Chernobyl, il disastro
che segnò il destino dell’Urss

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12 marzo 2021

L’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, avvenuto nella notte del 26 aprile 1986, ha provocato un disastro umanitario ed ambientale che, ancora oggi, grava sui territori dell’ex Unione Sovietica (Urss) coinvolti in quella vicenda. L’esplosione nel reattore numero 4, il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, contribuì a sprigionare una gigantesca nube radioattiva destinata a contaminare gravemente buona parte della Bielorussia meridionale ed alcune aree dell’Ucraina settentrionale e della Russia occidentale. La nube radioattiva, grazie all’azione di fenomeni meteorologici, riuscì a diffondersi su buona parte d’Europa contribuendo a propagare la diffusione delle radiazioni e del cesio-137 in altre aree del Vecchio Continente, in particolare modo quelle settentrionali.

I territori più vicini a Chernobyl sono stati anche quelli che hanno subito gli effetti collaterali maggiori. Almeno trecentomila persone furono evacuate per evitare un possibile avvelenamento da radiazioni e persero tutto quello che avevano, dalla casa agli affetti. Si decise di limitare l’acceso alla zona di alienazione, una porzione di Ucraina distante non più di 30 chilometri dalla centrale nucleare ed ancora oggi questa parte di territorio è spopolata. Altre aree, situate in Bielorussia e Russia, furono soggette ad alti livelli di contaminazione da cesio e dovettero essere confiscate o soggette a pesanti controlli. Le operazioni di bonifica dell’area di Chernobyl coinvolsero almeno seicentomila persone, conosciute con il nome di liquidatori, che in alcuni casi furono costretti a lavorare all’interno dell’impianto per evitare una possibile contaminazione delle falde acquifere e che furono esposte ad un livello molto alto, talvolta mortale, di radiazioni.

Il bilancio delle vittime dovute a Chernobyl è piuttosto difficile da redigere. Molte persone in Bielorussia, Russia, Ucraina e nel resto d’Europa sono morte, anche a distanza di anni, in seguito all’esposizione alle radiazioni mentre le conseguenze immediate dell’esplosione furono più contenute. Decine di migliaia di casi di cancro potrebbero essere stati causati dall’aumentata esposizione alle radiazioni.

Il reattore numero 4 venne chiuso all’interno di una grande struttura di contenimento, denominata “sarcofago”, eretta piuttosto velocemente per garantire l’operatività degli altri reattori. La struttura non è, però, durevole o particolarmente forte ed ha necessitato di lavori di ammodernamento. All’interno del sarcofago sono presenti duecento tonnellate di materiale altamente radioattivo che costituiscono una grave minaccia dal punto di vista ambientale. I lavori per la realizzazione di una nuova struttura, pesante trentaseimila tonnellate, sono stati ultimati nel 2017 e sono durati ben cinque anni. Il nuovo sarcofago è il più grande manufatto non statico tra quelli esistenti al mondo e consentirà la progressiva rimozione, da remoto ed utilizzando meno personale possibile, del materiale radioattivo.

Il disastro di Chernobyl ebbe conseguenze anche politiche. I costi economici, stimati in 235 miliardi di dollari di danni della vicenda contribuirono ad accelerare lo scioglimento dell’Unione Sovietica. La Bielorussia ebbe il ventitré per cento del proprio territorio contaminato e perse la possibilità di utilizzare un quinto delle proprie zone agricole. Il Partito Comunista dell’Unione Sovietica si dimostrò, inevitabilmente, vulnerabile di fronte alla calamità e dimostrò di non essere in grado di proteggere, sempre e comunque, i propri cittadini. La perdita di credibilità delle alte sfere avvenne in un momento cruciale, proprio quando i movimenti per la democraticizzazione dell’Europa Orientale prendevano vigore e contribuì alla delegittimazione dei vertici.

L’incidente di Chernobyl ebbe un duplice effetto sull’opinione pubblica. Nell’immediato contribuì a rafforzare il movimento popolare contro l’energia nucleare, rendendo la vicenda un simbolo dell’attivismo ed aumentando la percezione da parte di una fetta della popolazione nei confronti di questa tematica. Non si può non ricordare, però, che le discussioni pubbliche sulle carenze di sicurezza dell’impianto contribuirono anche a rafforzare la fiducia di altri nei confronti di quelle centrali nucleari sottoposte a controlli efficaci e gestite nel migliore dei modi, come accaduto in alcune nazioni dell’Occidente. Il tema del nucleare è ancora oggi molto divisivo. I benefici energetici derivanti dall’uso di questa tecnologia vanno soppesati alla luce delle scorie che vengono prodotte ed il futuro sembra maggiormente legato all’uso di fonti di energia rinnovabili.

di Andrea Walton