La nuova dimensione del mondo delle missioni

Realtà ecclesiale viva
e in continuo fermento

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07 aprile 2021

Se, cinquecento anni fa, ai primi evangelizzatori giunti nel Paese avessero predetto che, in un lontano futuro, la Chiesa filippina si sarebbe trasformata in uno dei principali motori missionari del mondo, forse avrebbero sgranato gli occhi in segno d’incredulità. Eppure, in cinque secoli, l’annuncio del Vangelo ha talmente fruttificato che ora l’80 per cento dei cento milioni di abitanti si dichiara cattolico mentre numerosi sacerdoti filippini vengono inviati come missionari a sostenere le comunità ecclesiali di nazioni colpite da secolarismo e crisi vocazionale. Ora anche l’evangelizzazione interna — complicata dalla conformazione del territorio che conta più di settemila isole e un’enorme lunghezza delle coste — viene svolta dal clero locale.

Ma la presenza missionaria straniera, diminuita rispetto al passato, non è sparita. Ha trovato una nuova dimensione. «È la dimensione del sostegno alla Chiesa filippina — spiega padre Emanuele Borelli, missionario saveriano a Manila — lì dove, per varie ragioni, non riesce ad essere presente o ha delle difficoltà causate da situazioni complicate e particolari». C’è, poi, la forza dell’esempio. Con la loro partecipazione attiva alla vita ecclesiale, i missionari provenienti da altre nazioni mostrano con chiarezza l’opportunità di uscire dai propri, ristretti, confini per portare la parola di Dio. «Stimoliamo i credenti a diventare più missionari, abbandonando la tentazione di una Chiesa autoreferenziale. E, devo dire, che questo zelo sta crescendo molto». I risultati di un impegno così profondo e costante si possono leggere nelle molteplici sfaccettature delle emigrazioni. I milioni di filippini che hanno lasciato il Paese in cerca di migliori condizioni economiche e di vita sono, in maggioranza, fedeli che testimoniano e annunciano Cristo all’interno della nuova realtà sociale della quale diventano parte essenziale.

Padre Luigi De Giambattista, missionario guanelliano da più di vent’anni a Manila, conosce bene questo fenomeno a tal punto da affermare che «sono loro che contribuiscono a rendere vive molte realtà ecclesiali del mondo. Sono, come ha detto recentemente Papa Francesco, dei veri e propri contrabbandieri della fede». In Europa, negli Stati Uniti, in Canada, in Corea del Sud, in Giappone, solo per fare alcuni esempi, si può trovare un pezzo di Chiesa filippina: sacerdoti, suore e laici, impegnati a collaborare senza risparmio. «Ho incontrato due preti filippini — dice Luigi Di Giambattista — perfino nelle sperdute isole Salomone. È stata una scoperta stupenda. Ed è bello pensare che questa ricchezza non è solo composta da Fidei donum ma anche da sacerdoti che sono cresciuti alla scuola di numerose congregazioni religiose missionarie, alcune delle quali nate qui per i bisogni specifici della popolazione».

Ad indicare una sfida futura per la Chiesa locale è, invece, un laico filippino, Leandro Tesorero, membro attivo della realtà ecclesiale: «Bisogna continuare ad evangelizzare il Paese. Nelle Filippine si dice che molti hanno ricevuto i sacramenti ma pochi sono stati evangelizzati: non tutti sono praticanti. E questo si può fare solo con una costante catechesi missionaria». Il lavoro per raggiungere l’obiettivo è soprattutto sostenuto dai laici, essendo, numericamente, prevalenti: «Sono i laici ad essere catechisti, animatori e volontari nelle parrocchie. Sono loro ad essere ministri straordinari dell’Eucaristia. Se nel nostro Paese il numero dei fedeli cresce, il merito è anche della “missione” che compiono i laici». La vocazione della Chiesa nelle Filippine alla missionarietà è vista da Tesorero come un progetto divino: «Tutti i nostri santi canonizzati sono laici e missionari martirizzati fuori dalla nazione. Sono convinto che questo sia davvero il piano di Dio per le Filippine».

di Federico Piana