Il cardinale Turkson a una videoconferenza su tematiche ambientali

Cittadini ecologici
per contrastare
il cambiamento climatico

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10 dicembre 2020

«Cittadini ecologici», chiamati a modificare sostanzialmente «lo stile di vita», per «piegare la curva del cambiamento climatico»: è un invito — che non riguarda solo i cristiani — a un serio impegno per la salvaguardia dell’ambiente, quello lanciato mercoledì 9 dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, durante la videoconferenza organizzata dalla Commissione vaticana covid-19, in collaborazione con la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea (Comece), nel quinto anniversario dell’Accordo di Parigi e in vista del Climate Ambition Summit 2020, in programma sabato prossimo, 12 dicembre.

«Fede, scienza e gioventù: un appello per un ambizioso vertice sul clima» il tema dell’appuntamento svoltosi online, che aveva come obiettivo quello di contribuire al dibattito sulla lotta all’inquinamento per sollecitare i governi ad aumentare le ambizioni nell’affrontare l’attuale crisi ambientale, ulteriormente aggravata dal coronavirus. Affinché le economie e le società mettano le persone e il pianeta davanti al profitto, con il porporato si sono confrontati il professor John Schellnhuber, fondatore e direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, e Hindou Oumarou Ibrahim, coordinatrice dell’Associazione delle donne peul (o fulani) e dei popoli autoctoni del Ciad (Afpat).

Il cardinale Turkson ha riproposto l’esortazione di Papa Francesco «per una conversione ecologica» contenuta nell’enciclica Laudato si’, aggiungendo come, alla luce dell’emergenza sanitaria che ha ulteriormente evidenziato la necessità di riconversione, sia importante costruire nuovi modelli e promuovere nuove idee, specie nella pianificazione urbana. In proposito ha citato i giardini pensili sui tetti e sulle terrazze degli edifici, i materiali da costruzione e architettonici sostenibili e biologici e il passaggio dai combustibili fossili all’energia pulita. Inoltre il porporato ha sottolineato gli sforzi della Chiesa nella creazione di reti per le popolazioni indigene in Amazzonia e in Congo, e nel sostegno ad azioni mirate di risposta alle sfide climatiche, come ad esempio la cosiddetta “Grande muraglia verde” da Dakar a Gibuti: un progetto di riforestazione volto ad arginare la desertificazione e a migliorare la qualità della vita di milioni di africani attraverso un vasto sistema di paesaggi produttivi tra il Sahara, il Sahel e il Corno d’Africa, coinvolgendo 20 Paesi.

Hindou Ibrahim, da parte sua, ha osservato che i disastri ambientali colpiscono tutti, ma in particolare le popolazioni indigene, nonostante esse siano le meno responsabili della devastazione. Molti di questi popoli, ha osservato l’attivista del Ciad, dipendono dall’ambiente per il lavoro e per il cibo, ma stanno affrontando tempi ancor più difficili a causa del covid-19. Le restrizioni imposte durante la pandemia le hanno rese più vulnerabili, vittime di insicurezza alimentare e di mancato accesso all’acqua potabile; soprattutto le limitazioni agli spostamenti si rivelano particolarmente dure per le tribù nomadi che migrano seguendo l’andamento delle piogge. Quindi, constatando gli sforzi globali profusi per finanziare la ricerca del vaccino anti-coronavirus, Ibrahim ha affermato che occorrerebbe allo stesso modo ascoltare la comunità scientifica per quanto riguarda il cambiamento climatico e riconoscere l’urgenza di ridurne gli effetti.

Ibrahim ha proseguito spiegando che le popolazioni indigene proteggono l’80 per cento della biodiversità del mondo poiché, attraverso la loro conoscenza della Terra, sanno come mantenere in equilibrio l’ecosistema. E tale conoscenza condivisa può servire come strumento per educare i governi sulle politiche e le attività di deforestazione. «Se non rispettiamo la natura, non rispettiamo noi stessi, perché essa ci dà acqua, cibo e aria pulita», ha avvertito; e, poiché «il cambiamento climatico non ha vaccini», bisogna proteggere la natura in modo che la natura, a sua volta, protegga l’umanità.

Schellnhuber ha illustrato con evidenze scientifiche lo stato di salute del pianeta cinque anni dopo l’Accordo di Parigi che mirava a limitare il riscaldamento globale. Ha citato l’esempio della calotta glaciale in Groenlandia, che ha perso la cifra record di un milione di tonnellate di ghiaccio al minuto nel 2019. Ha anche denunciato il continuo aumento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera.

Quindi ha raccomandato alcune misure concrete per frenare gli effetti del cambiamento, come l’uso di materiali organici nelle costruzioni e il miglioramento delle tecnologie di sfruttamento dell’energia solare.