Bussola della vita

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
29 marzo 2021

Perché desideriamo? Cos’è il desiderio nell’economia complessiva delle dinamiche psichiche? Da dove origina questo moto dell’animo umano al tempo stesso gratificante ma spesso frustrante?

L’etimo della parola desiderio (dal latino de-, e sideribus) esprime un moto da luogo, indica l’“allontanamento”, cioè letteralmente “mancanza di stelle”, nel senso di “avvertire la mancanza delle stelle”. La preposizione de può anche voler indicare “origine” o “provenienza”, come dire che il motivo finale di tutto l’agire dell’uomo è in definitiva la reazione all’esilio dalla sua antica dimora astrale, una dimora cosmica, della quale avverte nostalgia e, alla quale egli desidera, appunto, fare ritorno. Ma l’uomo non conosce cosa troverà quando avvicinerà le stelle, né  conosce  come  avverrà tale incontro. 

Questo desiderio attraversa tutti gli aspetti della vita intellettuale e spirituale e relazionale dell’uomo, ed è in qualche modo l’origine e la causa di tutti i desideri.

In realtà potremmo immaginare il desiderio come una strada che si può scegliere, una strada mai battuta né mappata, sconosciuta, ma che è sempre possibile seguire e dalla quale siamo, in un qualche modo attratti.

L’uomo procede nel suo agire senza sapere esattamente cosa in realtà lo sospinga e senza conoscere con certezza  la meta del suo cammino.   C’è come un’energia primordiale che lo motiva all’azione e della quale il desiderio è il volano.

Il desiderio, in termini psicologici, ha una radice sottile e complessa legata tanto alla storia, quanto alla memoria, e agli affetti dell’individuo, ma non è concretizzabile in un oggetto immediato come invece avviene nel bisogno.

 Il desiderio ha dunque un carattere ontologico, è natura costitutiva stessa  dell’uomo.

Non è infatti riducibile al solo bisogno di possesso: non si risolve nell’atto della conquista.  Anche quando apparentemente si configura come un desiderio di “avere” è sempre un desiderio di “essere”. Il carattere ontologico del desiderio non coincide e non si limita alla spiegazione meramente evoluzionistica, o alla legge della sopravvivenza, o quella della perpetuazione della specie, e della riproduzione. Spesso si banalizza una presunta coincidenza tra desiderio e perseguimento del piacere. Ma neppure il principio di piacere può essere indicato come il senso unico della sua esplicitazione nella vita, poiché è evidente che vi sono aspetti che lo oltrepassano, che vanno al di là di esso, in una dimensione che appartiene alla metafisica.

Il desiderio non è teso a un obiettivo, non è prefissato, non ha un traguardo da raggiungere. Tanto che per molti esso è già appagante in se stesso e per se stesso. Il raggiungimento dell’obiettivo rischia piuttosto di mortificare il piacere della ricerca e dell’attesa insiti nel desiderio Esso, può essere immaginato piuttosto come una sorta di disposizione naturale, una tendenza innata, una domanda aperta, un movimento di fuoriuscita  e non come un moto di appropriazione e consumo.  

Al contrario l’idea che il desiderio sia riducibile a una mera spinta di appropriazione motiva l’uomo contemporaneo  alla  ricerca di una felicità presunta improntata alla individualità,  illudendosi di poterla raggiungere  attraverso una  completa consapevolezza e padronanza dei suoi atti volontari, delle sue motivazioni.

 Forse l’illusione dell’uomo, sempre proteso a sottolineare la propria libertà individuale, è di poter  governare la scelta del proprio  desiderio, non rendendosi conto invece che, più di una scelta, si tratta di una scoperta liberante e orientante. 

Un aspetto caratteristico del desiderio  è  che esso porta  sempre  con sé l’esperienza di una alterità:  in termini  prettamente  psicologici il  più grande desiderio dell’uomo si può sintetizzare nel “significare qualcosa per qualcuno”, quando non ci sentiamo desiderati, entriamo in uno stato di sofferenza.  Tutti i desideri in definitiva possono essere ricondotti al solo desiderio di essere al centro dell’attenzione altrui. L’eterno bisogno d’amore che sovrasta la capacità di amore.

Il bambino, quando percepisce di non  essere oggetto del desiderio  materno  grida per un ritorno, per  un ricongiungimento fusionale con la madre.

Questo desiderio unitivo spiega in un certo senso il fenomeno religioso, ed è fondamento del discorso su Dio dei cristiani. La potenza di un Dio che, prima ancora di chiederci di amarlo, ci chiede di saper accogliere il Suo amore.

Facendo un parallelismo con il Lògos biblico  il desiderio  è il  rimpianto della comunione con Dio prima della cacciata dal paradiso terrestre (cfr. Gen. 3). 

Dunque il trascendentale della relazionalita è origine e fine del desiderio.

Attraverso la relazione,  l’uomo riesce a  definirsi nella sua identità  avendo una maggiore facilità di accesso al proprio desiderio:  essere oggetto  del desiderio altrui  e dunque essere in una reciprocità  ci  aiuta  a  identificare  quella parte desiderante che ci rende unici. 

Quando l’uomo fa esperienza del proprio desiderio in realtà fa esperienza della parte più profonda, intima  e vitale  di  se  stesso. Scoprire il proprio desiderio ci pone come viventi responsabili di fronte al nostro desiderio,  capaci di metterci in moto e in ascolto,  e svelando  al mondo  la  nostra singolarità  e irripetibilità. Sarà tale desiderio la firma del Creatore sulla nostra natura umana?

di Rossella Barzotti
Professoressa di Psicologia all’Università Lateranense