Congresso della Pontificia Academia mariana internationalis

Sana formazione
e nuova pedagogia

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07 dicembre 2020

«La scienza mariologica e il suo insegnamento. Situazioni, proposte, prospettive»: è il titolo del congresso di mariologia della Pontificia Academia mariana internationalis (Pami) conclusosi lo scorso 28 novembre. Atteso da tempo, si è svolto sulla piattaforma internet Zoom, in ottemperanza alle disposizioni anti-covid. Due intensi giorni di dibattito sulla mariologia che hanno visto coinvolti diversi esperti, voci del tempo presente sulla figura di Maria: per la Pontificia facoltà teologica Marianum di Roma il preside, padre Denis Kulandaisamy, e il mariologo padre Salvatore M. Perrella; padre Antonio Larocca, per la situazione nel Venezuela e in America latina; l’imam Nader Akkad, per la Commissione internazionale mariana musulmano cristiana sulla proposta di una “mariologia musulmana”; la teologa Daniela Del Gaudio, padre Gian Matteo Roggio, per le commissioni mariologiche, e il giornalista di TV2000, Fabio Bolzetta. La diretta su Facebook dell’evento ha avuto un grande successo, registrando più di quarantamila presenze in rete. La Pami ha convocato i maggiori studiosi di mariologia per poter redigere un programma, un nuovo manifesto per il futuro dello studio mariologico: strumenti, idee, proposte per approfondire sempre meglio la figura della Vergine. Tema fondamentale: la difesa dello studio mariologico nelle università pontificie. Il suo presidente, padre Stefano Cecchin, ha tenuto a precisare: «C’è bisogno di una sana formazione per una sana pietà popolare. È necessario istituire commissioni internazionali di mariologia che possano presiedere, vegliare sullo studio della Vergine. Mai come oggi, infatti, è fondamentale porre uno studio vero, approfondito, sempre più accurato sulla figura di Maria. Bisogna porre questo studio al centro delle facoltà teologiche, perché vi è una grande devianza dalla pietà mariana, manipolata da molti: il problema fondamentale è proprio la mancanza di una sana formazione mariologica».

C’è una questione sulla quale l’istituzione pontificia si è concentrata, durante i lavori congressuali: nel dizionario interdisciplinare di teologia sono scomparse le voci “Maria” e “mariologia”. Padre Cecchin, in merito a questo punto, non usa mezzi termini per denunciare la situazione: «È impossibile una situazione del genere. La Pami ha il dovere di sollevare questa problematica alle istituzioni competenti. Lo studio della teologia è inscindibile con quello della Madre di Dio, che è la Madre della Chiesa, anzi è — come insegna il concilio Vaticano ii — “il modello della Chiesa”: ma come può la Chiesa imitare il modello se non lo conosce? Maria non è una devozione! È parte fondamentale della dogmatica! Bisogna ricordarlo. Il Verbo è passato attraverso lei, si è fatto carne per mezzo di Maria e dunque: come poter studiare il Verbo senza approfondire Colei che ha fatto in modo che il Verbo potesse manifestarsi a noi?».

La Pami, inoltre, ha riscontrato anche un altro problema: «C’è una speculazione sull’immagine della Vergine. A questa speculazione, noi diciamo basta. Meno c’è profondità di studio, più corriamo il rischio di essere di fronte a deviazioni su Maria. Grazie ai nuovi strumenti di comunicazione, stiamo pensando a diversi corsi online — ormai sul web viaggiano le informazioni e lo stiamo scoprendo molto di più proprio in questo delicato momento storico che stiamo vivendo — per poterci dedicare a una formazione su Maria. Dobbiamo formare i sacerdoti, i laici, tutti coloro che, a loro volta, dovranno parlare della Madre di Gesù. Una nuova pedagogia mariana. E il nostro modello rimane la pedagoga per eccezione, ovviamente Maria». La transdisciplinarietà e la multiculturalità — così tanto voluta da Papa Francesco — saranno gli strumenti per mettere in azione questo importante programma che l’Accademia si prefigge come obiettivo per il prossimo anno, ormai alle porte.

di Antonio Tarallo