Il ruolo della comunità cattolica filippina nel contrastare l’impatto psicologico della pandemia

Vincere il dolore e riscoprire
il dono della vita

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30 gennaio 2021

Ansia, preoccupazione, paura. Fino alla depressione. Sono i disturbi psicologici che la pandemia di covid-19 genera anche tra la popolazione filippina. In diverse province dell’arcipelago il personale delle Chiese locali si ritrova a incontrare persone che, a causa del coronavirus, soffrono di problemi di salute mentale. La pandemia, con le sue conseguenze economiche e sociali, sta generando ansia e depressione: il covid, si rileva, ha un impatto psicologico soprattutto su persone già deboli e vulnerabili. Le misure necessarie per contenere la trasmissione del virus — quarantena di massa, distanziamento sociale, lockdown — hanno irrimediabilmente cambiato la vita dei cittadini, ritrovatisi a dover restare a casa per un periodo di tempo prolungato o, all’improvviso, senza lavoro, soprattutto per quanti erano impiegati in lavori informali o con un salario a giornata. Molte famiglie filippine hanno perso le proprie fonti di sostentamento e, specialmente nelle periferie della grandi città come Manila, ampie fasce di popolazione hanno iniziato a soffrire materialmente ma anche psicologicamente, per la precarietà del presente e l’incertezza del domani. Così nello Stato asiatico, dove sono stati segnalati oltre cinquecentomila casi di covid-19, ben presto accanto all’indigenza economica è emerso ben presto il disagio psichico che, in principio sottile, spesso in molti si allarga fino a diventare angoscia.

Constatando che la pandemia del coronavirus rappresenta una minaccia per la salute mentale della società filippina, un recente studio promosso da una rete di atenei, coordinati dall’Università nazionale, ha esaminato la presenza di sintomi di patologie psichiatriche in circa duemila persone, identificando i fattori che contribuiscono all'insorgere di tali problemi. In totale, il 16,3 per cento degli intervistati ha valutato l’impatto psicologico dell’epidemia da moderato a grave, il  17 per cento ha riportato sintomi depressivi, il 29 per cento presentava livelli di ansia da moderati a gravi mentre il 13,4 per cento situazioni di stress molto alto. Va notato che i soggetti considerati sono di età diverse, inclusi giovani e donne, e persone costrette alla quarantena comunitaria adottata a Manila e in altre città. Le preoccupazioni per i membri della propria famiglia sono risultate significativamente associate a un maggiore impatto psicologico della pandemia, generando livelli più elevati di stress, ansia e depressione.

Consapevoli di questa emergenza, numerose  diocesi filippine hanno avviato iniziative e programmi, oltre agli aiuti materiali, portando sostegno e consulenza psicologica. L’urgenza, si afferma, è supportare le persone che soffrono di depressione che può sfociare anche nel suicidio. Nella diocesi di Legazpi, sull’isola di Luzon, i diversi casi di soggetti affetti da tali disturbi e l’impennata dei  suicidi hanno destato speciale attenzione: «La Chiesa locale ha intrapreso misure proattive per aiutare le persone affette da problemi di salute mentale sorti nel tempo della pandemia», racconta a «L’Osservatore Romano» Joel Zamudio Baylon, vescovo di Legazpi. In uno dei villaggi della diocesi si sono registrati, nei mesi scorsi, nove casi di suicidio giovanile: un dato allarmante che ha fatto mobilitare la Commissione diocesana Famiglia e vita. «Abbiamo cercato l’aiuto di psicologi e consulenti  che potessero fornire assistenza alle comunità vulnerabili per far fronte alle sfide della vita, soprattutto nel precario tempo della pandemia che ha sconvolto le loro esistenze», ha proseguito il vescovo. Il programma di assistenza parte dall’ascolto delle persone e delle loro difficoltà, portando uno spirito di condivisione, compassione e carità.  «Cerchiamo di aiutarle a condividere le loro lotte, i successi, le debolezze, i punti di forza e le criticità, i fallimenti e le vittorie. Così saranno in grado di riscoprire la loro autostima, di pensare al dono della loro stessa vita come un autentico dono di Dio che si deve amare e far fruttificare», spiega Allan Mora, giovane psicologo impegnato come volontario. «La pandemia non è un momento per sprofondare, ma per rifiorire, pur tra i problemi esistenti,  e sognare un mondo di persone compassionevoli, capaci di relazioni amorevoli e rispettose con se stessi e gli altri», aggiunge.

Anche in altre diocesi del Paese, diverse congregazioni religiose e istituzioni cattoliche  forniscono servizi psicologici e di orientamento alle persone. Il progetto HopeLine, la “linea della speranza”, un servizio di assistenza telefonica già esistente, nato per la prevenzione dei suicidi e le crisi emotive, ha registrato un aumento del 200 per cento delle chiamate a partire dall’aprile 2020 e il trend risulta sempre in crescita. Creata nella diocesi di Kalookan, e dedicata a persone che soffrono di ansia e stress psicologico, è divenuta Covid - HopeLine: ora offre un  sostegno specifico grazie ad  esperti di salute mentale, sacerdoti e consulenti che forniscono supporto medico, psicologico e spirituale a quanti hanno sofferto un impatto psicologico a causa del covid-19. Anche diverse istituzioni educative filippine hanno iniziato a offrire servizi di consulenza psicologica gratuita a studenti, operatori sanitari e persone infette dal coronavirus. L’Università De La Salle a Manila, ad esempio, ha attivato sessioni di assistenza a quanti si ritrovano con gravi problemi di stress, ansia e psicologici causati dalla pandemia. L’approccio delle organizzazioni cattoliche è quello di offrire un contributo per combattere, insieme con le istituzioni pubbliche, l’impatto della pandemia sul benessere materiale e sulla salute mentale.

di Paolo Affatato