Non lavoro ma vocazione

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18 marzo 2021

Abbiamo ricevuto un dono bellissimo dal Santo Padre. L’Anno «Famiglia Amoris laetitia» davvero ha fatto esultare di gioia la Chiesa. Come sposa e mamma, che come tutti vive le fatiche di questo tempo nel matrimonio e nella famiglia, devo confessarvi che è emozionante dal mio posto di lavoro poter leggere mail e lettere da ogni parte del mondo, che esprimono tanta gratitudine e speranza alla Chiesa.

Quest’anno è un’occasione per dare una spinta in avanti alla pastorale familiare, cercando di rinnovare modalità, strategie e forse anche alcune finalità della pianificazione pastorale: non più una pastorale dei fallimenti, dice il Santo Padre in Amoris laetitia, ma una pastorale che sappia rinvigorire la bellezza del sacramento del matrimonio e delle famiglie cristiane. Che renda questa bellezza percepibile agli occhi dei bambini e dei giovani, perché si sentano attratti dal dono del matrimonio. Una “pastorale del vincolo”, la chiama Papa Francesco ( Al 211): una sfida enorme in un’epoca in cui la fragilità è così diffusa. Non possiamo più dare nulla per scontato. C’è un grande desiderio di famiglia, ma tanto timore di fronte alla scelta del matrimonio. La Chiesa deve essere preparata, entrare con delicatezza nelle questioni più gravose delle famiglie, sapendole accompagnare. Ripartire dai fondamenti della fede per condurre i bambini e i giovani nella scoperta della bellezza di una vocazione: il matrimonio.

In tal senso, l’anniversario di Amoris laetitia non è la mera commemorazione di un testo scritto, ma l’opportunità concreta per dare un rinnovato impulso alla sua applicazione pastorale. Negli ultimi anni si è pensato e scritto molto sull’esortazione apostolica: si sono pubblicati libri e compiute grandi riflessioni dottrinali. Ora è tempo di agire. Amoris laetitia ha molto da dirci. Contiene strategie pastorali e suggerimenti che possiamo leggere tra le sue righe con intelligenza e creatività pastorale. Il Papa ha più volte spiegato che se si legge Amoris laetitia esclusivamente con il criterio del “si può fare o non si può fare” si va fuori strada e non si coglie il suo vero scopo. Purtroppo negli anni passati la riflessione e il dibattito si sono concentrati solo su una parte del documento. In questo Anno, perciò dobbiamo leggere Amoris laetitia come un “tutto” e dobbiamo valorizzare maggiormente tutti gli aspetti spirituali e pastorali contenuti nel documento, ai quali si è dato forse poco rilievo e che sono poi quelli che interessano di più alla stragrande maggioranza delle famiglie. Pensiamo solo agli atteggiamenti da imparare e alle virtù da acquisire per poter vivere bene l’amore quotidiano, alle preziose indicazioni sulle componenti emotive, affettive e sessuali dell’amore; pensiamo alla generatività e all’accoglienza e della vita, pensiamo alle varie dimensioni relazionali che si vivono in famiglia — quelle intergenerazionali, fra fratelli e con gli anziani — pensiamo alle preziose indicazioni sull’educazione dei figli — educazione morale, spirituale e sessuale — alla proposta di coltivare una specifica spiritualità coniugale e familiare. Sono tutte questioni che alle famiglie interessano moltissimo, rispetto alle quali desiderano essere accompagnate e sulle quali abbiamo la possibilità di offrire loro i ricchi contenuti dell’esortazione, che non vanno solo letti, ma coniugati nella vita concreta di tutti i giorni.

Il nostro Dicastero ha anche proposto dodici possibili percorsi, affinché ogni realtà ecclesiale sia sollecitata a prendere l’iniziativa almeno in alcuni ambiti della pastorale familiare. Sono proposte che abbiamo messo insieme a partire dalle necessità concrete che emergono dalla pastorale familiare di tutto il mondo e con lo sguardo di Amoris laetitia.

Il criterio: rendere trasversali i progetti pastorali, affinché non ci siano più compartimenti stagni. Accompagnare i bambini, i giovani, i fidanzati, gli sposi e gli anziani dovrebbe avvenire alla luce di una visione integrale e unitaria della pianificazione pastorale, che può rivelarsi fonte di grande creatività. Mettere in dialogo gli operatori pastorali di aree diverse, agire in uno spirito sinodale, è importante per dare continuità e gradualità al percorso di crescita nella fede dei laici.

Se si desse, per esempio, un taglio vocazionale ai percorsi catechetici per bambini, continuando a seguirli dopo la Comunione e la Cresima con una formazione remota alla vocazione sponsale, in molti contesti pastorali si potrebbe evitare il rischio di perdere per strada tanti giovanissimi, che dopo la prima Comunione non si fanno più vivi in Chiesa. Non perché siano davvero disinteressati, ma perché nulla viene più offerto, né a loro né ai genitori, per accompagnarli nella crescita spirituale dei figli.

È bello che la Chiesa si conceda questo tempo di conversione pastorale. È segno di una Chiesa che desidera crescere, diventare adulta, che non si accontenta di usare metodi vecchi e inefficaci, perché sa mettersi in gioco per amore della famiglia. Perché si è resa conto che ai fini pratici dell’evangelizzazione, la famiglia è la via attraverso cui deve passare la Chiesa. C’è un passaggio molto incisivo della Evangelii gaudium, documento programmatico dell’attuale pontificato, nel quale Papa Francesco dice: «Le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» ( Eg 27). Se applichiamo queste parole alle famiglie, già abbiamo qualche chiara indicazione della conversione pastorale che dobbiamo mettere in atto. Per esempio: le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e le nostre strutture ecclesiali sono adatti alla vita concreta delle famiglie? Se pensiamo alle famiglie che vivono in grandi città e che devono tenere insieme gli impegni lavorativi dei coniugi e gli impegni scolastici ed extrascolastici dei figli, cose tutte che comportano continui trasferimenti da una parte all’altra della città — e spesso senza molti aiuti da parte di parenti prossimi — ci renderemo conto che per molte famiglie è quasi impossibile partecipare agli eventi parrocchiali o diocesani se questi non si adattano alle concrete possibilità delle famiglie. Dobbiamo riconoscere che molte strutture ecclesiali, forse senza esserne pienamente consapevoli, sono piuttosto orientate agli anziani o ai single. Si tratta dunque di una grande sfida per la Chiesa. Tutti gli agenti pastorali, perciò, dovrebbero tenere maggiormente in considerazione le famiglie, andare loro incontro, trovare modi nuovi, tempi nuovi e spazi nuovi per stabilire con loro un dialogo e prendersi cura di loro.

Come abbiamo già avuto occasione di spiegare, il nostro Dicastero si farà parte solerte per diffondere alcuni strumenti pastorali per le famiglie, le parrocchie e le diocesi, per aiutare e sostenere il lavoro a volte molto faticoso delle chiese locali.

Periodicamente metteremo nel nostro sito risorse e piccoli strumenti pastorali, di cui daremo notizia di volta in volta. È un modo per tenere viva l’attenzione della Chiesa su tanti ambiti della pastorale per tutti questi mesi. Ci saranno i video sull’esortazione apostolica, che usciranno con cadenza mensile: in essi, ci sarà la partecipazione del Santo Padre, con alcune famiglie testimonial da tutto il mondo, che insieme al Papa racconteranno come vivono quegli aspetti della vita familiare di cui parla il Papa in Amoris laetitia. Saranno accompagnati da sussidi pastorali semplici, che si potranno utilizzare in tanti contesti ecclesiali e perfino nelle famiglie e, non dimentichiamolo, quest’anno, il 25 luglio verrà celebrata la prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.

Ma la gran parte delle risorse verranno dalle diocesi, dai movimenti e dalle associazioni familiari, che sotto il nostro impulso e con uno spirito di autentica comunione stanno lavorando intensamente per implementare tutto ciò che già fanno di buono e per prendere iniziative nuove. Allo stesso modo, istituzioni accademiche cattoliche e pontificie si stanno muovendo per promuovere riflessioni capaci di avere ricadute concrete, in dialogo con la pastorale. Esse, in fondo, elaborano quel pensiero cristiano, che ormai oggi è urgente rendere fruibile per il mondo. I temi da affrontare sono tanti, le difficoltà delle famiglie in società complesse come quelle attuali sono numerose e spesso correlate tra loro. Che ogni Chiesa locale si senta chiamata ad intervenire laddove intravede le emergenze familiari maggiori, mettendosi in ascolto delle famiglie, dando loro spazio e camminando con loro.

Oggi viviamo un’emergenza vocazionale, non solo alla vita religiosa, ma anche al matrimonio, poiché lo abbiamo detto: scegliere il matrimonio non è come scegliere un lavoro: è una vocazione. Quest’anno, più che mai, siamo chiamati tutti a darci da fare per rinvigorire l’istituzione familiare, non solo nella Chiesa, ma anche nella società. È un cammino lungo, e non finirà con l’Incontro mondiale delle famiglie nel 2022.

di Gabriella Gambino