Ufficio oggetti smarriti

Si è spenta la televisione

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12 gennaio 2021

La televisione, intesa come media che produce e trasmette programmi è, forse, avviata a spegnersi. Nella migliore delle ipotesi diciamo che ha urgentemente bisogno di una visita di controllo. Come ogni media che sembrava immortale sta invece rinascendo in altre forme, ricalibrandosi in base al tempo e ai linguaggi che man mano prendono piede nella società. E passa dal nostro computer. Il nostro ormai vecchio «Cos’hai visto ieri sera in tv?» si è trasformato nel più moderno «Che serie stai seguendo su internet?». Non è necessariamente un male o un bene, più semplicemente è così. Per una serie di motivi (che non avremo tempo di sviscerare ma solo di lambire) la televisione ha perso molto della sua ingenuità e dello smalto con il quale l’avevamo conosciuta. Si è spesso sentito dire che la tv aveva contribuito a costruire, nutrire e far crescere (culturalmente e civilmente) il nostro Paese. Diversamente da altre cose che sentite dire, questa era la verità. Una fetta del processo di alfabetizzazione grammaticale, culturale ed emotiva della nostra nazione si deve a quella scatola ormai spenta (anche quando è accesa) che abbiamo in casa. Davanti a quel piccolo elettrodomestico sono cresciute generazioni e famiglie, in quello schermo ormai muto sul tavolino del salotto, sono passati i volti e le storie che ci “riferivano” il mondo. Da schermo, di quando in quando, quello strumento si trasformava in specchio e quello che vedevamo, se volevamo vederlo, non era del tutto male. Cosa è successo alla televisione? Si è dimenticata dei bambini. Ma non quelli che lo sono anagraficamente, bensì di come si crescono. Stimolandone curiosità, intelligenza e capacità di giudizio. Informandoli e mettendoli in contatto con il mondo e con gli altri. La tv ha cresciuto un Paese trattandolo (e lo dico nella sua accezione più nobile) da bambino. Insegnandogli le cose anche, e soprattutto, attraverso il gioco e il divertimento. I quiz per esempio, i giochi televisivi. Molti di voi avranno nel cuore e nella memoria il vecchio caro «Giochi senza frontiere», il format che univa idealmente tutta l’Europa in una sorta di olimpiade a squadre per piccoli paesini (che a loro volta rappresentavano la loro nazione). Olimpiade nella quale le discipline erano sì fisiche ma non esattamente quelle dell’atletica leggera. Il risultato, sia pur in modo indiretto, era quello di far conoscere ai cittadini europei piccole realtà locali di tutto il continente, comunità che decidevano di infilarsi una tutina da atleta e giocare. Pochi sanno che il “papà putativo” di tale esperimento è stato, sotto diversi aspetti, un programma italiano: «Campanile Sera». Un gioco televisivo andato in onda dal 1959 al 1962 sul Programma Nazionale. Era condotto da Mike Bongiorno, Renato Tagliani (poi sostituito da Enza Sampò) ed Enzo Tortora. Si trattò del primo esempio di gioco collettivo, in quanto veniva data la possibilità di giocare al pubblico che partecipava alla trasmissione e a quello da casa. Ispirata al programma radiofonico «Il Gonfalone», la trasmissione si fondava su uno dei caratteri principali della nostra nazione: la sua frammentazione in entità geografiche dotate di peculiarità linguistiche e culturali tutte da scoprire. Il meccanismo del gioco era piuttosto semplice quanto efficace. Si trattava in pratica di un quiz, con domande rivolte a concorrenti di un paese del Nord Italia e di una località del Sud, alle quali venivano abbinate anche prove atletiche. In questo modo il pubblico veniva a conoscenza della realtà dei piccoli paesi italiani perché il filmato che dava inizio alla puntata del quiz descriveva il paesaggio e la realtà produttiva dei comuni in gara. Il programma ebbe enorme successo tanto che venne trasmesso per oltre cento puntate. Questo successo fece sì che il format venisse venduto in Francia, dove fu ribattezzato «Intervilles» dal quale, a sua volta, derivò appunto «Giochi Senza Frontiere». Giochi, domande, prove di abilità alternate a prove sportive: «Campanile Sera» era tutto questo (cercatene traccia in rete o negli archivi televisivi). Ma soprattutto quel programma era la tv in piena forma, quella che (sera dopo sera) sgobbava nei salotti di casa nostra o nei bar illuminati dal suo schermo. In quella luce serale, fra le bottiglie di Sambuca e il profumo del caffè, cresceva un paese che non aveva ancora perduto la curiosità e l’innocenza.

di Cristiano Governa