Appunti di viaggio

La notte della tregua

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18 dicembre 2020

Qualcosa di strano cominciò ad accadere alla vigilia di Natale, verso le 20.30. I tedeschi illuminarono le loro trincee, intonarono Heilege Nacht e a voce alta augurarono Buon Natale ai loro nemici britannici, nascosti in una trincea a poca distanza, al di là della terra di nessuno. Gli inglesi, meravigliati, risposero in coro con The first Noel. Le dita però erano ancora sui grilletti. Poi nell’oscurità, dalle trincee tedesche, due figure si avvicinarono alla linea di confine che divideva la terra di nessuno. «Se voi non sparate, noi non spareremo» proposero. Dopo attimi di incertezza, anche gli inglesi sollevarono la testa dalle trincee e, in pochi secondi, migliaia di militari da entrambe le parti si ritrovarono in un campo ghiacciato e pieno di cadaveri, tra le linee di combattimento, a stringersi le mani e a scambiarsi gli auguri. Cominciò così, la notte del 24 dicembre 1914, una tregua non ufficiale, anzi illecita, sui 2/3 del fronte anglo-tedesco delle Fiandre, dove la prima guerra mondiale macinava morte da mesi con brutale quotidianità. Molti ufficiali disapprovarono, i comandi generali delle due parti presero provvedimenti durissimi perché una cosa del genere non si ripetesse più. Tuttavia, finché quella tregua durò — solo poche ore fino alla mattina — regnò la magia. I soldati fraternizzarono, palloni saltarono fuori dal nulla e partite di calcio furono organizzate nella terra di nessuno. «Quell’episodio illumina il momento più buio della storia della sofferenza umana, come un albero di Natale che brilla da una finestra in una strada scura», osservò Valentine Williams, un capitano delle Guardie Irlandesi, che scrisse sul settimanale del «New York Times», nel 1934, i suoi ricordi di quella notte e di quell’alba indimenticabili di venti anni prima. Forse, a distanza di oltre un secolo, quella tregua, rimasta come uno dei più bei doni di Natale mai avvenuti nella storia umana, può essere motivo di riflessione e ispirazione anche in questo periodo natalizio del 2020, segnato dalla pandemia di covid-19. La testimonianza di Williams è conservata negli archivi del giornale americano. Eccone alcuni stralci: «La morte era dappertutto. La morte dei mesi passati, i soldati uccisi, poveri spaventapasseri, con le facce e le mani di cera, sporchi di fango dalla testa ai piedi come i loro compagni ancora vivi. C’erano cadaveri sui parapetti, spuntavano dalla melma scivolosa sotto i piedi dei militari nella trincea, giacevano nella terra di nessuno»; «Come se ci fosse stato un comune accordo, (i soldati britannici e tedeschi ndr.) si sono fermati a metà strada tra le trincee. Dapprima con sospetto e poi con curiosità e stupore, britannici e tedeschi si sono misurati a vicenda. Ecco! Ciascun soldato somigliava stranamente all’altro, tutti erano sporchi, trasandati, con gli occhi rossi per le notti passate a sorvegliare il nemico… In tanti cantavano, si scambiavano battute sui Tommies e sui Fritz». «Un ufficiale inglese chiese il permesso di seppellire dozzine di suoi soldati morti, uccisi durante un attacco la precedente settimana. Il comandante tedesco fu subito d’accordo, e inglesi e tedeschi, uno accanto all’altro, scavarono insieme le fosse. Quando terminarono, l’ufficiale tedesco, con le lacrime agli occhi, strinse la mano al collega britannico, mormorando in francese: “Les braves! C’est bien dommage! (Erano dei coraggiosi! Che perdita! ndr.)” L’inglese fu così commosso che più tardi mandò al tedesco una sciarpa che aveva ricevuto in regalo per ringraziarlo del comportamento così cavalleresco, e il tedesco rispose subito con un paio di guanti caldi. Il giorno di Natale non ci furono sparatorie, ma da entrambe le parti nessuno uscì più dalle trincee. La mattina seguente la morte ricominciò a lavorare». Nel conflitto circa 20 milioni di persone persero la vita.

di Elisa Pinna