Il cardinale Parolin presenta il libro di Muolo sul quarto magio

Non siamo isole

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
04 dicembre 2020

Il senso di comunità aiuta nel dolore


Il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin è intervenuto con un videomessaggio alla presentazione online dell’ultimo libro del giornalista Mimmo Muolo Per un’altra strada – La Leggenda del Quarto Magio, trasmessa sulla pagina Facebook e sul Canale YouTube delle Paoline. «Un crocevia nel quale confluiscono rivoli di molteplici saperi, da quello storico a quello biblico, da quello teologico a quello filosofico, che trasformano il testo in un vero e proprio romanzo di formazione». Così il cardinale definisce il romanzo, che è una rilettura della leggenda del quarto magio, Artaban, metafora della vita dell’uomo contemporaneo alla ricerca di Dio. Parolin sottolinea che vi sono contenute le domande cruciali che in ogni tempo abitano il cuore dell’uomo e della donna: riguardano l’esistenza di Dio, il senso della morte del Messia, la nascita da una Vergine, il dramma del dolore dell’uomo.

Tra i vari episodi citati, Parolin si sofferma in particolare sull’interrogarsi di Artaban in merito all’uccisione del padre e del sacerdote Orode, suo maestro, ad opera di un uomo che agli dei diceva di ispirarsi. Della risposta, nel libro, si fa portavoce la vedova Marjan: «Dio ama e coltiva le sue piante, operando alle volte degli innesti che sono non per la morte ma per la crescita. Il dolore procurato dalla ferita un giorno ci salverà». È uno snodo narrativo importante questo, secondo Parolin, in cui emerge come l’autore annodi «i fili della Storia della Salvezza con la quotidianità umana fatta di ricerca, di cadute, di risalite, di un bisogno di trovare le tracce di Dio». Il messaggio centrale del libro — come illustra il cardinale — è che «poco importa se arriveremo presto o tardi, ciò che conta è non smarrire mai il gusto, la passione e il desiderio dell’incontro con il Signore della vita, quello che ci rende consapevoli di essere donne e uomini redenti».

Sono tre i punti essenziali messi in luce dal porporato nella presentazione del libro in cui individua una evidente corrispondenza con alcuni messaggi chiave ribaditi in più occasioni da Papa Francesco. Il cardinale si sofferma innanzitutto sul «bisogno di prossimità, di agire con spirito di comunità e non come delle isole»: è quanto Artaban apprende nell’incontro con Baldassarre ed è ciò che il Pontefice ripete spesso, in particolare in questo tempo di pandemia. Cita la catechesi all’udienza generale del 2 settembre: «Per uscire migliori da questa crisi, dobbiamo farlo insieme. Insieme, non da soli, insieme. Da soli no, perché non si può! O si fa insieme o non si fa. Dobbiamo farlo insieme, tutti quanti, nella solidarietà. Questa parola oggi vorrei sottolinearla: solidarietà».

Sulla base del testo di Muolo, Parolin torna ancora a fare riferimento al Papa quando invita ad amare, con lo stile di Gesù, non solo chi ci è vicino e chi ci ama, ma i lontani, gli stranieri, i nostri nemici. È questo il deposito della saggezza cristiana. Nel libro, il quarto magio è assalito dal senso di colpa per la cacciata dei tre magi dalla casta guidata dal decano Assim. L’isolamento e la disperazione sembrano l’unica strada possibile. «Eppure solo quando si assume la consapevolezza della propria fragilità e pochezza, si spalanca davanti a noi l’avvolgente abbraccio della misericordia, che ci rinfranca e ci permette di seguitare con cuore rinnovato il nostro viaggio. Il peccato non è l’ultima parola necessaria». Anche qui Parolin riprende uno dei temi cardini del magistero di Francesco che, fin dagli inizi del suo pontificato, ha insistito sulla necessità che la vergogna non diventi un ostacolo nel chiedere perdono al Padre, l’infinitamente misericordioso.

Alla presentazione — che è stata moderata da Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede — hanno partecipato anche lo scrittore Raffaele Nigro, suor Gabriella Bottani, coordinatrice di Thalita Kum (Uisg) e suor Mariangela Tassielli, responsabile di Paoline Editoriale Libri. L’autore, che ha tratto lo spunto per scrivere questo libro sollecitato da un’omelia del suo parroco nel giorno dell’Epifania, spiega i motivi dell’attualità di questa grande parabola, non un romanzo storico: «Il quarto magio nel suo percorso incontra quelli che potrebbero essere i migranti di oggi, incontra una prostituta costretta alla tratta, incontra una madre che vuole salvare il figlio da una persecuzione religiosa. Non una filosofia ci salverà — citando Benedetto xvi — ma l’incontro». E aggiunge che è una lettura consigliata per tutti perché non è un libro confessionale: «Bisogna imparare la scienza dell’amore, è la questione fondamentale, al di là dei pregiudizi».

di Antonella Palermo