PER LA CURA DELLA CASA COMUNE
La speciale Via Crucis ideata dal Movimento cattolico mondiale per il clima

Dalle sofferenze patite
e inferte a una nuova alleanza con la natura

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03 aprile 2021

Il periodo di lockdown ha provocato in molti una sensazione di solitudine, di abbandono e di allontanamento dal gruppo di riferimento. La presenza dell’altro è stata troppo spesso mediata da uno schermo. Proprio durante i mesi più duri del 2020 è nata così, dalla base del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima (Gccm), l’idea di elaborare una Via Crucis che potesse collegare le quattordici stazioni della pratica liturgica con l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. L’intuizione centrale era ripercorrere il cammino di Cristo verso la sua morte in Croce e poi la Risurrezione per restituire uno spiraglio di speranza nel futuro. È nata così la «Via Crucis Laudato si’».

La Via Crucis alla luce della «Laudato si’»


Il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima ha riletto la pratica liturgica della Via Crucis alla luce della Laudato si’ già durante la Quaresima 2020. L’opera è nata spontaneamente dal basso, dal bisogno collettivo di pregare e di affidarsi al Signore per avere la speranza di superare la situazione critica che il virus ha creato a livello planetario già dal marzo dello scorso anno. «C'è stato grande coinvolgimento sia a livello di scrittura delle meditazioni sia di fruizione — testimonia Antonio Caschetto, coordinatore dei Circoli Laudato si’ in Italia — e il frutto di questo impegno è stato il gran numero di persone che hanno partecipato in diretta, attraverso la rete, alla pratica liturgica della Via Crucis. È l'inizio di un cammino comune che tutt'oggi prosegue, un cammino nato sul solco di quello di Cristo, che con la Croce sulle spalle ci ha donato la salvezza».

Le meditazioni della Via Crucis ispirate alla Laudato si’ hanno preso forma grazie alla collaborazione tra numerosi team. Fondamentale è stata la sinergia tra il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima italiano e quello africano, supportata dal gruppo che cura la comunicazione per il Movimento e da molti animatori e rappresentanti dei vari circoli italiani.

Le meditazioni legate alle singole stazioni sono state collegate con i temi della Laudato si’ e con il vissuto del momento particolare della pandemia che ha portato a riflettere sulla fragilità e sulle sofferenze dell’intero pianeta. Le lacrime asciugate dalla Veronica, ad esempio, sono state accostate a quelle del popolo siriano, alle lacrime dei poveri. La morte di Cristo in Croce ha portato a riflettere anche sulle tante morti provocate dal coronavirus che ha messo in ginocchio il mondo.

Antonio Caschetto lavora da Assisi alla formazione di Animatori Laudato si’ e, oltre ad essere Coordinatore dei programmi italiani del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, fa parte di un team internazionale di “Eco spiritualità”. Grazie all’esperienza maturata in questo ambito ha potuto contribuire a coordinare la stesura delle meditazioni della Via Crucis. Lo scopo dell’iniziativa si armonizza bene con uno degli inviti principali del Papa nella Laudato si’: «Prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare» (19). Dunque proprio la scelta di «trasformare in dolorosa coscienza anche il nostro peccato nei confronti del Pianeta — testimonia Caschetto — ci spinge maggiormente ad ascoltare il grido della terra e dei poveri».

La relazione uomo-creato durante la pandemia


La lettura della Laudato si’ nel tempo della pandemia ha restituito prospettive inedite che rivelano ancora una volta l’attualità e l’emergenza dei temi proposti dall'enciclica. La stigmatizzazione, nella Via Crucis curata dal Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, di pratiche economiche e sociali inique e il richiamare l’attenzione verso i poveri e le diverse fragilità che caratterizzano l’essere umano sono tutti aspetti che possono aiutare a riattivare la consapevolezza, nella speranza che si possa comprendere quanto anche un piccolo gesto individuale può portare ad un cambiamento a livello planetario.

La meditazione dell’ultima stazione si focalizza, in particolare, sulla relazione dell’uomo con il creato, percezione che è mutata in maniera significativa a seguito del periodo di confinamento tra le mura domestiche. Dalla sofferenza emerge pure un chiaro segnale di speranza: «Questa epidemia è un vero e proprio macigno. Ne dobbiamo prendere atto e allo stesso tempo — si legge nella meditazione — dobbiamo trarre forza da questo momento di difficoltà, affinché anche per noi questo epilogo sia in realtà un nuovo inizio». L’anno difficile appena trascorso da tutti può trasformarsi in un prezioso insegnamento anche a livello di consapevolezza ambientale, una sfida che può fare evolvere e maturare il genere umano anche rispetto alla cura della casa comune. È necessario tornare a guardare la natura come un’alleata e non come una minaccia, per questo l'itinerario liturgico a seguito della Croce di Cristo curato dal Movimento Cattolico Mondiale per il Clima propone un cammino di riconciliazione con se stessi e con quanto ci circonda, uomini e ambiente.

I crimini contro la natura


Le azioni umane che danneggiano il pianeta si rivelano, in molti casi, veri e propri crimini anche a livello giuridico. Lo sottolinea il professor Marco Monzani, giurista, criminologo e docente universitario, che commenta così la prima stazione della Via Crucis: «L’indifferenza di Pilato che segna il nostro tempo di fronte a crimini ed ingiustizie causati da una economia estrattivista, che sta danneggiando la nostra casa comune ed i nostri fratelli e sorelle, è il frutto del timore di andare contro corrente, di schierarsi tra gli ultimi e con gli ultimi, perché schierarsi costa molto. E così Pilato con il suo silenzio consegna l’innocente e lo consegna ad altri perché sia crocifisso».

Il criminologo evidenzia, ad esempio, come l’appropriazione clandestina degli elementi naturali di cui vivono tribù indigene da parte di multinazionali sia un crimine gravissimo. Monzani nel saggio “Madre terra è stanca”, scritto a quattro mani con Emilio C. Viano e dedicato proprio al tema dei crimini contro il nostro pianeta, ha messo in evidenza come «le vittime di scelte ambientali volute o provocate dall'uomo sono ancora poco riconosciute come tali dall'opinione pubblica e dalle agenzie di controllo formale e quasi per nulla considerate dalle scelte politiche. La società, per come è organizzata oggi, non va a ricercare le vittime. Devono essere le vittime stesse a richiamare l'attenzione in merito ad un problema che la società non riesce ad affrontare da sola».

Marco Monzani, che è anche presidente dell’Associazione Italiana di Criminologia (Aic) e componente del Board of Directors della International Society of Criminology (Isc), si augura che possa esserci presto un cambiamento, affinché siano rispettati e supportati i più deboli che hanno bisogno di essere difesi, non attaccati, «affinché madre terra possa divenire un luogo di tutti e per tutti anche in vista del bene di coloro che verranno dopo di noi».

Un giovane in ogni stazione


Cube Radio, emittente ufficiale dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona (Iusve), ha collaborato con il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima nella creazione di una particolare Via Crucis digitale per la Quaresima 2021, aggiungendo alle meditazioni e ai testi delle quattordici stazioni una serie di grafiche adatte alla condivisione sui social network. «Con questo servizio ci auguriamo di aver offerto a tanti giovani — spiega il direttore dello Iusve, don Nicola Giacopini — un’opportunità in più per riflettere e pregare durante questa Quaresima, così segnata dalle restrizioni dell’emergenza sanitaria».

In ogni stazione è stato inserito un giovane in abiti contemporanei, segno della partecipazione in prima persona alla sofferenza di Cristo e della vicinanza ai più fragili. «Ogni volta che compare il legno della Croce — spiega Marica Padoan, coordinatrice del team grafico di Cube Radio — c’è anche un germoglio verde, segno di speranza nella Risurrezione, ma anche riferimento al Libro di Ezechiele e al Vangelo di Luca: “Se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?”». Il gruppo di lavoro legato all’emittente accademica dello Iusve ha sviluppato il progetto digitale in collaborazione con alcuni docenti che hanno supportato il team nella cura della coerenza grafica e di quella pastorale: Luca Chiavegato, Federico Gottardo e Carlo Meneghetti oltre al responsabile della comunicazione integrata, Michele Lunardi.

La Via Crucis è stata pubblicata sui social di Cube Radio e sul sito del Settore Ecologia e Creato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede.

di Asia Galvani