Appunti di viaggio

Ex malati di covid
a lezione di lirica
Il metodo inglese

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05 marzo 2021

In una lezione via zoom, Suzi Zump, docente di lirica dell’Opera Nazionale inglese, insegna al suo studente come mantenere la giusta postura della schiena, allargare i polmoni, inspirare ed espirare profondamente e produrre con la gola e il naso un suono prolungato, a cui cambiare tonalità ciclicamente. L’allievo, Wayne Cameron, ripete diligentemente le indicazioni della professoressa. «Bravo Wayne, ma cerca di sollevare di più la lingua».

A guardare il video, diffuso sui social britannici, si potrebbe pensare a prima vista di trovarsi di fronte ad uno dei tanti corsi a distanza, diventati la normalità in tempi di pandemia anche per i giovani cantanti lirici delle più prestigiose accademie musicali. Tuttavia Wayne Cameron ha 57 anni di età e lavora come responsabile in un magazzino di smistamento per mobili d’ufficio. Non è poi particolarmente intonato. Insomma, ha poco dello studente tipico: infatti le sue lezioni di canto gli sono state prescritte dai medici come terapia riabilitativa dopo un lungo e doloroso ricovero in ospedale per infezione da covid-19.

L’iniziativa, chiamata “Respira con ENO” (dove la sigla ENO sta per English National Opera), è stata lanciata insieme alla più importante rete ospedaliera pubblica britannica, quella dell’Imperial College N.H.S. Trust. Si tratta di un programma di sei-sette settimane, gestito da insegnanti di lirica per aiutare i malati ex covid a reimpostare la loro respirazione. L’idea è nata da due necessità, o due difficoltà, che alla fine si sono incontrate. Da un lato, l’Opera lirica, come tutti i settori dello spettacolo e dell’intrattenimento, è stata colpita duramente dalla pandemia, in Gran Bretagna come in tutti i paesi del mondo.

È da un anno che il settore è praticamente fermo e gli spettacoli cancellati. Così la English National Opera, che insieme alla Royal National Opera, rappresenta l’eccellenza britannica, ha pensato di reindirizzare almeno una parte delle proprie energie nella battaglia contro la pandemia. I costumisti hanno cominciato a cucire tute protettive per gli ospedali inglesi, una Boheme di Puccini è stata eseguita a distanza attraverso maxi-schermi dislocati nei parchi di Londra per cercare di risollevare il morale. Il colpo di genio è però arrivato da un incontro con i medici dell’Imperial College, che stavano cercando nuove modalità per riabilitare i loro pazienti di covid, dopo lunghi periodi in terapia intensiva.

«L’impossibilità di respirare, anche dopo la malattia, è terribile», spiega in un’intervista ai giornali inglesi la dottoressa Sarah Elkin, specialista di pneumatologia. «Purtroppo sono ancora molto sottovalutate le conseguenze del covid specie su ex malati gravi. Dopo che hai esaurito le potenzialità dei trattamenti medicinali, non resta molto altro da fare». Così quando Suzi Zump si è presentata nel quartier generale dell’ospedale con la proposta di utilizzare insegnanti di lirica, al momento disoccupati, per aiutare ex pazienti di covid a recuperare il controllo del loro respiro, all’Imperial College, i medici le hanno risposto: «Perché no?» All’inizio sono stati reclutati dodici pazienti. L’esperimento ha funzionato sia sul piano medico che su quello psicologico e morale, creando entusiasmo e nuove motivazioni tra ex malati e insegnanti. Ad oggi sono circa mille le persone coinvolte. Intanto Wayne Cameron, il volontario numero 1, ha raccontato che pochi giorni fa è riuscito persino ad ingaggiare una battaglia a palle di neve con la propria figlia. Il fiato gli sta tornando. In macchina si allena con gli esercizi di inspirazione ed espirazione, qualche volta canta e scherza con se stesso: «Chissà , magari sono destinato a diventare il prossimo Pavarotti».

di Elisa Pinna