Appunti di viaggio

Tunisi vuol salvare una vecchia libreria e un pezzo della sua storia

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27 novembre 2020

In un sabato pomeriggio di fine novembre, in piena pandemia e non lontano dalla Medina di Tunisi, una lunga fila di persone aspetta il proprio turno per entrare in un negozio di libri. Non è certo una scena usuale nei tempi grami che vive il mercato dell’editoria cartacea. E anche nella capitale tunisina nessuno si aspettava una cosa del genere: invece, quando si è sparsa la voce che la Libreria popolare di Rue d’Angleterre 18 — per decenni il tempio dei libri usati e antichi oltre che un luogo simbolo di cultura e di memoria — stava per chiudere, in migliaia si sono mobilitati per salvarla. Fino agli anni Novanta, in questo vicolo in penombra sul confine tra il vecchio quartiere arabo e la Ville Nouvelle coloniale, la libreria al numero 18 era talmente affollata di clienti (studenti, diplomatici, politici) che i commessi erano costretti a mettere una scala davanti alla porta per limitare gli ingressi. Persino la celebre guida «Routard» ne parlava come una tappa imperdibile per gli amanti della lettura di tutto il mondo.

Poi i tempi non sono stati più gentili con questa caverna di Ali Babà libraria e con il suo proprietario, Faouzi Hedhili, un uomo di settant’anni, di una eleganza leggendaria. Internet, i tablet, i telefonini, il mutare degli orizzonti culturali e, da ultimo, il coronavirus hanno portato la libreria oltre l’orlo del fallimento. «Sono sommerso dai debiti e non riesco più a pagare i miei impiegati. Nessuno più entra nella mia libreria da quando è cominciato il covid-19. Ogni giorno la situazione peggiora e io sono costretto a chiudere», ha scritto Hedhili lo scorso primo novembre sulla sua pagina di Facebook. Il suo messaggio è diventato subito virale, come se all’improvviso una parte della città si fosse resa conto di stare perdendo, insieme ad una vecchia libreria, anche un pezzo della sua anima. I giornalisti si sono precipitati alla Libreria popolare. Gli appassionati di libri d’occasione hanno creato due gruppi: Salviamo la libreria di Rue d’Angleterre e Salviamo i libri in Tunisia. Fioccano idee per convincere Hedhili a proseguire la sua attività. Un’attività che suo padre, un commerciante di stoffe, aveva rilevato da un ebreo tunisino in partenza per Israele nel 1965. Alcuni internauti propongono una raccolta di fondi per aiutare il libraio a pagare i suoi debiti. Altri suggeriscono una vendita in rete dei tesori di Rue d’Angleterre. Ciò che però ha riscaldato il cuore del libraio è stato il ritorno in forze dei suoi vecchi clienti e l’affacciarsi di nuovi, che si aggirano con curiosità tra le scaffalature in metallo, dove sono impilati, fino al soffitto e in un’apparente anarchia, 300 mila libri. Il francese e l’arabo dominano, ma ci sono tanti volumi anche in italiano, inglese, tedesco e spagnolo. Il retrobottega profuma di manoscritti e di collezioni prestigiose, quasi dei pezzi di antichità. È qui che si facevano gli affari. Sulla pagina Facebook Salviamo i libri in Tunisia in molti hanno pubblicato le foto dei libri che avevano comprato in questo luogo. Dell’atmosfera effervescente del passato non restano adesso che le tende scolorite di Rue D’Angleterre, dove venditori ambulanti e borseggiatori hanno ormai rimpiazzato i raffinati intenditori del secolo scorso. Chissà se ora la libreria, il più vecchio negozio di libri usati della città, riuscirà a guadagnarsi una seconda vita. Hedhili non si aspettava una simile mobilitazione generale. Tuttavia non nasconde neanche i problemi. «I tunisini non leggono più. Non è questione di pandemia o di rivoluzione», dice. «Non voglio regali né soluzioni provvisorie. Voglio semplicemente che i genitori tornino qui con i loro figli, in modo che una volta adulti continuino a frequentare le librerie e a mantenerle vive».

di Elisa Pinna