La settimana di Papa Francesco

Il magistero

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14 gennaio 2021

Domenica 10 gennaio

Battesimo del Signore

Oggi festeggiamo il Battesimo del Signore. Abbiamo lasciato, pochi giorni fa, Gesù bambino visitato dai Magi; oggi lo ritroviamo adulto sulle rive del Giordano.
La Liturgia ci fa compiere un salto di circa trent’anni, trent’anni di cui sappiamo una cosa: furono anni di vita nascosta, che Gesù trascorse in famiglia — alcuni, prima, in Egitto, come migrante per fuggire dalla persecuzione di Erode — gli altri a Nazaret, imparando il mestiere di Giuseppe, obbedendo ai genitori, studiando e lavorando.
Colpisce che la maggior parte del tempo sulla Terra il Signore lo abbia passato vivendo la vita di tutti i giorni, senza apparire.
Sono stati tre gli anni di prediche, di miracoli... E tutti gli altri, di vita nascosta in famiglia. È un bel messaggio: svela la grandezza del quotidiano, l’importanza agli occhi di Dio di ogni gesto e momento della vita, anche il più semplice, il più nascosto.

Gesù si immerge nella nostra stessa condizione

La vita pubblica di Gesù comincia con il battesimo al fiume Giordano. Ma Gesù è Dio, perché si fa battezzare? Il battesimo di Giovanni consisteva in un rito penitenziale, era segno della volontà di convertirsi, di essere migliori, chiedendo perdono dei peccati.
Gesù non ne aveva bisogno. Infatti Giovanni Battista cerca di opporsi, ma Gesù insiste perché vuole stare con i peccatori: per questo si mette in coda con loro.
Lo fa con l’atteggiamento del popolo, con l’atteggiamento loro [della gente] che, come dice un inno liturgico, si avvicinava “nuda l’anima e nudi i piedi”... cioè senza coprire niente, così, peccatore.
Gesù scende nel fiume per immergersi nella nostra stessa condizione. Battesimo, infatti, significa “immersione”.
Nel primo giorno del suo ministero, Gesù offre  il suo “manifesto programmatico”.
Dice che Lui non salva dall’alto, con una decisione sovrana o un atto di forza, un decreto. Salva venendoci incontro e prendendo su di sé i nostri peccati. Ecco come Dio vince il male: abbassandosi, facendosene carico.
È anche il modo in cui noi possiamo risollevare gli altri: non giudicando, non intimando che cosa fare, ma facendoci vicini, con-patendo, condividendo l’amore di Dio.

Stile di vicinanza

La vicinanza è lo stile di Dio; Lui stesso lo disse a Mosè: «quale popolo ha i suoi dèi così vicini come voi avete me?».
Dopo questo gesto di compassione di Gesù, accade una cosa straordinaria: i cieli si aprono e si svela finalmente la Trinità.
Lo Spirito Santo scende in forma di colomba  e il Padre dice a Gesù: «Tu sei il Figlio mio, l’amato».
Dio si manifesta quando appare la misericordia. Perché quello è il suo volto.
Gesù si fa servo dei peccatori e viene proclamato Figlio; si abbassa su di noi e lo Spirito scende su di Lui.
Amore chiama amore. Vale anche per noi: in ogni gesto di servizio, in ogni opera di misericordia che compiamo Dio si manifesta, pone il suo sguardo sul mondo.
Ancora prima che facciamo qualsiasi cosa, la nostra vita è segnata della misericordia che si è posata su di noi.
Siamo stati salvati gratuitamente. La salvezza è gratis. È il gesto di misericordia di Dio nei nostri confronti.
Sacramentalmente questo si fa il giorno del Battesimo; ma anche coloro che non sono battezzati ricevono la misericordia di Dio sempre, perché Dio è lì, aspetta che si aprano le porte dei cuori. Si avvicina,  ci carezza con la sua misericordia.
La Madonna ci aiuti a custodire la nostra identità,  di essere “misericordiati”, che sta alla base della fede e della vita.

Tutela dei valori democratici negli Usa

Rivolgo un affettuoso saluto al popolo degli Stati Uniti d’America, scosso dal recente assedio al Congresso.
Prego per coloro che hanno perso la vita.
Ribadisco che la violenza è autodistruttiva sempre. Nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde.
Esorto le Autorità  e l’intera popolazione a mantenere un alto senso di responsabilità, al fine di rasserenare gli animi, promuovere la riconciliazione nazionale e tutelare i valori democratici radicati nella società americana.
La Vergine Immacolata, Patrona degli Stati Uniti d’America, aiuti a tenere viva la cultura dell’incontro, la cultura della cura, come via maestra per costruire insieme il bene comune; e lo faccia con tutti coloro che abitano in quella terra.

Benedizione per i bambini

A causa della pandemia, oggi non ho potuto celebrare i Battesimi nella Cappella sistina, come di solito.
Tuttavia, desidero ugualmente assicurare la mia preghiera per i bambini che erano iscritti e per i loro genitori, padrini e madrine; e la estendo a tutti i bambini che in questo periodo ricevono il Battesimo, ricevono l’identità cristiana, ricevono la grazia del perdono, della redenzione.

Vivere con amore l’ordinario per renderlo straordinario

Domani, concluso il Tempo di Natale, riprenderemo con la liturgia il cammino del Tempo Ordinario. Non stanchiamoci di invocare la luce e la forza dello Spirito, affinché ci aiuti a vivere con amore le cose ordinarie e a renderle straordinarie. È l’amore che cambia: le cose ordinarie sembrano continuare a essere ordinarie, ma quando si fanno con amore diventano straordinarie. Se rimaniamo aperti, docili, allo Spirito, Egli ispira i nostri pensieri e le nostre azioni di ogni giorno.

(Angelus dalla Biblioteca privata)

Il mondo ha bisogno di unità

Da una crisi mai si esce come prima, mai. Usciamo migliori o usciamo peggiori.
I grandi valori ci sono sempre nella vita, ma i grandi valori vanno tradotti nella vita del momento.
Guardiamo solo questi due problemi: i bambini e le guerre. Le statistiche delle Nazioni Unite sono spaventose su questo. Se usciremo dalla crisi senza vedere queste cose, l’uscita sarà un’altra sconfitta. E sarà peggiore.
Io credo che eticamente tutti devono prendere il vaccino. Non è una opzione, è un’azione etica. Perché ti giochi tu la salute, ti giochi la vita, ma anche giochi la vita degli altri. 
Sì, si deve fare. Se i medici lo presentano come una cosa che può andare bene e che non ha dei pericoli speciali, perché non prenderlo?
C’è un negazionismo suicida, in questo, che io non saprei spiegare.
Pensare al noi e cancellare per un periodo di tempo l’io, metterlo tra parentesi. O ci salviamo tutti con il noi o non si salva nessuno.
Questa  è la sfida: farmi vicino all’altro, vicino alla situazione, vicino ai problemi, farmi vicino alle persone.

L’indifferenza uccide

Il menefreghismo non è sano. La cultura dell’indifferenza distrugge, perché mi allontana. L’indifferenza ci uccide, perché ci allontana.
Invece la parola chiave per pensare le vie di uscita dalla crisi è la parola vicinanza.
Tutta la classe dirigenziale non ha diritto di dire io... deve dire noi e cercare una unità di fronte alla crisi.
Un politico, un pastore un cristiano, un cattolico anche un vescovo, un sacerdote, che non ha la capacità di dire noi invece di io non è all’altezza della situazione.
I conflitti nella vita sono necessari, ma in questo momento devono fare vacanza.
Il problema dell’aborto non è un problema religioso, è un problema umano, pre-religioso, di etica umana.
È un problema che anche un ateo deve risolvere. È giusto cancellare una vita umana per risolvere  qualsiasi problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?
Per me la fede è un dono, né tu né io né nessuno può avere fede con le proprie forze: è un dono che ti dà il Signore.

(Intervista al Tg5)

Lunedì 11

Aperti alle donne i ministeri istituiti del Lettorato e dell’Accolitato

Si è giunti in questi ultimi anni ad uno sviluppo dottrinale che ha messo in luce come determinati ministeri istituiti dalla Chiesa hanno per fondamento la comune condizione di battezzato e il sacerdozio regale ricevuto nel Sacramento del Battesimo.
Essi sono essenzialmente distinti dal ministero ordinato che si riceve con il Sacramento dell’Ordine.
Anche una consolidata prassi nella Chiesa latina ha confermato come tali ministeri laicali, essendo basati sul sacramento del Battesimo, possono essere affidati a tutti i fedeli, che risultino idonei, di sesso maschile o femminile, secondo quanto già implicitamente previsto dal can. 230 § 2.
Dopo aver sentito il parere dei Dicasteri competenti, ho ritenuto di provvedere alla modifica del can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Pertanto, dispongo che [esso] abbia in avvenire la seguente redazione: «I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti; tuttavia tale conferimento non attribuisce loro il diritto al sostentamento o alla rimunerazione da parte della Chiesa».
Dispongo altresì la modifica degli altri provvedimenti, aventi forza di legge, che si riferiscono a tale canone.

(Lettera Apostolica in forma di motu proprio «Spiritus Domini»)

Partecipazione femminile più effettiva

La scelta di conferire anche alle donne questi uffici, che comportano una stabilità, un riconoscimento pubblico e il mandato da parte del vescovo, rende più effettiva nella Chiesa la partecipazione di tutti all’opera dell’evangelizzazione.In questo modo, oltre a rispondere a quanto è chiesto per la missione nel tempo presente e ad accogliere la testimonianza data da moltissime donne che hanno curato e curano il servizio alla Parola e all’Altare, apparirà con maggiore evidenza — anche per coloro che si orientano al ministero ordinato — che i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato si radicano nel Battesimo e nella Confermazione.Sarà compito delle Conferenze Episcopali stabilire adeguati criteri per il discernimento e la preparazione dei candidati e delle candidate ai ministeri del Lettorato o dell’Accolitato, o di altri ministeri che riterranno istituire, secondo quanto già disposto nel Motu Proprio Ministeria quaedam, previa approvazione della Santa Sede e secondo le necessità dell’evangelizzazione nel loro territorio.La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti provvederà all’attuazione della suddetta riforma con la modifica dell’Editio typica del Pontificale romanum ovvero del «De Institutione Lectorum et Acolythorum».

(Lettera al Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede circa la modifica del can. 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico)

Mercoldedì 13

Lodare anche nei momenti bui

Proseguiamo la catechesi sulla preghiera, e oggi diamo spazio alla dimensione della lode.
Prendiamo spunto da un passaggio critico della vita di Gesù.
Dopo i primi miracoli e il coinvolgimento dei discepoli nell’annuncio del Regno di Dio, la missione del Messia attraversa una crisi.
Giovanni Battista dubita e gli fa arrivare questo messaggio [dal] carcere: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
Lui sente questa angoscia di non sapere se ha sbagliato nell’annuncio.
Sempre ci sono nella vita momenti di notte spirituale.
Gesù non eleva al Padre un lamento, ma un inno di giubilo: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».
Cioè, in piena crisi, in pieno buio nell’anima di tanta gente, come Giovanni il Battista, Gesù benedice... loda il Padre. Anzitutto lo loda per quello che è: «Padre».
Gesù gioisce perché sa e sente che suo Padre è il Dio dell’universo.
Da questa esperienza di sentirsi “il figlio dell’Altissimo” scaturisce la lode.
Poi Gesù loda il Padre perché predilige i piccoli.
È quello che Lui stesso sperimenta, predicando nei villaggi: i “dotti” e i “sapienti” rimangono sospettosi e chiusi, fanno calcoli; mentre i “piccoli” si aprono e accolgono il messaggio.
Gesù se ne rallegra. Anche noi dobbiamo gioire e lodare Dio perché le persone umili e semplici accolgono il Vangelo.
Io gioisco quando  vedo questa gente semplice, umile che va in pellegrinaggio, che va a pregare, che canta, che loda, gente alla quale forse mancano tante cose ma [non] l’umiltà.
Nel futuro del mondo e nelle speranze della Chiesa ci sono sempre i “piccoli”: coloro che non si reputano migliori degli altri,  consapevoli dei propri limiti e dei propri peccati, che non vogliono dominare... [e] che, in Dio Padre, si riconoscono tutti fratelli.
In quel momento di apparente fallimento, Gesù prega lodando il Padre.

Giudicare le sconfitte in modo diverso

E la sua preghiera conduce anche noi, a giudicare in maniera diversa le nostre sconfitte, le situazioni in cui non vediamo la presenza e l’azione di Dio, quando sembra che il male prevalga e non ci sia modo di arrestarlo.
Gesù, che pure ha tanto raccomandato la preghiera di domanda, proprio nel momento in cui avrebbe avuto motivo di chiedere spiegazioni al Padre, invece si mette a lodarlo.
Sembra una contraddizione, ma... a chi serve la lode? A noi o a Dio?
Un testo della liturgia eucaristica ci invita a pregare Dio così: «Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva» (Messale Romano, Prefazio comune iv).

Una preghiera che serve a noi

Lodando siamo salvati. La preghiera di lode serve a noi. Il Catechismo la definisce  «una partecipazione alla beatitudine dei cuori puri, che amano Dio nella fede prima di vederlo nella Gloria». Paradossalmente deve essere praticata non solo quando la vita ci ricolma di felicità, ma soprattutto nei momenti difficili, nei momenti bui quando il cammino si inerpica in salita. È anche quello il tempo della lode. Perché attraverso quella salita, quel sentiero difficile, faticoso, quei passaggi impegnativi si arriva a vedere un panorama nuovo, un orizzonte più aperto.

Per respirare ossigeno puro

Lodare è come respirare ossigeno puro: ti purifica l’anima, ti fa guardare lontano, non ti lascia imprigionato nel momento difficile e buio.C’è un grande insegnamento in quella preghiera che da otto secoli non ha mai smesso di palpitare, che San Francesco compose sul finire della sua vita: il “Cantico di frate sole” o “delle creature”. Il Poverello non lo compose in un momento di gioia, di benessere, ma al contrario in mezzo agli stenti. Francesco è ormai quasi cieco, e avverte nel suo animo il peso di una solitudine che mai prima aveva provato: il mondo non è cambiato dall’inizio della sua predicazione, c’è ancora chi si lascia dilaniare da liti. Potrebbe essere il momento della  delusione estrema e della percezione del fallimento. Ma Francesco in quell’istante di tristezza, buio, prega. Come?  Prega lodando. Loda Dio per tutto, per tutti i doni del creato, e anche per la morte, che con coraggio chiama “sorella”. Questi esempi dei Santi, dei cristiani, anche di Gesù, di lodare Dio nei momenti difficili, ci aprono le porte di una strada molto grande verso il Signore e ci purificano.I Santi e le Sante  dimostrano che si può lodare sempre, nella buona e nella cattiva sorte, perché Dio è l’Amico fedele... e il suo amore non viene mai meno. Qualcuno diceva: “È la sentinella che è vicino a te e ti fa andare avanti con sicurezza”. Nei momenti difficili e bui, troviamo il coraggio di dire: “Benedetto sei tu, o Signore”... ci farà tanto bene.

(Udienza generale nella Bilioteca privata)