Informazioni complete, assistenza premurosa e posti di attesa anche per i cani-guida

Allo Spallanzani un piano
per la vaccinazione dei ciechi

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29 marzo 2021

Emilia, 17 anni, aspetta tranquilla il suo turno seduta sulla poltrona azzurra del centro vaccinale dell’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma. Esile, jeans e scarpe da ginnastica, in mezzo alle altre persone, per lo più anziane, sembra ancora più piccola. Oggi è un giorno speciale per Emilia e anche per il personale sanitario perché è l’inizio di una iniziativa che vede protagonisti l’ospedale e il Centro Regionale S. Alessio — Margherita di Savoia, una storica istituzione che realizza attività volte all'inclusione sociale dei ciechi e degli ipovedenti. Si tratta di un protocollo che prevede l’accoglienza delle persone cieche che devono ricevere il vaccino contro il Covid secondo precise modalità. «Abbiamo ritenuto importante far sì che i non vedenti avessero tutte le informazioni necessarie per questo evento», spiega Antonio Organtini, direttore del Sant’Alessio. «Il consenso informato è determinante e noi ciechi dobbiamo essere messi nelle condizioni di potere esprimere la nostra accettazione in modo consapevole. Sappiamo quanto un’informazione parziale, manipolata, renda tutti un po’ ciechi e timorosi. Volevamo fare in modo di venire qui con fiducia. Oggi è il battesimo di questa iniziativa e Emilia è la prima battezzanda. Abbiamo voluto cominciare con lei perché con il suo entusiasmo, la sua gioventù e il suo coraggio è un po’ la mascotte del nostro centro». Il progetto è iniziato con un corso di formazione professionale per la vaccinazione dei disabili visivi, che si è svolto il 4 marzo scorso proprio allo Spallanzani. Sono stati trattati temi come le tecniche di accompagnamento e le modalità di interazione con i ciechi in modo che medici vaccinatori e infermieri sapessero come dare le corrette informazioni e come usare il giusto approccio. «È stato molto emozionante», commenta Paola Gallì, dirigente medico della direzione sanitaria e coordinatrice del centro vaccinale, che effettua 800 vaccini al giorno, sabato e domenica compresi, dalle 8,30 alle 18,30. «Ci hanno spiegato come parlare con i ciechi senza dare nulla per scontato. Uno dei metodi è stato quello di bendarci mentre il direttore Organtini ci descriveva un quadro di Caravaggio in tutti i particolari. Serviva a farci capire che, illustrando efficacemente l’ambiente e tutto quello che succede, si forniscono gli elementi utili per dare l’idea più precisa possibile di tutte le fasi del percorso. Un’opportunità formativa concreta».

Oltre al corso di formazione, a cui hanno partecipato circa quaranta persone tra medici e infermieri, il progetto prevede anche una mappa tattile dell’ospedale posta sul cancello d’entrata. Un cerchio sulla mappa indica la fontana al centro del piazzale. Il riferimento acustico dell’acqua dà la direzione e il percorso tattile a terra consente di arrivare in autonomia alle panchine prospicienti il gazebo, dove c’è l’incontro con il personale sanitario. Il consenso informato è in braille o a carattere ingrandito per gli ipovedenti. Nella sala vaccini è prevista anche una poltrona con un po’ più di spazio intorno per eventuali cani guida. «Un dono alla città che per me è una grande gioia», dice Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani. «La nostra caratteristica è l’accoglienza e il mio compito è quello di facilitare il percorso delle persone che entrano qui, soprattutto di quelle più fragili. L’ospedale è il luogo privilegiato della sofferenza e, proprio per questo, il luogo dell’incontro con Dio».

«Sono più che entusiasta di tornare a vivere», dice Emilia, affetta da Amaurosi congenita di Leber, una rara patologia genetica che colpisce la retina e comporta la totale cecità. Dall’età di 3 anni frequenta il Sant’Alessio, grazie al quale ha raggiunto la quasi totale autonomia. La ragazza, che frequenta il penultimo anno al liceo classico Russell, recita in una compagnia teatrale di giovani, fa atletica e da grande vuole fare politica. «Al Centro mi hanno insegnato a non avere paura degli ostacoli e di tutto quello che può succedere nella vita», spiega. Il Sant’Alessio, ogni anno, segue 1.500 persone cieche, anche con minorazioni aggiuntive, sotto tutti gli aspetti: sanitario, educativo, didattico e di formazione al lavoro. Una presa in carico globale a partire da pochi mesi di vita. «È un posto fondamentale», afferma Silvia, la mamma di Emilia: «Mia figlia è quella che è grazie a loro, sicura, indipendente, serena. Gli operatori hanno un’alta professionalità e hanno aiutato sia lei sia noi a metabolizzare tutto il percorso». E la cecità non è più un problema. «La cecità è un altro punto di vista», recita il motto del Sant’Alessio.

È arrivato il momento. L’infermiera somministra il vaccino a Emilia e la dottoressa Gallì si commuove. «Per me è stato un onore», dice. Gallì, espansiva e affettuosa, ha fatto subito breccia nel cuore della ragazza, che la ascolta attenta e divertita. Una simpatia reciproca. «Quando vieni a fare la seconda dose se non sono di turno chiamami, prendo la macchina e vengo subito», si raccomanda la dottoressa. Emilia si avvia all’uscita. Alla mamma che le chiede se si è emozionata risponde: «Io mi commuovo dentro». E prosegue: «Sono contenta di avere avuto questa opportunità. Spero che sia possibile presto per tutti quanti. Non vedo l’ora di ritornare in classe. Ci siamo persi tanto».

di Marina Piccone