«Il Soffitto dipinto» di Maria Teresa Guerra Medici

Cosa racconta il ritratto
della badessa Giovanna

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01 febbraio 2021

L’accesso alla cultura è sicuramente uno degli ambiti attraverso cui la Chiesa ha nei secoli maggiormente concorso all’emancipazione femminile: entrando in convento, le bambine imparavano a leggere e scrivere, potevano studiare, tutte possibilità loro precluse nel mondo laico. Una conferma indiretta delle opportunità offerte dalla vita religiosa viene dall’ultimo libro di Maria Teresa Guerra Medici, storica del diritto esperta della condizione giuridica femminile, che ne Il Soffitto dipinto (Milano, Enciclopedia delle donne, 2020, pagine 158, euro 18) ripercorre la storia di Giovanna Piacenza, badessa del monastero di San Paolo a Parma.

È il 1518 quando costei commissiona al giovane pittore Antonio Allegri, che diventerà più tardi noto come Correggio, il suo ritratto e un ciclo di affreschi per un salone destinato a essere la parte centrale dell’appartamento che la religiosa stava costruendo per suo uso personale. «Una dama, una gran dama a giudicare dalla sicura eleganza di tutta la persona, ma anche una dea che ha lasciato le ombre dei boschi e si affaccia alla aperta campagna padana»: è la descrizione del sorprendente ritratto che la raffigura come dea della caccia e di cui Guerra Medici, in un libro che è, insieme, romanzo e saggio storico, racconta la genesi e il mondo circostante. Quell’Italia cinquecentesca animata da Leonardo, Isabella d’Este, Lucrezia Borgia, Giulio ii e Veronica Gambara.

La Camera della Badessa però non è solo uno straordinario esempio di arte rinascimentale, ma è anche una testimonianza lasciataci dalla committente. Bambina curiosa e molto amante dello studio, a soli 28 anni Giovanna diventa badessa del monastero benedettino di San Paolo, luogo di spiritualità, cultura e potere che guida in modo estremamente saggio. Che la sua immagine ci sia giunta in un ritratto non a carattere religioso, come solitamente avveniva, ma attraverso un’opera di sapore classico, rivela molto della donna che vi è raffigurata. Ed è questo il motivo per cui un dipinto che avrebbe potuto contribuire alla fortuna del giovane Correggio, rimase invece nascosto per secoli. Non fu dunque una questione di clausura, nota Guerra Medici, quanto di imbarazzo. La vicenda della Camera della Badessa è dunque insieme una bella pagina di storia dell’arte e di storia della condizione femminile, sapientemente ricostruita da Maria Teresa Guerra Medici, studiosa che conferma il suo sguardo mai banale.

di Giulia Galeotti