In un libro la conversazione del Papa con Domenico Agasso

Non c’è alternativa
alla fratellanza

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
16 marzo 2021

Dio e il mondo che verrà  è il titolo del libro-intervista di Papa Francesco in conversazione con Domenico Agasso, vaticanista del quotidiano «La Stampa», che esce oggi, martedì 16 marzo, per le Edizioni Piemme - Libreria editrice Vaticana(Lev).

Interpellato  su come interpretare il “terremoto” che nel 2020 si è abbattuto sul pianeta a causa del coronavirus, il vescovo di Roma ribadisce che «il mondo non sarà più come prima»; ma «proprio dentro questa calamità vanno colti quei segni che possono rivelarsi cardini della ricostruzione». Non bastano dunque «gli interventi per risolvere le emergenze»: il  tempo della prova può  diventare infatti «tempo di scelte sagge e lungimiranti per il bene dell’umanità».

Per il Pontefice, oggi  «non possiamo più accettare inerti le diseguaglianze e i dissesti nell’ambiente. La via per la salvezza dell’umanità — chiarisce — passa attraverso il ripensamento di un nuovo modello di sviluppo», fondato sulla consapevolezza  che «ogni azione individuale non resta isolata, nel bene o nel male, ma ha conseguenze per gli altri, perché tutto è connesso». Cambiare i propri stili di vita, dunque, serve a  «condurre un’esistenza più austera che renderebbe possibile una ripartizione equa delle risorse».

In tale contesto il Papa nota segnali incoraggianti, soprattutto grazie alle iniziative di  movimenti popolari “dal basso” e di altre istituzioni e associazioni. A conferma del fatto che «se non ci tiriamo su le maniche e non ci prendiamo cura immediatamente della Terra, con scelte personali e politiche radicali, con una svolta economica verso il “verde” e indirizzando in questa direzione le evoluzioni tecnologiche, prima o poi la nostra Casa comune ci butterà fuori dalla finestra».

Nella conversazione il Pontefice tocca anche questioni legate alla finanza, chiamata a ritrovare «un’anima» e ad abbandonare la «mentalità speculativa dominante». Prioritario è ridurre «il divario tra chi ha accesso al credito e chi no». In ogni caso,  «nello stato in cui versa l’umanità, diventa scandaloso finanziare ancora industrie che non contribuiscono all’inclusione degli esclusi e alla promozione degli ultimi, e che penalizzano il bene comune inquinando il Creato».

Francesco fa poi appello ai governanti perché lavorino per «ricostruire dalle macerie» e amministrino «con onestà, trasparenza e lungimiranza». È tempo, afferma, «di rimuovere le ingiustizie sociali e le emarginazioni. Se cogliamo la prova come un’opportunità, possiamo preparare il domani all’insegna della fratellanza umana, a cui non c’è alternativa». Per il Papa «c’è qualcosa di peggio di questa crisi: il dramma di sprecarla. Da una crisi non si esce uguali: o usciamo migliori o usciamo peggiori», ripete.

Severe ancora una volta le parole del Pontefice sulla questione degli armamenti: «non è più sopportabile che si continuino a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone, salvare vite». E «non si può più far finta che non si sia insinuato un circolo drammaticamente vizioso tra violenze armate, povertà e sfruttamento dissennato e indifferente dell’ambiente».  Contro questa «zizzania planetaria» serve «un’azione politica frutto di concordia internazionale».

A proposito del ruolo delle donne, il Pontefice rimarca la necessità di evitare discriminazioni «sul piano retributivo e professionale, o con la perdita del lavoro». Sempre di più, conferma,  «la loro presenza è preziosa al centro dei processi di rinnovamento sociale, politico, occupazionale, istituzionale». Del resto, ricorda, «la rinascita dell’umanità è cominciata dalla donna. Dalla Vergine Maria è nata la salvezza, ecco perché non c’è salvezza senza la donna»

Una parola di incoraggiamento il Papa rivolge poi ai genitori, chiedendo loro di dedicare più tempo al «gioco con i propri figli» e di “seminare educazione”. Allo stesso tempo Francesco chiama i ragazzi e i giovani a «dare maggiore valore al tempo della vita» e a «restare umili», senza lasciarsi vincere dalla «congiuntura sfavorevole» che impone loro di pagare «il prezzo più alto della crisi». Per il Papa, «i ragazzi hanno la freschezza e la forza» per diventare «uomini e donne della conoscenza, dell’amore e della carità». Perciò, «anche se la notte sembra non abbia fine — è il suo appello —  non bisogna perdersi d’animo».