La consegna di Papa Francesco ai nuovi cardinali creati nel Concistoro del 28 novembre

Lungo la strada, incontro a Gesù

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03 dicembre 2020

La Parola di Dio è «una spada affilata», che «ci taglia, è dolorosa, ma nello stesso tempo ci guarisce, ci libera, ci converte». E la conversione è proprio questo: «Da fuori strada, andare sulla strada di Dio». Ecco la consegna fondamentale che Papa Francesco ha affidato ai tredici nuovi cardinali, creati nel Concistoro ordinario pubblico di sabato pomeriggio, 28 novembre, all’altare della Cattedra della basilica Vaticana.

Condizionata dalle limitazioni a causa della pandemia da covid-19 — i due porporati asiatici non hanno potuto lasciare i propri Paesi e riceveranno in un secondo momento la berretta, l’anello e il titolo — la cerimonia semplice e sobria ha offerto al Pontefice l’occasione per ricordare ai neo cardinali che la strada è «l'ambiente in cui sempre si svolge il cammino della Chiesa: la strada della vita, della storia, che è storia di salvezza nella misura in cui è fatta con Cristo, orientata al suo Mistero pasquale». Gerusalemme non è un mito antico, ma «è sempre davanti a noi», tra il già e non ancora. In questo senso, anche la Croce e la Risurrezione non sono eventi passati, ma sono «il nostro oggi» e anche «la meta del nostro cammino». D’altra parte, la strada su cui vivere la Parola annunciata ai discepoli «non è solo uno “sfondo”», ma è una «indicazione di percorso» per quanti nel tempo attuale sono in «cammino insieme con Gesù, che procede sulla strada davanti a noi».

La strada, dunque, come luogo in cui misurarsi e verificare la fede. Del resto, lo stesso evangelista Marco mette in risalto che, lungo il cammino, i discepoli erano sgomenti e impauriti. Sapevano quello che li attendeva a Gerusalemme, perché Gesù «ne aveva già parlato a loro più volte apertamente». Da qui una confortante verità per tutti: il Signore «conosce lo stato d’animo di quelli che lo seguono, e questo non lo lascia indifferente». Egli infatti «non abbandona mai i suoi amici; non li trascura mai». Anche quando sembra che «vada dritto per la sua strada, Lui sempre lo fa per noi».

Approfondendo ulteriormente la simbologia, il Pontefice ha fatto notare che la strada non è più fatta di selciati e di pietre: è lo stesso Figlio di Dio che si fa «strada», anzi «via» come afferma lui stesso: «Io sono la via».

Il Papa ha parlato poi di un «colpo di scena» nel racconto evangelico, che permette a Gesù di rivelare agli apostoli e ai suoi discepoli di ogni tempo il destino che li attende. Giacomo e Giovanni gli chiedono di condividere la sua gloria. E questa è «un’altra strada»: quella di chi, magari senza nemmeno rendersene conto, «usa» il Signore «per promuovere sé stesso»; di chi, come dice san Paolo, «cerca i propri interessi e non quelli di Cristo». È una tentazione per tutti i discepoli di Cristo. «Pensiamo a tanti generi di corruzione nella vita sacerdotale» ha commentato il Pontefice. Anche «il rosso porpora dell’abito cardinalizio, che è il colore del sangue, può diventare, per lo spirito mondano, quello di una eminente distinzione». Allora, il pastore non sarà più «vicino al popolo», ma si sentirà «di essere soltanto “l’eminenza”». E quando sente questo è «fuori strada».

Da qui, l’invito alla vigilanza «per rimanere sulla strada» del Signore.

E di «vicinanza» e «vigilanza» ha parlato il Papa anche nell’omelia della messa domenicale concelebrata il giorno dopo con i nuovi cardinali. L’Avvento, ha detto, ricorda che Gesù «è venuto tra noi e verrà di nuovo alla fine dei tempi». Il rischio però è di non farlo entrare nella vita di ciascuno.

Ecco allora la richiesta di invocare «la sua vicinanza», per allenare la vigilanza. Purtroppo, nel cammino sulla strada della vita, il rischio è di addormentarsi nell’indifferenza. Un sonno che si può prevenire — ha affermato il Papa — con la vigilanza della preghiera, che «ridesta dalla tiepidezza di una vita orizzontale», e con la vigilanza della carità: «Gesù viene e la strada per andargli incontro è segnata: sono le opere di carità».

Anche nel film di Fellini La strada, particolarmente caro a Papa Bergoglio, Gelsomina, povera e fragile, anela a un’emancipazione che però si scontra con gli egoismi e le prevaricazioni del saltimbanco Zampanò. Solo un “Matto” sembra comprenderla, ma viene eliminato dalla scena. In realtà, non gli uomini ma solo il Signore, ha assicurato Francesco, «può salvare i suoi amici sbandati e a rischio di perdersi, solo la sua Croce e la sua Risurrezione».

di Nicola Gori