Le Nazioni Unite fanno appello alla comunità internazionale

Cicloni e terrorismo sferzano il Mozambico

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28 gennaio 2021

In Mozambico la stagione delle piogge rischia di aggravare le crisi umanitarie nel nord e nel centro del Paese. Il Paese africano, già alle prese con la lotta al covid, in questi ultimi giorni sta affrontando le conseguenze del ciclone Eloise, che ha colpito la città di Beira nella regione centrale, mentre a nord, nella regione di Cabo Delgado, agli effetti del clima si aggiunge anche l’azione di gruppi separatisti musulmani.

A Beira, gli sfollati sarebbero circa settemila e il ciclone Eloise avrebbe distrutto migliaia di ettari di coltivazioni, scrive Al-Jazeera. La stessa emittente riporta anche danni a scuole, ospedali e molte abitazioni, che si aggiungono ai danni causati nella stessa città dal ciclone Idai nel 2019. In quella occasione si ebbero anche mille morti, mentre ad oggi non si hanno notizie di persone decedute a causa del ciclone. Secondo fonti della Croce Rossa citate da Africanews, in totale sarebbero centomila le persone colpite dagli effetti di Eloise, che potrebbe colpire anche il Sud Africa e l’eSwatini.

Nel nord del Paese il fattore climatico si aggiunge al conflitto scoppiato in questi ultimi mesi tra le forze governative e il gruppo islamista collegato al sedicente Stato islamico (Is), Ahlu Sunnah Wa-Jamaa, che dall’estate scorsa controlla il porto di Mocimboa da Praia. In un comunicato dell’ufficio regionale, le Nazioni Unite hanno dichiarato che la crisi regionale riguarda la sicurezza alimentare e il rispetto dei diritti umani della popolazione fuggita a causa del conflitto. Tra le violazioni dei diritti umani riportate vi sarebbero matrimoni forzati e casi di violenze sessuali nei confronti di giovani donne commessi dal gruppo islamista.

Sempre secondo l’Onu, sarebbe necessario raccogliere circa 254 milioni di dollari per affrontare la crisi per tutto l’anno 2021 e dare sostegno a tutta la popolazione regionale. La maggior parte degli sfollati sarebbero stati accolti da parenti o amici, quindi non si sarebbero formati campi profughi nel Paese. Il problema è che l’accesso ad alcune parti di Cabo Delgado in cui si trovano i rifugiati sarebbe già limitato a causa della presenza del gruppo terroristico e con la stagione dei cicloni l’accesso verrebbe ancora di più limitato. La situazione nella regione sta peggiorando di giorno in giorno, visto che le derrate alimentari del World Food Programme, riporta il quotidiano inglese «The Guardian», stanno esaurendosi. Il conflitto tra il gruppo Ahlu Sunnah Wa-Jamaa e le forze governative è scoppiato la scorsa estate quando Mocimboa da Praia, che si trova nei pressi di un importante giacimento di gas naturale, è passata sotto il controllo del gruppo armato. Per far fronte al conflitto, il governo di Maputo ha anche assoldato contractors da altri Paesi. Sebbene il gruppo ribelle sia affiliato all’Is, vi è il sospetto che le sue azioni abbiano anche fini meramente autonomisti e non del tutto religiosi.

Cabo Delgado è una delle regioni più ricche di materie prime del Paese, ma è anche una delle più povere, e nelle settimane successive alla presa della città, in alcuni video sono apparsi degli uomini in tenuta militare, come i membri di Ahlu Sunnah Wa-Jamaa, che rivendicavano la volontà di avere un governo di “credenti” vicino alla popolazione e non uno “ingiusto” e vicino a boss locali, scrive la «Bbc».

di Cosimo Graziani