Un corso promosso dalla diocesi per superare distanza e diffidenza

La Chiesa e i Rom:
un’amicizia che si rinnova

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27 febbraio 2021

I Rom e i Sinti sono da sempre nel cuore e nelle preoccupazioni della Chiesa di Roma. Il “popolo maledetto”, segnato da un “peccato originale”, come ha scritto Marco Impagliazzo nel suo Il caso Zingari, che ne avrebbe «determinato il destino di fuga costante, quale punizione per non avere accolto la Santa Famiglia al tempo della fuga in Egitto, o per essere stati i fabbri che fusero i chiodi della crocifissione di Cristo. Una sorta di corresponsabilità al deicidio all’inaccoglienza a Gesù». L’immagine che meglio esprime la loro condizione di isolamento e di abbandono è quella evangelica di “pecore senza pastore”, uno stato di emarginazione che si è ulteriormente aggravato nel corso dell’ultimo anno anche a causa agli escludenti effetti prodotti dalla pandemia del covid-19. Silvano Fausti, in un commento al Vangelo di Luca, scrive: «In greco forestiero è scritto paroikeĩs, parrocchiano, che vuol dire “Zingaro” colui che non fa parte del popolo, non abita dentro, è l’estraneo».

Durante l’anno trascorso tra i numerosi operatori che si interessano del mondo dei Rom e Sinti è sorta spontanea l’esigenza di promuovere un maggiore coordinamento e soprattutto di conoscere meglio e più da vicino la condizione in cui vivono nella nostra città, Da questa esigenza e su iniziativa del vicegerente monsignor Gianpiero Palmieri è nata la decisione di dar vita ad un momento di confronto tra diverse associazioni e parrocchie con il fine di verificare le numerose iniziative in campo e promuoverne di nuove. A questo coordinamento partecipano la Caritas, la Comunità di Sant’Egidio, l’Associazione 21 Luglio, monsignor Pierpaolo Felicolo, don Salvatore Policino, oltre ad una serie di operatori di varie parrocchie.

Nel corso di questi incontri è maturata l’esigenza di approfondire sia sul piano culturale e sociale che su quello religioso la conoscenza di questo mondo spesso lontano alla nostra quotidianità, attraverso la realizzazione di un corso di formazione aperto a tutti gli operatori del settore col quale “incontrare nuovamente e da vicino” il mondo dei Rom e dei Sinti. Il corso privilegerà le testimonianze di una serie di operatori laici e religiosi che da anni in forma spesso silenziosa e lontana dai riflettori operano in questo campo, attraverso una pluralità di attività, opere e gesti concreti: facendo catechismo, aiutandoli nella soluzione dei loro problemi quotidiani (documenti di identità, vaccinazioni, rapporti con la pubblica amministrazione), ma soprattutto visitandoli nei campi, mostrando il volto di gagè né antipatici, né ostili, vincendo in questo modo quella secolare diffidenza alla base di quell’antico muro che ci divide.

In quest’opera quotidiana e nascosta tanti operatori volontari hanno assunto la veste di assistenti sociali, maestri, avvocati, assolvendo a tante funzioni di aiuto e di supporto, ma soprattutto creando un circuito di amicizia e solidarietà che ha permesso a molti di ritrovare il volto di una Chiesa materna ed affettuosa. Questa la storia complessa e poco nota ai più, fatta di tante sfaccettature che ci ha spinto a raccontarla, come cercheremo di fare, in questo corso di formazione, attraverso una serie di nove incontri, che ne possano mostrare i risvolti essenziali. Oltre alla storia antica, daremo i dati e le cifre della presenza dei Rom e dei Sinti in Italia e a Roma, ma soprattutto racconteremo un cammino che è stato a volte doloroso: il porrajmos, lo sterminio da parte del nazismo durante la seconda guerra mondiale; l’esodo dai Paesi dell’ex Jugoslavia; la fuga dalla dolorosa guerra di Bosnia e, più recentemente, la partenza dalla Romania sconvolta dalla crisi economica.

La presenza dei Rom e dei Sinti nella città è stata segnata spesso da episodi di intolleranza, come nel 1987 quando ci furono manifestazioni e barricate nei quartieri della periferia est, o, come lo scorso anno, episodi di antigitanismo hanno nuovamente attraversato la città. Rappresenteremo la situazione nei campi, lontani e in condizioni di estrema povertà ed emarginazione, dandone le dimensioni, il difficile e a volte duro e inadempiente rapporto con le istituzioni, la questione della difficile scolarizzazione, ma anche le “buone prassi”, come le Scuole della Pace della Comunità di Sant’Egidio o l’inserimento lavorativo di alcuni, la nuova situazione alloggiativa di altri o l’impegno come mediatori culturali.

Papa Francesco ha incontrato in più occasioni il popolo Rom. In una di queste ha detto: «Molti di voi vengono da lontano e hanno fatto un lungo viaggio per arrivare qui. Siate benvenuti! Vi ringrazio per aver voluto commemorare insieme lo storico incontro del beato Paolo vi con il popolo nomade. Sono passati cinquant’anni da quando egli venne a farvi visita nell’accampamento di Pomezia. Conosco le difficoltà del vostro popolo, visitando alcune parrocchie romane nelle periferie della città, ho avuto modo di sentire i vostri problemi, le vostre inquietudini… Vorrei che anche per il Vostro popolo si desse inizio a una nuova storia, a una storia rinnovata. Che si volti pagina! È arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia. Nessuno si deve sentire isolato, nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri… Più volte anche da parte di san Giovanni Paolo ii e Benedetto xvi vi è stato assicurato l’affetto e l’incoraggiamento della Chiesa...». E il 9 maggio 2019 li ha salutati con queste calorose parole: «I veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente… perché non sanno abbracciare… Invece la vera strada è quella della fratellanza… Vi ringrazio tanto, prego per voi, vi sono vicino. E quando leggo qualcosa di brutto, vi dico la verità soffro, perché questa non è civiltà. L’amore è la civiltà, perciò avanti con l’amore».

Parole, quelle del Papa che devono orientare e formare i nostri pensieri, le nostre azioni e i nostri comportamenti, così saremo fedeli compagni di questi nostri fratelli da sempre in cammino.

di Susanna Placidi