I funerali di monsignor Henri Teissier

Vescovo del dialogo

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10 dicembre 2020

Davanti all’altare maggiore della basilica di Nostra Signora d’Africa, il suo feretro è stato ricoperto dalla bandiera dell’Algeria, paese da lui tanto amato e servito per decenni. Questa immagine — che rimarrà a lungo impressa — dei funerali di monsignor Henri Teissier, celebrati l’8 dicembre nella principale chiesa di Algeri, rispecchia in pieno l’attaccamento del compianto presule francese per la sua patria di adozione, dove tra il 1972 e il 2008 è stato successivamente vescovo di Orano, coadiutore e poi arcivescovo di Algeri, vivendo in prima linea il decennio nero degli anni ‘90. Nella basilica dedicata alla Vergine e considerata un po’ come la “casa comune” non solo dei cristiani delle quattro diocesi algerine ma anche dei musulmani, ora riposa accanto ad un’altra figura storica della Chiesa locale: il cardinale Léon-Étienne Duval, che come Teissier ricevette la doppia nazionalità per il suo impegno come “ponte” tra la Francia e la sua ex-colonia.

Pronunciando l’omelia per il funerale, celebrato nel secondo anniversario della beatificazione dei monaci trappisti di Tibhirine e del vescovo domenicano Pierre Lucien Claverie, martiri d’Algeria, il vescovo di Orano, Jean-Paul Vesco, ha sottolineando quanto Teissier abbia incarnato quotidianamente la Chiesa dell’incontro. «Per lui non c’erano né grandi né piccoli, ogni incontro contava», ha ricordato, e «questo interesse per ogni persona è fondamentale per spiegare l’attaccamento e l’affetto di tanti amici algerini» nei suoi confronti.

La celebrazione dei funerali nel giorno dell’Immacolata ha permesso a monsignor Vesco di evidenziare quanto gli episodi della vita della Vergine abbiano ispirato il percorso del suo predecessore nella diocesi di Orano: «Come Maria, Hen-ri Teissier ha detto “sì”. Come per Maria, questo “sì” lo ha avviato verso una vita straordinaria, che mai avrebbe potuto immaginare, bella e feconda come non avrebbe mai potuto neanche sognare». Ma nei loro sì, ha aggiunto il presule, «c’è anche inseparabilmente quello di Gesù al Getsemani. Come Maria ai piedi della croce, il cuore di Teissier fu trafitto 19 volte da una spada quando furono uccisi i martiri d’Algeria. Ma come Maria al Cenacolo, questa prova, contro ogni aspettativa, non ha avuto la meglio sulla sua speranza». Il pastore, «ferito nell’anima, è rimasto in piedi per la comunità di cui sapeva di essere responsabile, e questa comunità si estendeva di gran lunga al di là dei contorni della Chiesa cattolica».

All’indomani della celebrazione delle esequie, a monsignor Teissier è stato reso un omaggio, sempre nella basilica di Nostra Signora d’Africa, dalle autorità civili e religiose algerine. All’inizio della cerimonia, monsignor Paul Desfarges, arcivescovo di Algeri, ha sottolineato che, «fino al suo ultimo giorno, monsignor Teissier ha aiutato la nostra Chiesa, la sua Chiesa ad essere una Chiesa nella “Casa dell’islam”, secondo una sua espressione». «Il suo segreto — ha proseguito — consisteva nell’essere attenti alla parte migliore dell’altro, specialmente nell’ambito della fede».

Henri Teissier è morto il 1° dicembre, giorno della memoria del beato Charles de Foucauld, all’età di 91 anni. Questi due uomini, afferma monsignor Desfarges, hanno servito la Chiesa, «la cui vocazione in questo paese è di essere una Chiesa di amicizia e fraternità con il popolo algerino».

di Charles de Pechpeyrou