Emergenza idrica e sfide globali

La grande sete

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22 marzo 2021

A livello globale, oggi, più di 1,42 miliardi di persone, tra cui 450 milioni di bambini, vivono in aree ad alta, o estremamente alta, vulnerabilità idrica. Questo significa che 1 bambino su 5 in tutto il mondo non ha abbastanza acqua per soddisfare le sue esigenze quotidiane.

Fanno riflettere gli ultimi dati diffusi dall’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia, che scattano la fotografia di una crisi nascosta ma terribile: la corsa all’acqua, destinata a diventare l’“oro blu” in un mondo sempre più afflitto dal riscaldamento globale. Quella dell’acqua è infatti una crisi strettamente connessa alla trasformazione del clima, come dimostrano le ricorrenti siccità, alluvioni, nonché la scomparsa o distruzione delle risorse idriche con tutte le conseguenze economiche e sociali che questi fenomeni comportano. Meno del 3% delle risorse idriche mondiali è costituito da acqua dolce, e stanno diventando sempre più scarse.

Proprio per mettere al centro del dibattito pubblico il tema della gestione delle risorse idriche, l’Onu ha istituito nel 1992 la Giornata mondiale dell’acqua, che cade il 22 marzo. L’allarme è concreto: secondo i dati del palazzo di Vetro, quasi 1 bambino su 4 a livello globale vivrà in aree di stress idrico estremamente elevato entro il 2040. A oggi, l’Africa orientale e meridionale possiede la percentuale più alta di bambini che vivono in condizioni di emergenza idrica, con più della metà (il 58%) che ha difficoltà ad accedere a una quantità sufficiente di acqua ogni giorno. È seguita dall’Africa occidentale e centrale (31%), dall’Asia meridionale (25%) e dal Medio Oriente (23%). In termini reali, invece, è l’Asia meridionale a ospitare il maggior numero di bambini che vivono in aree ad alta o estremamente alta vulnerabilità idrica; si parla di più di 155 milioni di bambini. La crescente scarsità d’acqua incide sulla salute. Ogni giorno, più di 700 bambini sotto i 5 anni muoiono di diarrea a causa di acqua e servizi igienici non sicuri. Quando i bambini si ammalano di diarrea, non sono in grado di assorbire i nutrienti di cui hanno bisogno per crescere. Nel tempo questo può portare a un ritardo della crescita e può avere un impatto irreversibile sullo sviluppo fisico e mentale dei bambini. Circa 144 milioni di bambini sotto i 5 anni in tutto il mondo soffrono di ritardo della crescita.

Inoltre, la scarsità idrica ha ricadute sociali immense. In Africa e Asia meridionale donne e bambini sono spesso costretti a fare molti chilometri a piedi per prendere un po’ d’acqua non contaminata. Viaggi che durano un’intera giornata e che quindi impediscono ai piccoli di frequentare le lezioni. Grazie alle associazioni di volontariato sono stati raggiunti obiettivi importanti, come la costruzione di pozzi d’acqua o il miglioramento delle strutture di distribuzione, ma spesso manca l’impegno della politica e gli investimenti dei governi.

Il monito della Giornata mondiale dell’acqua 2021 è “valorizzare l’acqua”. Gli esperti dell’Onu denunciano infatti la mancanza di una pianificazione globale nella gestione idrica, il che aumenta gli sprechi. «La crisi mondiale dell’acqua non è semplicemente in arrivo, è qui, e il cambiamento climatico non farà che peggiorare la situazione» ha dichiarato il direttore generale dell’Unicef Henrietta Fore. «I bambini sono le vittime principali. Quando i pozzi si prosciugano, sono i bambini a saltare la scuola per andare a prendere l’acqua. Quando la siccità diminuisce le scorte di cibo, i bambini soffrono di malnutrizione e ritardo della crescita. Quando le inondazioni colpiscono, i bambini si ammalano a causa di malattie legate all’acqua. E quando le risorse idriche diminuiscono, i bambini non possono lavarsi le mani per combattere le malattie».

Il problema — dicono gli analisti — riguarda anche la mentalità comune, soprattutto nei Paesi occidentali, dove il rischio idrico non è percepito. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), tecnicamente lo spreco di acqua avviene quando si consumano più di 50 litri al giorno. In un Paese come l’Italia, ad esempio, la media si aggira intorno ai 245 litri quotidiani (dati Istat). Solo l’1% dell’acqua è bevuta; la maggior parte (39%) è utilizzata per doccia e bagno: solo per lavarsi i denti, se non si chiude il rubinetto, si possono sprecare fino a 30 litri d’acqua al giorno, dicono gli esperti. Un altro dato che fa pensare è quello della dispersione dell’acqua immessa, ovvero della quantità che si perde a causa del cattivo funzionamento delle reti idriche.

Ma il problema è globale. Come diceva Ismail Serageldin, ex vicepresidente della Banca mondiale, «se le guerre del xx secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del xxi secolo avranno come oggetto l’acqua». Parole pronunciate nel 1995, ma che sono state drammaticamente confermate. Tra il 2000 e il 2009, l’Onu ha individuato 94 conflitti dovuti alla gestione delle risorse idriche. Un trend in crescita: «Tra il 2010 e il 2018, si è arrivati a 263» riferisce un recente rapporto dell’Unesco. «Se non si inverte questa tendenza, con l’aumentare della popolazione nelle zone povere del mondo (la popolazione africana, stimata oggi in circa un miliardo e 200 milioni di persone, è destinata a raddoppiare entro il 2050) e l’inasprirsi delle conseguenze dei cambiamenti climatici, in futuro sempre più conflitti saranno causati dalle risorse idriche» si legge nel documento. Solo per citare alcune aree di tensione: il corso del Nilo, riserva di molti Paesi africani; il fiume Indo in Pakistan i cui affluenti nascono in India; il bacino fluviale del Giordano e infine il controllo da parte della Turchia del Tigri e l’Eufrate, da cui dipendono Siria e Iraq, il Mekong in Asia, sono alcuni dei teatri futuri delle guerre per l’acqua.

di Luca M. Possati