Osservatorio

Francesco, le donne
nella Chiesa
e quel punto dolente…

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02 gennaio 2021

Fin dall'inizio, una delle preoccupazioni di Papa Francesco è stata quella di integrare meglio la presenza e la sensibilità delle donne nei processi decisionali vaticani. Si è chiesto come fare in modo che possano dirigere e soprattutto plasmare la cultura. Il Pontefice l'ha confidato al giornalista britannico Austen Ivereigh. Il risultato delle loro discussioni è il libro nato dalla crisi del Covid, intitolato Ritorniamo a sognare.

Nel corso degli anni, il Papa ha nominato diverse donne in posizioni importanti nella gerarchia vaticana. Ma gli viene rimproverato, e lui lo sa, di non aver fatto abbastanza. Allora si spiega sottolineando che queste donne sono state scelte per la loro competenza, ma anche per plasmare la visione e la mentalità del governo della Chiesa. In molti casi, ha voluto donne come consulenti degli organismi vaticani, in modo che possano usare la loro influenza preservando la loro indipendenza.

Parole in grado di fare battere di gioia e orgoglio il cuore di molte donne cattoliche. Perché, senza dubbio, il Pontefice si fida delle donne, ammira la loro forza e la loro audacia, la loro flessibilità, la loro sagacia, il loro realismo… Il libro è del resto attraversato anche dai volti di donne che lo hanno segnato: una suora che gli ha salvato la vita avendo il coraggio di usare la sua esperienza contro il consiglio dei medici. O la sua maestra che più l'ha toccato nell'intimo, con il suo silenzio.

Eppure, quando ribadisce che le donne non hanno bisogno di essere sacerdote per assumere leadership nella Chiesa cattolica, quando mette in guardia dal rischio di clericalizzarle, il Papa tocca un punto dolente in cui si condensano diffidenza, paure e resistenze; va al cuore delle perplessità presenti in alcune frange dell'universo cattolico e al di fuori di esso, riguardo all'esclusione delle donne dai ministeri ordinati e alla loro forse conseguente subordinazione.

Le critiche non sono state molte, ma sono state aspre. In una dichiarazione, i membri della Conferenza per l'ordinazione delle donne affermano che ogni donna, dalla lavoratrice parrocchiale al consigliere vaticano, è soggetta all'autorità di un uomo ordinato. Mentre in Francia, la teologa Anne Soupa si chiede, in tono provocatorio: cosa potrà mai fare un manipolo di consulenti donne contro i coccodrilli della Curia?

Per Francesco, dire che in realtà le donne non governano perché non sono sacerdote è clericalismo ed è irrispettoso. Resta il fatto che, come è già stato sottolineato più volte, la riflessione sulla vita cristiana al femminile obbliga a porre la questione del sacerdozio in termini di poteri e di equilibrio dei poteri e la realtà del sacerdozio ministeriale nella sua relazione con il sacerdozio battesimale.

di Romilda Ferrauto