Compie cento anni la rivista «San Francesco, patrono d’Italia»

“Parole povere”
per essere tutti fratelli

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04 febbraio 2021

«È Nostra ferma fiducia, che in tempi di diffidenze, di cupidigie e di odi, come gli attuali, l’esempio, la memoria e l’intercessione del Serafico Patriarca siano provvidenzialmente destinati a spegnere nei ghiacciati cuori i micidiali egoismi, a sollevare gli animi verso le ragioni luminose e serene». Questa frase appare sulla copertina del primo numero di «San Francesco, patrono d’Italia», l’organo di stampa del Sacro convento di Assisi. È la benedizione di Papa Benedetto xv . Era il 4 ottobre del 1920.

Sono cent’anni che «San Francesco» parla al mondo. Un mondo che — all’epoca — stava uscendo dalla distruzione e dalla crisi della prima guerra mondiale. Oggi, il panorama mondiale è diverso. Ma non così tanto, purtroppo. La guerra si combatte su altri fronti: la pandemia; la povertà; l’egoismo imperante; le guerre sommerse.

La soluzione? La conosciamo bene: la fratellanza, una sola parola. E semplice. Il Pontefice ci ha donato — grazie alla sua enciclica Fratelli tutti — la possibilità di riflettere sul “dove” stiamo andando e sul “dove” potremmo arrivare.

Fratellanza, una parola così cara, comune, al santo di Assisi. Lui stesso ha incarnato il “concetto” di fratellanza. La rivista «San Francesco» — nel centenario della sua fondazione — ha colto questo momento di riflessione globale, per dare vita a dodici interessanti appuntamenti in dodici piazze italiane vissute dal Poverello di Assisi. Sono “Parole povere” — questo è il titolo dell’iniziativa che sta viaggiando sul web — quelle che la rivista intende offrire ai lettori: se si ha la consapevolezza della propria “povertà” allora ci si può riconoscere davvero “tutti fratelli”.

In questo poliedrico panorama — composto da diverse anime, religioni, culture — lo strumento della comunicazione digitale è una via che offre possibilità e visioni che — al momento della fondazione della rivista — non potevano essere, certamente, immaginabili. Il frate minore conventuale Enzo Fortunato, direttore della testata, lo spiega bene: «Sulle orme di Francesco, sulla pluralità di linguaggi e sull’esaltazione di ogni mezzo tecnologico come “dono” il francescanesimo ha deciso di adottare a piene mani ogni strumento di comunicazione, come mezzo diretto, immediato, interattivo e partecipativo». Partecipazione è comunità, e dove c’è comunione c’è comunicazione. E san Francesco d’Assisi lo sapeva bene, parlando di Dio nelle chiese, nelle piazze.

Ora, quelle stesse piazze, si animano ancora una volta, con fiducia e speranza nel futuro. Grazie a «San Francesco, patrono d’Italia» rivivono il secolare spirito francescano della comunità in una nuova, originale veste: quella dell’agorà telematica in cui sentirsi — davvero — «tutti fratelli».

di Antonio Tarallo