All’udienza generale

La preghiera
sulle labbra dei semplici

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
21 aprile 2021

Dal pericolo del dolore che quando «rimane coperto, chiuso dentro» e «non può esprimersi o sfogarsi» finisce con l’«avvelenare l’anima» — anzi «è mortale» — ha messo in guardia Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 21 aprile. Proseguendo, nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico vaticano — senza la presenza di fedeli a causa della pandemia — le catechesi sulla preghiera, il Pontefice ha approfondito il tema dell’orazione vocale, prendendo spunto dal salmo 130 (129), 1-5. «La prima preghiera umana è sempre una recita vocale. Per prime si muovono sempre le labbra», ha premesso. Certo, ha chiarito, «tutti sappiamo che pregare non significa ripetere parole»; eppure «la preghiera vocale è la più sicura ed è sempre possibile», come ha insegnato Gesù ai discepoli con il Padre nostro, che è proprio un’orazione vocale. Essa, infatti, ha spiegato il vescovo di Roma, «è come un’àncora: aggrapparsi alla corda per restare lì, fedeli, accada quel che accada». Come faceva la giaculatoria — «Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di noi, peccatori!» — del pellegrino russo di una nota opera di spiritualità, di cui il Papa ha consigliato la lettura. Con un’ulteriore raccomandazione: quella di non cadere «nella superbia di disprezzare la preghiera vocale», visto che «è la preghiera dei semplici, che ci ha insegnato Gesù».

L'udienza generale