Casa di accoglienza di Avsi Brasil per immigrati venezuelani

Abbattere la barriera dell’indifferenza

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17 febbraio 2021

Si chiama Casa Buon Samaritano ed è una struttura di accoglienza per migranti e rifugiati venezuelani che hanno trovato opportunità di lavoro nella regione del Lago Sul, in Brasile. Inaugurata nei giorni scorsi, su una proprietà donata dalla Conferenza episcopale del Brasile (Cnbb), sarà gestita da Avsi in collaborazione con l’Istituto per le Migrazioni e i Diritti Umani (Imdh)/suore scalabriniane e finanziato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per la popolazione, i rifugiati e le migrazioni (Prm). L’iniziativa, che fa parte del progetto Welcomed through Work, implementato da Avsi Brasil, è a supporto delle azioni della task force umanitaria Operação Acolhida, guidata dal governo federale brasiliano. Welcomed through Work prevede l’inserimento nel mercato del lavoro di migranti venezuelani e famiglie brasiliane in situazioni di grande vulnerabilità sociale. In un anno hanno trovato lavoro 420 migranti venezuelani.

La struttura può contare su 18 camere, cucina, caffetteria e stoviglie, lavanderia, una sala comunitaria per giochi con i bambini, aule per corsi di portoghese, informatica e preparazione al lavoro, sala lettura, un auditorium e una cappella. «Sono 3.500 metri quadrati di superficie — racconta Fabrizio Pellicelli, direttore e presidente di Avsi Brasil — costruiti per arrivare ad ospitare fino a 94 persone, gruppi familiari in cui almeno un membro è stato selezionato per lavorare nella regione e ha bisogno di questo supporto abitativo nei primi mesi di avvio. Nel centro è previsto anche l’accompagnamento di un assistente sociale che fornirà supporto e aiuterà i migranti nel passaggio verso un luogo di residenza stabile».

«La mancanza di lavoro, la fame, l'insicurezza, le malattie — ha sottolineato il vescovo di Roraima e vicepresidente della Conferenza episcopale brasiliana, monsignor Mário Antônio da Silva — sono una prova di sopravvivenza per i migranti. I venezuelani però mantengono accesa la speranza di una nuova vita in Brasile, di trovare un posto dignitoso in cui vivere, un lavoro e integrarsi nella nostra società».

Dello stesso avviso anche il presidente di Red Clamor, monsignor Gustavo Rodríguez Vega, arcivescovo di Yucatán (Messico), che ha presentato nei giorni scorsi il rapporto realizzato da Red Clamor con il supporto dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, Unhcr, e del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) sui rifugiati e migranti che dal Venezuela sono arrivati in diverse regioni dell’America Latina per sfuggire alla grave situazione del loro Paese. Il presule, infatti, sostiene che è necessario superare «la barriera dell’indifferenza, creiamo consapevolezza del prezioso contributo che i rifugiati e migranti venezuelani danno al Paese che li accoglie. Impariamo ad abbattere i muri che ci separano e a creare ponti di incontro per arricchirci a vicenda». Il rapporto ha l’obiettivo di condividere le testimonianze di rifugiati e migranti venezuelani, rendendo visibili i loro sentimenti, le sfide che hanno dovuto affrontare e la forza con cui hanno superato ogni tipo di difficoltà. Inoltre, offre una serie di raccomandazioni per promuovere la protezione e lo sviluppo globale di rifugiati e migranti nelle comunità che li ospitano. Al riguardo Avsi, in collaborazione con altri partner, sta cercando di andare incontro alle esigenze di migliaia di persone costrette ad abbandonare le loro case. «Solo un approccio che coinvolge imprese private, donatori istituzionali e altre ong — spiega Giampaolo Silvestri, segretario generale della Fondazione Avsi — può aiutare a fronteggiare il fenomeno migratorio al tempo della pandemia. Questa ci sembra la strada maestra per garantire la tutela dei diritti fondamentali di tutti».

di Francesco Ricupero