Un nuovo manuale di dizione

Per un’etica
della precisione linguistica

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11 febbraio 2021

Se è vero come recitava Nanni Moretti in una celebre scena di Palombella Rossa che «le parole sono importanti», è altrettanto fondamentale il modo, la veste sonora che diamo loro non solo quando dobbiamo esprimerci in contesti formali ma anche quando vogliamo far capire perfettamente i concetti che stiamo esprimendo. Non ultimo, anche se può sembrare preoccupazione troppo raffinata, il rispetto per la sostanza, per la storia di quella parola, che anche nel suono, nella pronuncia porta in sé la propria storia, le mille sfumature pensate e quindi espresse da una lunga catena di parlanti che ci hanno preceduto e hanno lasciato la loro impronta.

È anche per questa serie di motivi che diamo il benvenuto a un nuovo manuale di dizione che già dal titolo si pone in dialogo con il lettore con grande chiarezza: Pronuncio correttaménte. Manuale teòrico e pratico délle nòrme délla dizione italiana (Roma, Armando editore, 2021, pagine 260, euro 18) con gli accenti che anche nella grafia fanno intendere come nessun particolare per l’accompagnamento del fruitore lettore parlante sia stato trascurato.

Nell’introduzione, i due autori — Marie-José D’Alessandro, docente all’Università della Calabria e Lindo Nudo, attore, regista e docente di dizione — spiegano perfettamente l’organizzazione del manuale e i punti fermi "divulgativi" attorno ai quali si configura.

Anzitutto la grafica appropriata e le tabelle che seguono passo passo il ragionamento espositivo. La scelta precisa poi di strutturare l’esposizione delle regole seguendo l’ordine alfabetico non è particolare trascurabile, perché in un manuale che richiede al lettore una sua “esecuzione” pratica, dargli la certezza di un ordine preciso e assieme elementare come può essere il ricorso all’ordine alfabetico tranquillizza e incoraggia.

Proprio in virtù di questo gli autori sanno mettersi accanto al destinatario con l’obiettivo di renderlo utente attivo, protagonista della lezione che sta apprendendo.

Non dimentichiamo poi che essere linguisticamente attivi e consapevoli vuol dire anche essere cittadini migliori, dominare meglio la nostra espressione, acquisire sicurezza, mostrare un lato maturo del nostro stare in una comunità che ruota inevitabilmente attorno alla propria lingua.

E lo vediamo oggi, nella civiltà dominata dal visuale e dall’effimero quanto virulento sottofondo dei social quanto invece sia importante esprimersi con termini chiari, rispettosi che non aggrediscono ma che favoriscono l’incontro tra le persone anche e soprattutto quando siamo di fronte a una tastiera che pare uno scudo e invece è uno schermo trasparente al di là del quale c’è sempre l’altro e non una stringa anodina fatta di pixel.

L’italiano, poi, con la sua ricchezza e la duttilità ha più che mai bisogno di precisione. Basti pensare a quanto una vocale chiusa o aperta possa cambiare il significato di una nostra espressione anche banale.

Si dice «andare a pésca» mentre si ha voglia di «mangiare una pèsca» tanto per fare uno dei mille esempi di distinzione fonologica tra due suoni che pure hanno la stessa veste grafica. E pensiamo anche a quanto sia importante osservare il giusto rafforzamento dopo una congiunzione o una parola tronca. Si chiama raddoppiamento fono sintattico ed è una caratteristica probabilmente unica della nostra lingua e che ne dimostra la storicità, come gli anelli circolari di un tronco.

Avere la consapevolezza di quanto sia prezioso lo strumento di cui ci serviamo in ogni momento della vita è già quindi un primo passo decisivo, cominciare a esercitarlo ad alta voce questo strumento sarà come fare le scale per un musicista: irrobustire non solo il nostro repertorio comunicativo ma anzitutto la nostra personalità.

di Saverio Simonelli