A otto anni dall’elezione
di Papa Francesco

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12 marzo 2021

Il 13 marzo ricorre l’ottavo anniversario dell’elezione del Cardinale Jorge Mario Bergoglio a 266o Papa della Chiesa cattolica. Da allora ha percorso un cammino lungo e tortuoso, costellato di molte sfide.

Anche se dal 2013 ho spesso espresso i miei punti di vista sul pensiero e le azioni di Papa Francesco, oggi a riempirmi il cuore e la mente sono solo ricordi affettuosi. Penso a Buenos Aires, Roma, Gerusalemme, Auschwitz, Il Cairo e Abu Dhabi. Ricordo i tanti dialoghi che abbiamo avuto: le parole, i silenzi e specialmente i momenti in cui abbiamo potuto guardarci l’un l’altro e sentire il calore della spiritualità delle nostre anime. Sono questi i miei sentimenti quando guardo agli anni passati.

Il carisma e la credibilità di un leader autentico, di un leader servitore, risiedono nella sincerità e nell’onestà della persona. La capacità delle sue parole di superare la prova del tempo dipende dall’integrità e dalla veracità di ciò che dice. Quando ho conosciuto Jorge Bergoglio nella nostra città natale Buenos Aires, sono stato edificato dall’umiltà, dalla semplicità e dalla franchezza della sua persona e del suo ministero. Ricordo i nostri incontri personali. Abbiamo condiviso gioie, speranze, tristezze, sofferenze e sentimenti profondi. I saggi ebrei insegnano che è proprio in questa amicizia autentica che il cuore si apre completamente all’altro (Sifre Devarim, Nitzavim, 305).

Mi pare che quelle stesse virtù continuino a essere riflesse nelle sue parole e azioni nell’importante ruolo che riveste adesso.

La nostra prima conversazione dopo la sua elezione a Papa è stata alla vigilia della cerimonia d’inizio del suo pontificato. Quasi scusandosi, ha espresso dispiacere per non poter più continuare a condividere quei momenti di profonda riflessione e di elaborazione di programmi che eravamo soliti trascorrere insieme. Ringraziando Dio la nostra amicizia è continuata da lontano.

Quando ci siamo incontrati per la prima volta nella Domus Sanctae Marthae dopo che aveva stabilito lì la sua residenza, ha permesso a un famoso giornalista israeliano di registrare un messaggio di pace per tutti gli abitanti del Medio Oriente, che ha avuto un impatto positivo quando è stato trasmesso. Dopo di allora, quando possiamo incontrarci di persona, continuiamo a cercare di fare qualcosa per affermare i valori universali proclamati dai profeti. Le esigenze di giustizia — come espresse da Isaia, Amos e altri — per i bisognosi, le vedove e gli orfani indifesi, e per la pace tra i popoli fanno sempre parte delle nostre conversazioni.

Quando il collegio dei cardinali otto anni fa ha eletto Papa il mio amico, egli ha scelto di chiamarsi Francesco, come l’importante figura che raggiunse quello che Martin Buber definirebbe rapporto “io e tu” con la natura e con tutte le persone. È stata questa l’essenza spirituale che ha ispirato Bergoglio nel suo sacerdozio. Ora l’ha espressa profondamente nella sua recente enciclica Fratelli tutti. La concezione “io-tu” della fede dovrebbe essere intesa come uno stato di vicinanza al Signore che esige, per sua stessa natura, che per tutta la vita si servano gli altri esseri umani.

Ricordo anche che spesso nei nostri dialoghi usava il verbo “camminare”. Lo usava nel senso di una ricerca di crescita spirituale e di impegno verso l’altro, come quando ha descritto il ravvicinamento tra cattolici ed ebrei dopo Nostra aetate come un “cammino di amicizia” (26 maggio 2014). Anche l’immagine di Abramo che obbedisce al comando del Signore “vattene” (Genesi 12, 1) è per lui una fonte d’ispirazione. È interessante che l’ordine che Dio dà ad Abramo in Genesi 17, 1, «cammina davanti a me e sii integro», nelle traduzioni aramaiche classiche (Targum Onkelos e Targum Jonathan) appare come: “serviMi”. Ed è così che lo intendevano anche gli esegeti medievali. Il percorso di vita di una persona deve manifestare quel tipo di fede che serve il Creatore e tutto il creato.

Gli anniversari evocano il ricordo di ciò che è stato fatto in passato e invitano a fare progetti per il futuro. Il profeta Isaia afferma che «quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (40, 31). Così, il cammino del mio caro amico ha un nuovo inizio col nascere di ogni giorno.

di Abraham Skorka