Appunti di viaggio

Ho bisogno di un tuo abbraccio…

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30 dicembre 2020

«Ho bisogno di un tuo abbraccio», le ha scritto un bambino di 8 anni, un suo allievo di terza elementare sulla chat della classe. A Maura Silva, una maestra di 47 anni, si è stretto il cuore. Sapeva perfettamente che la quarantena da mesi imposta nelle scuole brasiliane stava mettendo a dura prova i suoi scolari della scuola municipale di Frei Vicente do Salvador, nel quartiere operaio di Padre Miguel, a Rio de Janeiro.

Si erano trasformati in 57 piccole icone sullo schermo del computer, lasciandola con scarse e frammentarie informazioni sulla loro vita in questo 2020 di epidemia e povertà. Maura era la loro insegnante da anni. Tra lei e i bambini c’era un rapporto stretto, fatto di affetto, di gioco, di intesa: li portava ai musei, organizzava feste in pigiama in classe per farli divertire. Durante la pandemia, alcuni scolari, con difficoltà di apprendimento, erano rimasti indietro, altri non avevano il computer. Maura ne era preoccupata; tuttavia era stato quel messaggio sul desiderio di un abbraccio a colpirla nel profondo. Il bambino aveva usato la parola saudade, un termine che in portoghese evoca la melanconia e una nostalgia struggente. Maura Silva si era chiesta come riuscire ad abbracciare in sicurezza i suoi scolari. All’inizio aveva pensato di usare una tenda da doccia su cui cucire quattro maniche di plastica, il che era però un po’ macchinoso e difficile da sanificare. Poi aveva ideato un suo proprio “kit per abbracciarsi” durante la pandemia: una piccola cassetta degli attrezzi molto artigianale fatta di impermeabili di plastica usa e getta, mascherine cucite dalla stessa maestra a misura di bambino e tanto gel disinfettante. I genitori le avevano risposto subito: «Quando vieni?». Oltre che il consenso dei papà e delle mamme, Maura aveva posto anche un’altra condizione: che mantenessero il segreto e che la sua visita fosse una sorpresa per i bambini. Da fine luglio, la maestra ha affittato un piccolo camioncino ed ha cominciato il suo giro porta a porta. Alcuni filmati amatoriali, ritrasmessi dalla televisione brasiliana Globo, ce la mostrano in azione. Sullo scalino di una porta che si affaccia su un vicolo stretto e dissestato sono sedute due bambine. Appena la vedono, corrono dentro casa a chiamarne una terza, che esce incredula ed emozionata. Maura, già pronta in tenuta anti-covid, impacchetta di plastica la nuova arrivata con precisione chirurgica, le sistema la mascherina, le disinfetta le mani. E poi l’abbraccio, un abbraccio interminabile: la maestra solleva la bambina che le si avvinghia addosso. Entrambe hanno le lacrime agli occhi. Sull’uscio di casa, alle due ragazzine si è unita anche una signora con un altro bimbetto. Tutti guardano ammutoliti, senza disturbare. «La distanza non può distruggere ciò che avevamo costruito. Avevo bisogno di mostrare ai miei scolari che i nostri legami sono ancora vivi anche se non ci possiamo vedere tutte le mattine. Continuiamo a camminare insieme, vicini gli uni agli altri», spiega la maestra alla televisione brasiliana. «Zia, che voglia avevo di abbracciarti», «Zia, come vorrei che la tua voce fosse sempre qui», «Zia, come vorrei stare a scuola», sono le frasi con cui tanti dei suoi bambini l’hanno accolta raggianti. A tutti la maestra ha lasciato, oltre ad abbracci indimenticabili, piccoli regali, dolci e anche gli audio da lei registrati dei libri che leggevano insieme a scuola. «In un momento tragico siamo riusciti a condividere un gesto d’amore». Maura Silva guarda ora al 2021 e agli anni che verranno. «Una volta che il covid sarà alle nostre spalle, abbraccerò i miei bambini con passione e abbandono ogni giorno, senza più sottovalutare il potere del contatto fisico per guarire le ferite piccole e grandi della vita».

di Elisa Pinna