Il direttore di Medici con l’Africa Cuamm sul difficile controllo della pandemia

Nelle mani di chi ha a cuore il futuro dei popoli

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26 febbraio 2021

Lo ripete fin dall’inizio della pandemia: «Occorre impedire che il coronavirus si diffonda in maniera capillare in tutto il continente africano, perché ciò potrebbe provocare una vera e propria tragedia. L’Africa ha un sistema sanitario che, per molteplici ragioni — spiega al nostro giornale don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm — non può far fronte in maniera tempestiva al propagarsi del virus; per questa ragione occorre al più presto un piano vaccinale efficace in grado di tutelare tutta la popolazione a rischio. Purtroppo, il continente africano e i Paesi più poveri restano i grandi esclusi. Tutti parlano del vaccino anti covid-19 ma l’Africa non c’è. È fuori dal radar». Basti pensare che alla fine di gennaio, le persone vaccinate erano circa una trentina: numeri impercettibili se si considera la grandezza del continente.

Don Carraro, 62 anni, padovano, da decenni in prima linea a tutela della salute delle popolazioni africane, è convinto più che mai che davanti ad un’emergenza di queste dimensioni, l’unica risposta possibile «deve essere necessariamente globale». Le iniziative dei singoli Stati, a volte, possono non essere sufficienti ed adeguate per far fronte alla pandemia da covid-19. In poche parole, «serve un piano vaccinale per l’Africa — sottolinea il direttore di Medici con l’Africa Cuamm — e servono più dosi. Il Covax, l’iniziativa per la distribuzione equa dei vaccini nel mondo, riuscirà a fornire l’antidoto entro la prima metà del 2021, solo al 5 per cento della popolazione africana su poco più di 1,216 miliardi di persone. Ma ci vogliono pure tanti soldi! Finora sono stati raccolti solo due miliardi di dollari dei dieci necessari per avere una immunità “comunitaria”. Bisogna, però, fare di più. Inoltre, c’è il problema dei brevetti, che essendo una proprietà intellettuale, sono protetti e riservati solo ad alcune case farmaceutiche, riducendo così di molto la capacità di produzione. «Per questa ragione — spiega il sacerdote — è fondamentale produrne di più consentendo ai diversi centri produttivi (India e Brasile in particolare) di aumentare le quantità ed è necessaria la sospensione temporanea del brevetto. Il rischio è quello di un’ulteriore ingiustizia: la disuguaglianza vaccinale». In questa fase la logistica svolge un ruolo determinante, così come è stata fondamentale nella prima fase del lock-down quando la distribuzione di mascherine e gel igienizzanti faceva fatica a raggiungere le popolazioni africane.

Secondo don Dante, però, «le vaccinazioni mettono a nudo le debolezze di un sistema sanitario. Dietro ad una campagna vaccinale ci sono attività concrete. Per prima cosa l’antidoto deve arrivare a destinazione e ben conservato. Dalla capitale va trasportato nei punti vaccinali, negli ospedali e poi da questi ai centri sanitari fino ai villaggi. Serve un sistema logistico che funzioni compresa la “catena del freddo” che garantisca i gradi necessari. Ma ci sono anche cose più elementari da garantire: le siringhe, il cotone, l’alcol, credetemi, non sono scontati». E poi, aggiunge il direttore di Medici con l’Africa Cuamm, ci vuole il personale che somministra il vaccino e che deve essere formato. Inoltre, c’è la sfida dell’accettabilità culturale da parte delle comunità, che si supera solo con campagne di informazione come sperimentiamo ogni giorno. «In Africa — continua — ci sono tanti villaggi lontani dalle città e non sempre c’è un vero ospedale vicino a disposizione. Spesso ci sono solo i cosiddetti lavoratori sanitari di comunità, che conoscono la cultura e le tradizioni dei vari posti. Queste persone vanno coinvolte perché spieghino l’efficacia del vaccino e come mai è così importante farlo. Le sfide perciò sono molte e per questo ci vuole l’impegno di tutti. Solo così anche l’Africa potrà sconfiggere il coronavirus».

Da qui, don Carraro, nel ribadire che «nessuno si salva da solo» e che a questa verità deve seguire una mobilitazione, lancia un appello a «tutti, giovani e anziani, ricchi e poveri, credenti e non, affinché la solidarietà non subisca nessuna battuta d’arresto. Ci rendiamo perfettamente conto che l’attuale situazione ha allargato le maglie della povertà, ma noi continuiamo ad avere fiducia e a sperare nei nostri benefattori e di quanti hanno a cuore il futuro dell’Africa e dell’umanità».

di Francesco Ricupero