Conferenza online sulla musica sacra siriaca

Quel ponte di note
che affratella

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15 marzo 2021

È un caso che la Conferenza musicologica sulla musica siriaca avvenga quasi negli stessi giorni in cui Papa Francesco si è recato in visita apostolica in Iraq, uno dei principali luoghi della sorgente di tale arte. In realtà la fondazione svizzera Laus Plena e la Haute école de musique (Hem) di Ginevra da almeno due anni hanno preparato l’evento del 17-21 marzo. Il fatto è che la cultura e la fedeltà delle antiche Chiese orientali, molto indebolite ma ancora ben vive nonostante la sottoposta convivenza millenaria nel mondo islamico, destano sempre più interesse e ammirazione. Lo studio poi dell’aspetto musicale di tali Chiese le costringe, percosse da defezioni e divisioni, a riconoscere che tutti i cristiani sono non solo fratelli di sangue (del sangue di Cristo e dei martiri), come dice Papa Francesco, ma sono anche fratelli di musica. I padri della Chiesa, cui la tradizione siriaca si riferisce in modo diretto, erano spesso loro stessi compositori di musica sacra, avevano precisi principi compositivi e due scopi principali: fare cantare tutta l’assemblea, per realizzare la “sinfonia o comunione spirituale non solo tra fedeli e clero, ma anche con la Chiesa celeste e tutti gli angeli, la cui lode perenne si esprime, è detto, nel canto; e far sì che la musica sostenesse la Parola. La musica sacra nasce per pronunziare, proclamare, cantare tutti insieme la Parola e interiorizzare l’evangelizzazione.

Alla Conferenza musicologica parteciperanno diciassette esperti e studiosi non solo di Iraq, Siria e Libano, ma anche provenienti da India, Stati Uniti, Italia, Inghilterra, Francia, oltre agli operatori della fondazione Laus Plena e i professori e gli studenti della Hem. Lo scopo dell’evento è offrire un’opportunità per uno scambio e un confronto fra i diciassette specialisti della tradizione musicale siriaca, sulla sua influenza, data o ricevuta, con le altre tradizioni. È anche un’occasione per fare il punto sugli studi compiuti e sulla volontà di dare nuovo impulso alla ricerca. La manifestazione è pubblica e aperta ai rappresentanti ecclesiastici e accademici delle comunità siriache, a siriaci ortodossi, cattolici, maroniti, caldei, siro-malabaresi e malankaresi, e ad altre comuità sparse in Iraq, Siria, Libano, fino all’India, e in diaspora in Europa, Stati Uniti e Australia.

Ogni persona interessata può liberamente seguire le relazioni e gli interventi degli esperti, iscrivendosi sul sito dedicato (www.syriacmusic2021.org), dove si trova il programma dettagliato aggiornato tutti i giorni dalle 12 alle 15, con i concerti dalle ore 16. La conferenza si terrà interamente online in streaming, facilitando la partecipazione di un vasto pubblico. Essa comporta anche sei concerti in live streaming o preregistrati per l’occasione, con esibizioni da Ginevra degli studenti della Hem che hanno imparato canti siriaci per l’occasione, diretti dal ricercatore Polus Gajo, cui si aggiungeranno concerti da Mardin (Turchia), Paesi Bassi, Qaraqosh (Iraq), Byblos (Libano) e Kottayam (India). Sul sito si potranno pure consultare le contribuzioni, e sarà disponibile online la partitura della sinfonia siriaca che il padre francescano Armando Pierucci, della fondazione Laus Plena, noto fondatore della scuola musicale Magnificat di Gerusalemme, ha composto, ispirato dalle splendide melodie siriache, per facilitare l’approccio degli ascoltatori occidentali alle sonorità della sorgente orientale.

Molte domande intorno all’eredità del canto siriaco aspettano risposte nella conferenza. L’octoèchos, nel suo significato liturgico e strettamente musicale, è stato accolto a Gerusalemme? È lo stesso del canto bizantino, gregoriano, georgiano, armeno? Che rapporto c’è tra i makams arabi o turchi con il sistema persiano? I principi compositivi siriaci sono stati accolti da coloro che, in Oriente o in Occidente, hanno scritto per la liturgia? E ancor più: i conflitti politici degli ultimi decenni e le conseguenti emigrazioni hanno indebolito considerevolmente l’eredità musicale siriaca e delle Chiese orientali; come, con quali metodi, assicurarne la trasmissione alle generazioni future?

di Roberto Cetera