Atlante - Cronache di un mondo globalizzato

L’America centrale sconvolta dagli uragani

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04 dicembre 2020

Gli effetti del cambiamento climatico continuano a seminare morte e distruzione. In queste ultime settimane la regione più colpita è stata l’America centrale dove decine di migliaia di famiglie hanno subito le devastanti conseguenze del passaggio di due uragani: Eta e Iota.

Oltre 200 le vittime e le persone disperse, circa quattro milioni gli abitanti che hanno visto distrutte o danneggiate le proprie abitazioni. E in 400.000 sono stati costretti a cercare riparo in rifugi di emergenza.

I Paesi più colpito sono stati l’Honduras, il Nicaragua, il Guatemala, Panama e l’arcipelago colombiano di San Andrés, Providencia e Santa Catalina. Per ben due volte, durante il mese di novembre, Papa Francesco ha ricordato queste tragedie, esprimendo la propria vicinanza alle popolazioni colpite, pregando per le vittime e sollecitando soccorsi per i superstiti.

Eta e Iota sono stati solo gli ultimi due, in ordine di tempo, dei 30 uragani registrati quest’anno tra Caraibi, America centrale e Stati Uniti meridionali; un numero record. Hanno portato devastazione e migliaia di persone si sono ritrovate improvvisamente senza più niente a causa degli allagamenti, delle frane e del crollo delle loro abitazioni. Le perdite economiche potrebbero raggiungere per l’intera regione i 5 miliardi di dollari. Dopo gli allagamenti l’impatto duro con la realtà è arrivato quando il livello dell’acqua è sceso, lasciando la devastazione visibile, e le persone colpite hanno dovuto affrontarne le conseguenze. Molti, nel fare ritorno nella propria abitazione, o in quel che ne è rimasto, hanno constatato con mano di aver perduto praticamente anche quel poco che fino a un mese fa era comunque una certezza. Per molti si tratta di un’ennesima ripartenza da zero in un contesto peraltro segnato dalla pandemia di covid-19. In questa situazione sono molte le persone che non vedono altra alternativa che migrare.

Una drammatica conseguenza, a detta del presidente del Guatemala, Alejandro Giammattei, che — in un recente incontro tra i presidenti dei Paesi colpiti dagli uragani e i rappresentanti della Banca centroamericana di sviluppo (Cabei) — ha sostenuto che sarebbe necessario «creare muri di prosperità in America centrale» per evitare che nuove carovane si mettano in moto nella speranza di andare in altri Paesi con condizioni di vita migliori. Sarà necessario sviluppare un nuovo piano di ricostruzione che tenga conto delle vulnerabilità vecchie e nuove del territorio, prendendo seriamente in considerazione le previsioni degli esperti secondo cui la frequenza e l’intensità degli uragani in futuro aumenterà a causa del sur-riscaldamento dell’Oceano Atlantico. Giammattei, ha evidenziato che «l’America centrale è diventata la regione più vulnerabile ai cambiamenti climatici per via di ciò che i grandi Paesi industrializzati hanno fatto al mondo». Per questo motivo ha invitato la comunità internazionale e fornire aiuto, richiedendo, insieme ai Capi di Stato presenti, l’accesso “immediato” al Green Climate Fund, un meccanismo delle Nazioni Unite per aiutare i Paesi in via di sviluppo a combattere gli effetti del cambiamento climatico.

di Fabrizio Peloni