La «Natività» di Raffaello nella predella della «Pala Oddi» restaurata dai Musei Vaticani

Tenerezza e capacità
di commuovere

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28 dicembre 2020

Raffaello giunge a Perugia giovanissimo, diciassettenne, ma già con l’esperienza e la fama acquisita nella nativa Urbino e a Città di Castello. Riceve la committenza di una pala importante, per una famiglia notabile della città e per una chiesa di tutto rilievo, San Francesco al Prato, la maestosa chiesa francescana, luogo di cappelle e sepolture delle grandi famiglie perugine. È infatti Leandra Baglioni, sposa di Simone di Guido degli Oddi che richiede al giovane artista, per la cappella gentilizia degli Oddi e per un probabile evento luttuoso, un’Incoronazione della Vergine, che Raffaello magistralmente realizza con uno stile ancora peruginesco ma intriso già di quell’estro compositivo e coloristico che lo contraddistinguono.

Una pala che segna la fase giovanile di Raffaello, ancora peruginesca, ma che determina anche il superamento dello stile del grande Vannucci. Da Perugino ha appreso il segreto del ritmo che governa le forme e della bellezza che le intenerisce e le trasfigura. Raffaello ne fa tesoro ma va oltre, innalzando la sua pittura ad una vera categoria estetica. Quell’ottimo universale che lo caratterizzerà in tutta la sua attività. In questo Santo Natale 2020, anno di celebrazioni raffaellesche, il messaggio augurale è nella predella di questa pala. Una piccola e preziosa predella, a sua volta suddivisa in tre scene con le raffigurazioni della vita della Vergine: Annunciazione, Natività e Presentazione al Tempio. Una predella minuta, ma dotata di una melodiosa ritmica eleganza.

Guardiamo con attenzione la Natività. L’ambientazione della scena è il meraviglioso paesaggio umbro, di quell’Umbria terra di colline digradanti, alture dolci e spirituali. Un paesaggio morbido con alberi in primo piano, rigogliosi ma anche raffinati steli che introducono un paesaggio che ricorda quelli di Piero della Francesca (alla corte di Urbino Raffaello era cresciuto con la visione del doppio ritratto di Federico da Montefeltro e della moglie Battista Sforza di Piero oggi conservati agli Uffizi), ma anche i paesaggi del Pinturicchio e soprattutto quelli umbri, appunto, del Perugino.

Natività o meglio Adorazione dei Magi ma anche Adorazione dei Pastori. Nel registro destro vi è tutta l’umiltà della capanna, diroccata ed essenziale e la Sacra Famiglia è avvolta dalla povertà e dall’affetto dei Pastori. Nella parte sinistra, i Magi, nella loro regalità, vestiti di abiti sontuosi e con un seguito altrettanto illustre. Il gioco dei cavalli sulla sinistra è di una grazia sublime; Raffaello mutua da Paolo Uccello, Piero della Francesca, ed anche Leonardo, ma costruisce la composizione con un suo ductus autonomo. Geniale è la soluzione del piccolo cane nero in primo piano che si staglia sul cavallo bianco.

Incredibilmente nella terza parte di una piccola predella c’è già tutta la vocazione universale del grande Urbinate. Vi è la sua creatività compositiva, c’è la sua indiscutibile qualità pittorica e coloristica, ma vi è soprattutto la tenerezza e la capacità di commuovere, di arrivare al cuore e alle sue corde più delicate, che hanno reso Raffaello Sanzio da Urbino il Divin Pittore.

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La Pala Oddi rappresenta anche la storia delle raccolte pontificie: prelevata da Perugia nel 1797 dalle truppe francesi, venne riportata in Italia nel 1816 da Antonio Canova, ma non fece ritorno a Perugia bensì entrò nelle collezioni vaticane “restaurate” da Pio vii Chiaramonti. Dal 1932 è esposta nel grandioso Salone di Raffaello della nuova Pinacoteca Vaticana di Pio xi , la Sala viii , che vede magistralmente esposte vicino tre delle pale più importanti di Raffaello (la Oddi, la Madonna di Foligno e la Trasfigurazione) insieme ai magnifici arazzi raffaelleschi concepiti per la Cappella Sistina.

In questo funesto “Anno Sanzio” di celebrazioni i Musei Vaticani hanno restaurato la Pala Oddi, riportandola alle cromie originali, hanno rinvenuto e ricollocato le cornici napoleoniche dei tre dipinti, hanno completato il restauro dei preziosi arazzi ed hanno, infine, riallestito la Sala viii , creando un’atmosfera avvolgente e di valorizzazione delle mirabili opere che vi sono conservate. Lavori fatti in tempi di pandemia e di inquietudini, ma svolti con un’incredibile passione e amore per quel bello, spirituale e universale che è raccolto nelle collezioni pontificie.

di Barbara Jatta