Intervento del segretario per Rapporti con gli Stati Paul Richard Gallagher

La risposta al covid-19
non può limitare
i diritti umani

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24 febbraio 2021

Pubblichiamo una traduzione italiana del videomessaggio di Monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, in occasione della 46a sessione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu

Signora Presidente,

Sono lieto di trasmettere i cordiali saluti di Sua Santità Papa Francesco, a lei, all’Alto Commissario per i diritti umani, nonché a tutte le Delegazioni degli Stati Membri e Osservatori, e di avere l’opportunità di parlare a questa 46a sessione del Consiglio dei diritti umani.

Da oltre un anno, ormai, la pandemia di covid-19 incide su ogni aspetto della vita e dell’interazione umana, causando la perdita di tanti fratelli e sorelle e mettendo in dubbio i nostri sistemi economici, sociali e sanitari. In poche parole, ci siamo dovuti confrontare con la fragilità della nostra natura umana.

In questo contesto, l’impegno a proteggere e promuovere i diritti umani universali deve affrontare nuove sfide, riaffermando al tempo stesso la sua importanza. Come comunità globale dobbiamo riscoprire le fondamenta dei diritti umani universali per valutare come applicarli in modo autentico al contesto attuale. A tal fine, vorrei cogliere questa opportunità per riflettere brevemente su tre temi: la dignità umana come fondamento dei diritti umani; il rischio del loro deterioramento; e la promozione autentica dei diritti umani fondamentali alla luce della pandemia di covid-19.

La dignità umana come fondamento dei diritti umani


Il Preambolo della Dichiarazione universale dei diritti umani afferma in modo inequivocabile che «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo» (Dichiarazione universale dei diritti umani, Risoluzione 217 a dell’Assemblea generale, 10 dicembre 1948, Preamble, disponibile anche nella versione inglese al link : www.ohchr.org/ en /udhr/Documents/ udhr Translations/eng.pdf [consultato il 4 febbraio 2021]). È stata questa stessa convinzione a portare la famiglia delle nazioni a proclamare con audacia nella Carta delle Nazioni Unite la sua «fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole» (Carta delle Nazioni Unite, 26 giugno 1945, Preambolo, disponibile nella versione inglese al link: www.un.org/en/sections/un—charter/preamble/in-dex.html [consultato il 4 febbraio 2021]).

Questi due documenti, che servono da pietra d’angolo per il sistema delle Nazioni Unite e i meccanismi per i diritti umani al loro interno, riconoscono una verità oggettiva, una verità indipendente dal bisogno di consenso e non condizionata dal tempo, dal luogo, dalla cultura o dal contesto, ovvero che ogni persona umana è intrinsecamente e universalmente dotata di dignità umana, che è la base per l’interazione umana autentica. Il vasto sistema di meccanismi per la promozione e la tutela dei diritti umani delle Nazioni Unite nasce da questa convinzione fondamentale. Essi rappresentano un metodo concreto mediante il quale la comunità globale cerca di sostenere questi ideali essenziali.

Purtroppo, dichiarare questo impegno solenne è più facile che realizzarlo concretamente. La Dichiarazione universale dei diritti umani afferma che «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo» (Dichiarazione universale dei diritti umani, Preambolo). Pertanto, quando vediamo un mondo spezzato dalle divisioni, sofferente a causa delle ingiustizie e del flagello della guerra, dobbiamo ammettere che gli obiettivi sopracitati sono ancora ben lungi dall’essere «riconosciuti, rispettati, protetti e promossi in ogni situazione» (cfr. Messaggio del Santo Padre ai partecipanti alla Conferenza Internazionale «I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni», 10 dicembre 2018), malgrado la buona volontà e l’impegno del sistema delle Nazioni Unite.

Lo sviluppo dei diritti umani


Certo, la promozione autentica dei diritti umani fondamentali dipende dall’impegno sincero non solo degli Stati, ma di ogni individuo sulla base della propria libertà di coscienza e nella consapevolezza della propria responsabilità morale (cfr. Papa Francesco, Lettera enciclica Fratelli tutti, n. 166). Tuttavia, anche a livello istituzionale e multilaterale, ci sono pericoli che minacciano la promozione e la protezione autentica dei diritti umani. Di fatto, i diritti umani possono essere considerati un imperativo morale solo nella misura in cui promuovono veramente le basi dalle quali derivano. Ogni pratica o sistema che tratti i diritti in modo astratto, separato da valori universali preesistenti, rischia di minarne la ragion d’essere. In un tale contesto di “diritti” privi di valori, le stesse istituzioni dei dritti umani create per promuovere la dignità umana diventano suscettibili alle idee o ideologie prevalenti, e possono imporre obblighi o punizioni che gli Stati-Parte fino a quel momento non hanno mai contemplato e che, di fatto, in qualche caso, possono contraddire i valori che avrebbero dovuto promuovere. Potrebbero persino presumere di “creare” cosiddetti “nuovi diritti” privi di un fondamento oggettivo, allontanandosi così dal loro fine di servire l’umanità e la dignità umana.

Per fare un esempio: la “vita” prima di essere un diritto è anzitutto un bene da custodire e proteggere. Nel corso dei decenni, il contenuto del diritto alla vita è stato progressivamente allargato, in particolare aumentando la protezione contro gli atti di tortura e le sparizioni forzate, limitando l’accettazione e l’applicazione della pena di morte, e proteggendo gli anziani, i migranti, i bambini e la maternità, tanto per citare alcuni esempi. Tali sviluppi sono estensioni ragionevoli del diritto alla vita, in quanto la loro base fondamentale rimane il valore della “vita”, che è già di per sé la principale espressione della dignità inerente di ogni persona umana. Tuttavia, quando tale diritto viene separato dalla sua base fondamentale, c’è il rischio concreto che la tutela di “diritti” finisca col minare il valore che intendeva promuovere.

Un infelice precedente di ciò lo si può constatare per esempio nelle Osservazioni generali del Comitato per i diritti umani numero 36, sul diritto alla vita, che — lungi dal proteggere il valore della vita e della dignità umana — ne distorce il significato in modo da comprendervi il “diritto” al suicidio assistito e a porre fine alla vita di nascituri (cfr. General Comment No. 36 on Article 6 of the International Covenant on Civil and Political Rights – Right to life, 30 ottobre 2018, §§ 8—9).

Signora Presidente,

Nell’attuale pandemia di covid-19 molte questioni riguardanti i diritti umani hanno assunto un’importanza ancora più grande. Pur riconoscendo il valore e la necessità di alcune misure imposte dalle autorità locali, nazionali e regionali al fine di tutelare la salute pubblica, la mia Delegazione desidera far notare come alcune di tali misure colpiscano anche il libero esercizio di numerosi diritti umani. Molte persone che si trovano in situazioni di vulnerabilità — come anziani, migranti, rifugiati, popolazioni indigene, persone internamente dislocate e bambini — sono state colpite in modo sproporzionato dalla presente crisi. Qualsiasi limitazione all’esercizio dei diritti umani al fine di tutelare la salute pubblica deve nascere da una situazione di stretta necessità. Le limitazioni devono essere proporzionate alla situazione, applicate in maniera non discriminatoria e attuate solo in mancanza di altri mezzi (cfr. per esempio, Patto inter-nazionale sui diritti civili e politici, 16 dicembre 1966, art. 4.1; cfr. art. 12.3, 18.3, 19, 21, 22; disponibile in inglese al link: www.ohchr.org/ en /ProfessionalInterest/Pages/ ccpr. aspx [consultato il 4 febbraio 2021]).

A questo proposito, la Santa Sede desidera in particolare ribadire l’urgenza di tutelare il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Essendo il diritto più fondamentale, la sua protezione, promozione e realizzazione è una grande priorità. In particolare, la fede religiosa e la sua espressione sono al centro della realizzazione e dell’espressione umana, poiché toccano la dimensione più intima della dignità della persona umana, nella sua coscienza. Al fine di rispettare il valore inerente di tale diritto, la libertà religiosa autentica esige che le autorità politiche s’impegnino con i leader religiosi, le organizzazioni confessionali e quelle della società civile che si dedicano alla promozione della libertà di religione e di coscienza.

La risposta globale alla pandemia di covid-19 rivela che questa solida comprensione della libertà di religione si sta erodendo. Ignorando la dimensione religiosa della persona umana o, peggio, accantonandola come non essenziale, questo diritto fondamentale viene ridotto a poco a poco a una forma di libertà di pensiero o di opinione personale e privata invece dall’essere rispettato come parte integrante di ciò che significa essere umani. La Santa Sede desidera sottolineare che, come riconoscono anche numerosi strumenti sui diritti umani, la libertà di religione ne tutela pure la testimonianza e la manifestazione pubblica — sia individualmente sia collettivamente, in pubblico e in privato — attraverso forme di culto, osservanza e insegnamento. Purtroppo, le restrizioni dovute al covid-19 in alcune aree — lungi dal fornire la massima protezione del diritto alla libertà di religione — ai luoghi di culto o di educazione religiosa applicano limitazioni anche più stringenti di quelle adottate per molte altre attività e servizi. La Santa Sede ribadisce che per le persone di fede la possibilità di praticare la propria religione o credenza e di ricevere una guida spirituale e un accompagnamento rientra tra i servizi essenziali più importanti. Ci sono molti esempi di come poter garantire la libertà di culto, pur adottando tutte le precauzioni necessarie per tutelare ragionevolmente la sicurezza pubblica.

In conclusione, Signora Presidente,

Anche se la pandemia di covid-19 ha di fatto rivelato la fragilità della nostra comune natura umana, ha anche dimostrato la nostra profonda interdipendenza. Mentre questo emerge chiaramente dagli effetti globali del covid-19, vale anche per il nostro approccio ai diritti umani e al multilateralismo nel suo insieme. Al fine di contrastare in modo efficace le conseguenze delle diverse crisi, dobbiamo essere disposti a passare oltre a ciò che ci divide. Per questo, l’invito che Papa Francesco ha espresso nella sua Lettera enciclica più recente Fratelli tutti, è della massima importanza, ovvero che «in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità» (Papa Francesco, op. cit., n. 8). Solo attraverso il dialogo sincero e costruttivo riusciremo a superare le sfide che dovremo affrontare, rafforzando al tempo stesso i nostri sforzi per promuovere la protezione autentica dei diritti umani.

L’attuale crisi ci offre una opportunità unica per avvicinarci al «multilateralismo, [come] espressione di una rinnovata corresponsabilità mondiale, di una solidarietà fondata sulla giustizia e sul compimento della pace e l’unità della famiglia umana, progetto di Dio per il mondo» (Papa Francesco, Videomessaggio in occasione della 75a sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, 25 settembre 2020). La Santa Sede, nel rinnovare il suo impegno costruttivo nell’ambito del lavoro di questo Consiglio, che rappresenta un pilastro fondamentale del sistema multilaterale, continuerà a spendersi in modo collaborativo a tal fine.

Grazie, Signora Presidente.