Un viaggio nella religiosità dei giovani raccontato dai giovani: Chi è Dio?

Scavare per respirare

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
12 aprile 2021

Poi, improvvisamente, il silenzio. Durante la presentazione del suo libro Non è quel che credi (Edb, 2019), don Francesco Cosentino racconta della domanda che pone spesso ai suoi ragazzi: «Chi è Dio per te?». Una domanda precisa, intima, accecante. A metà fra l’intelletto e il cuore, le certezze e i dubbi, la ragione e la fede. Data la mia giovane età, non posso non sentirmi coinvolto. Mentre don Francesco riprende a parlare, la mente s’interroga. Le mie diventano ben presto immagini, divagazioni. Fra le tante, un pensiero va ai ragazzi che frequento. Come risponderebbero?

La domanda centrale di questo articolo nasce proprio dalla necessità di comprendere il pensiero che i giovani hanno su Dio. Forse, una ricerca del genere può aiutare a conoscere la propria risposta. È una forma di reciprocità. Viaggiare nell’intimità dell’altro per allargare le prospettive su Dio. Scavare per respirare.

Per iniziare mi è bastato bussare alla camera di mia sorella, Virginia. Fingendo l’esperienza di un acuto teologo, le pongo l’attesissima domanda. «Non so chi sia Dio. Non me lo sono mai chiesta. Che c’è, ne sono sicura. Ma non so dove vederlo. Vorrei incontrarlo negli occhi di una persona. Dio, secondo me, non è in cose straordinarie. È vicino alle piccole cose. Anche in quelle quotidiane, avvenute accidentalmente o reputate insignificanti. Ecco, Dio per me è la casualità che permette di migliorare la vita».

Proseguo la mia indagine chiacchierando con Francesco, un amico. «La persona che mi ha fatto vedere Dio in modo diverso da come l’ho sempre visto è Kanye West, il mio cantante preferito. Egli afferma che “Dio è colui che cammina davanti a me, lasciando delle impronte al cui interno io possa camminare”. Dio è un modo per non sentirsi soli. L’idea di avere costantemente accanto qualcuno, anche nei momenti più complicati, mi dà gioia. Personalmente, ho concepito l’idea di un qualcos’altro quando ho compreso che tutto ciò di cui andavo in cerca era dentro di me. Dio non è fuori di noi. Non può essere intercettato con i cinque sensi. Se lo cerco all’esterno, Dio non esiste. Piuttosto, Dio è un altro me dentro di me. Io sono Dio. Tu sei Dio. Esiste un Dio per ognuno di noi. Meditazione, sofferenza, crescita consapevole, conoscenza del prossimo: sono tutti strumenti per arrivare a Dio. Secondo questa logica, non può esistere l’egoismo. Perché io sono te e tu sei me. Nessuno esiste indipendentemente dall’altro. Certo, l’altro può contribuire anche in negativo. Ma non contribuirà mai soltanto negativamente. Un ostacolo è anche e soprattutto una via. Una strada verso la riflessione, l’azione e il cambiamento. Pensare a tutto ciò mi dà modo di trasformare la pace in felicità ogni volta che voglio».

Dunque, dove cercare Dio? Fuori o dentro di sé? Leonardo, mio cugino, non ha dubbi. «Dio per me è un amico. E, in quanto tale, è una certezza. Un’identità con cui parlare, senza vergogna o timore. Come ogni buon amico, sono sicuro che mi ascolti. Mi dà anche dei consigli che si manifestano, implicitamente, nei miei comportamenti. Mi aiuta a migliorare. Anche se non lo posso vedere, so che c’è. Lo avverto, a volte, dentro di me. È una spia che mi segnala quando e dove sbaglio. E come rimediare. Ecco perché è anche concreto: è in noi ogni volta che seguiamo un suo consiglio. Dio può rivelarsi anche attraverso coloro che consideriamo nemici. Se non entriamo in contatto con il male, le delusioni e la sofferenza, non riusciremo mai a identificare il bene. Senza un nemico, non posso riconoscere un amico. A ogni modo, per incontrare Dio non si può stare fermi. A tal proposito, mi viene in mente il dipinto della Creazione di Adamo di Michelangelo: Dio tende la mano e l’uomo, riconoscendolo, cerca di afferrarla. Se non c’è reciprocità, non può esserci l’incontro con Dio. Io ultimamente cerco di muovermi verso Dio attraverso il volontariato alla Caritas e il corso della cresima. Ho iniziato a capire quanto sia importante riuscire a perdonare. Ho imparato a vedere la realtà con una lente che rende la realtà non più grande, ma diversa. Dio ti fa stare bene».

La mia amica Rachele ha una visione meno confidenziale, ma altrettanto affascinante. «Dio per me è il filo rosso che muove ogni cosa. Ma non è un Dio buono, onnipotente, giudicante, come lo rappresenta la concezione cristiana. Non si può umanizzare Dio. Piuttosto, è un Dio che vive. È pulsante. Come un polmone che respira. Dio è un’energia che permette a ogni forma d’interagire. E la sua essenza si nasconde nella forte interconnessione che c’è fra tutte le cose: la natura, il rapporto fra gli uomini, l’allineamento dei pianeti. Riconoscere, studiare e rispettare la natura, come cerco di fare da diversi anni, significa anche conoscere e proteggere la mia concezione di Dio. Non so, credo sia una risposta un po’ spaventosa, ma allo stesso tempo molto romantica».

Infine, c’è chi, per rispondere a una domanda così intima, non esita a fare un viaggio nel passato. «Non ho un’immagine precisa di Dio – ammette Federico –, però ho una serie di pensieri che si sono sviluppati da quando ho ritrovato la fede. Guardando adesso i primi anni adolescenziali, ho capito come Dio è stato dietro alla forza che ho avuto nell’affrontare i momenti più tristi della mia vita. Un insuccesso è il seme per il miglior successo. Credo sia questo il miglior modo che Dio ha per manifestarsi. Insomma, Dio, per me, è una lezione. Una figura paterna che premia o punisce, ma che perdona sempre. Per capire tutto ciò, credo sia necessario essere contemporaneamente normali e straordinari nelle proprie azioni. Agire, sbagliare, comprendere, impegnarsi, rimediare, migliorare. Ma non incolpare nessuno, neanche sé stessi, per i propri insuccessi. Ecco la via verso la saggezza. Verso Dio».

di Guglielmo Gallone