«Tra cura e giustizia. Le passioni come risorsa sociale» di Elena Pulcini

Cura e giustizia

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05 gennaio 2021

È tra cura e giustizia che si muove la riflessione condotta nel suo ultimo libro da Elena Pulcini, docente di filosofia sociale all’università di Firenze. «Perché ci prendiamo cura degli altri anche quando non siamo legati da rapporti personali? Perché lottiamo per la giustizia anche quando non ci riguarda direttamente?»: sono le domande che aprono tra Tra cura e giustizia. Le passioni come risorsa sociale (Bollati Boringhieri, 2020) in cui Pulcini riscopre le radici emotive di un legame che si apre alle generazioni che verranno. La premessa è la definizione delle passioni non più considerate forze cieche e irrazionali, ma piuttosto «forze motivazionali che presuppongono credenze e giudizi, le quali orientano il nostro agire e le nostre scelte, sia sul piano individuale che sociale». Partire dalle passioni così intese (dalla paura all’amore, dall’indignazione alla compassione), e dalla loro funzione cognitiva e comunicativa, consente in primo luogo di pensare un’idea di giustizia diversa da quella che fonda il paradigma razionalistico corrente. Non più dunque cura versus giustizia, ma cura e giustizia, in grado anche — proprio perché insieme — di affrontare la sfida dell’altro distante nello spazio (lo straniero, il diverso in un’ottica di ospitalità e riconoscimento) e dell’altro distante nel tempo. Partendo e riflettendo assieme ai classici (Smith, Jonas, Arendt, Derrida e Ricoeur) e ai contemporanei (Rawls, Sontag, Gilligan, Nussbaum e Foucault), Pulcini si chiede quali passioni presiedano alla lotta contro l’ingiustizia e quali alimentino la capacità di una buona cura, confidando nella genesi di un «soggetto emozionale». Di un soggetto, cioè, che attraverso la dinamica della relazione, sappia distillare dalle passioni la qualità etica e generativa per un mondo migliore.

di Giulia Galeotti