nelle famiglie, dove i genitori considerano i figli un dono di Dio. Le famiglie educano i bambini al senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Così imparano a scegliere liberamente la strada della propria vita, sostenuti e incoraggiati dalle famiglie di origine. Nel contesto di una cultura consumista e utilitarista, resta viva una dimensione spirituale in Asia e la vita religiosa attrae ancora i giovani», conferma il religioso verbita.

di Paolo Affatato