Il presidente Mattarella per i 100 anni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Ciascuno di noi
dipende dagli altri

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13 aprile 2021

«Il contributo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore si è espresso e continua a esprimersi con specifici caratteri e valori» che sono legati «alla vita della nostra comunità nazionale». In questo particolare momento, «si avverte questo senso di comunità che il nostro Paese ha visto ribadito nella sua fondamentale importanza con forza durante la pandemia che ci ha ricordato come ciascuno di noi dipenda da tutti gli altri»: è quanto ha affermato il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, intervenuto questa mattina, in collegamento dal Quirinale, all’inaugurazione dell’anno accademico nel centenario dell’ateneo fondato da padre Gemelli.

L’intervento di Mattarella è stato preceduto da quelli del presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo e arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e del rettore Franco Anelli. Quest’ultimo ha ricordato le criticità di questo particolare momento storico. «Siamo in un’aula deserta costretti a proteggerci, ma non abbiamo ragione di sentirci soli, perché questi spazi sono colmi della partecipazione e dell’affetto di tutti coloro che ci seguono a distanza e del lascito intellettuale e morale di tutti coloro che hanno reso vivo questo luogo nel corso della storia. Dai nostri predecessori, che hanno costruito, pietra su pietra, pensiero su pensiero, il grande edificio fisico e spirituale dell’Università Cattolica — ha detto — abbiamo tratto l’esempio, la forza d’animo e le conoscenze per affrontare il risvegliarsi di una paura antica, quella della pestilenza, che non è solo minaccia per la salute individuale, ma acido che corrode le strutture della comunità, perché rende l’incontro tra le persone un pericolo». Rivolgendosi alle nuove generazioni, Anelli ha spiegato che «le università esistono per dare un futuro ai giovani attraverso la conoscenza e così assicurare la continuità di una civiltà. E sono nate dalle crisi, per questo non dobbiamo temere della loro capacità di superarle. I nostri 45.000 studenti rigenerano costantemente la radice stessa questo Ateneo». E riferendosi agli oltre 300.000 laureati e diplomati dalla fondazione, il rettore ha ricordato che «sono loro i testimoni che portano nella società, nel lavoro, nelle loro famiglie i fondamenti intellettuali e morali che hanno appreso negli anni di studio. Il valore sociale di un’università si misura dalla qualità delle persone che ha educato. E sono tanti gli Alumni dai quali questo Ateneo è onorato di farsi rappresentare nella società».

Anche l’arcivescovo Delpini ha sottolineato che questo centenario «suggerisce che il Toniolo deve svolgere la sua funzione non tanto con un ruolo di vigilanza, ma con un ruolo di incoraggiamento e di coscienza critica. È importante — ha proseguito — che l’Università Cattolica sia “gradita”. L’espressione molto generica allude a tutto quanto la può rendere attrattiva per docenti e studenti. Per essere gradita l’Università deve offrire la qualità desiderabile di produzione scientifica e di abilitazione di competenze per favorire la collocazione occupazionale dei suoi laureati». Il presule, nell’omelia della messa celebrata poco prima della cerimonia d’’inaugurazione, ha ricordato che «coloro che in Università Cattolica assumono incarichi di responsabilità sono chiamati non soltanto a essere i docenti o gli amministratori migliori possibili, onesti, efficienti, competenti, ma anche a svolgere il loro compito in modo che sia seminata la speranza. Questo anno centenario, in questo contesto così strano e complicato — ha concluso — non si viva con la solennità della celebrazione soddisfatta dei risultati conseguiti, ma piuttosto come l’umile, operosa, fiduciosa accoglienza della parola che chiama a conversione».

di Francesco Ricupero