Multilateralismo

Una priorità per i cittadini del mondo

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15 gennaio 2021

La pandemia ha cambiato le nostre priorità. Per la maggior parte dei cittadini del mondo in cima alla classifica delle necessità ora c’è la sanità e l’accesso alle cure. Il covid-19 ha anche portato in alto nella scala delle questioni importanti a livello globale la cooperazione internazionale e dunque il multilateralismo. A testimoniarlo sono i risultati del sondaggio avviato dall’Onu un anno fa, in previsione del suo 75° anniversario, con lo scopo di comprendere meglio i problemi, le attese e le esigenze della popolazione mondiale e rendere l’organizzazione delle Nazioni Unite più reattiva. Hanno risposto al sondaggio 1,5 milioni di persone in 193 Paesi che hanno voluto condividere quelle che pensano siano le priorità mondiali a breve e lungo termine. Dal sondaggio è inoltre emersa la richiesta di un’organizzazione Onu più inclusiva e trasparente per guidare la risposta alle sfide globali urgenti che non possono essere affrontate senza una maggiore cooperazione internazionale. I risultati dell’indagine, dunque, rivelano che di fronte alla crisi provocata dalla pandemia la priorità immediata e a breve termine per gli intervistati a livello globale è l’accesso universale all’assistenza sanitaria. Le disuguaglianze che il covid ha esacerbato nel mondo hanno spinto gli intervistati anche a indicare tra le necessità più importanti l’istruzione. Garantire a tutti un’istruzione di qualità significa non lasciare indietro nessuno e il covid, con la chiusura delle scuole, ha messo a rischio questa potenzialità. Quindi il mondo ha capito che è importante investire nell’istruzione dei giovani, in particolare nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia centrale e meridionale. Ma tra una regione e l’altra del mondo ci sono anche priorità differenti. Nei Paesi in via di sviluppo, ad esempio, l’urgenza ruota attorno alla “solidarietà globale” e alla necessità di affrontare le disuguaglianze. Nei Paesi sviluppati, un minor numero di intervistati considera prioritario il «sostegno alle aree più colpite». In America Latina e Caraibi, poi, la priorità è l’ambiente anche se la lotta al riscaldamento globale ha cominciato ad essere un tema sentito in ogni parte del mondo, la principale sfida a lungo termine. L’emergenza ambientale è tra le priorità evidenziate dal 73% degli intervistati in America Latina e Caraibi contro il 37% degli abitanti dell’Africa sub sahariana. La ricerca della pace, invece, rimane il tema prioritario per gli intervistati nell’Asia orientale e sudorientale, nel Medio Oriente e nell’Africa subsahariana, insieme alla sfida per l’occupazione, il rispetto dei diritti umani e la riduzione dei conflitti. Inoltre, mentre chi vive in Paesi in pace si mostra preoccupato per le tensioni tra le Nazioni, coloro che abitano i Paesi in perenne conflitto sono più preoccupati per la violenza all’interno dei loro confini. Ma il vero punto di svolta del sondaggio sta nella convinzione, espressa dal 97% degli intervistati, che per affrontare la pandemia, ma anche altre crisi globali, è necessario rafforzare l’approccio multilaterale e la cooperazione tra Paesi. Più della metà degli intervistati ritiene che la cooperazione internazionale sia essenziale, un altro terzo la considera molto importante e più del 10 per cento importante. E la percentuale più alta è stata osservata nel Nord America. Per rafforzare questo multilateralismo, molti si aspettano «un ruolo guida delle Nazioni Unite», un’Organizzazione rinnovata, «più inclusiva, più impegnata, più responsabile e più efficace», con un Consiglio di sicurezza riformato, più rappresentativo e agile. Infine la lezione più importante che deriva da questo sondaggio è che a mostrare più ottimismo sul futuro del mondo sono gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo. È dunque l’Africa il continente più ottimista, mentre il Nord America quello più pessimista. In particolare la regione con la popolazione più ottimista è l’Africa sub-sahariana, dove il 59% degli intervistati ritiene che entro il 2045, quando l’Onu celebrerà il suo primo centenario, il mondo sarà in una condizione migliore di oggi, rispetto al 52% dell’Asia centrale e meridionale, al 51% dell’Asia orientale. Viceversa in Nord America, il 49% degli intervistati prevede un mondo peggiore in un quarto di secolo, mentre in Sud America, Caraibi ed Europa questa percentuale è del 48%.

di Anna Lisa Antonucci