La risposta della comunità di Taizé alla pandemia

Attenti
ai segni del nostro tempo

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25 novembre 2020

La pandemia da coronavirus «conferma una rottura attraverso la quale si esprime una nuova consapevolezza della nostra responsabilità verso il creato. In questo senso si può parlare di un segno dei tempi. Oggi, percepiamo la necessità di lavorare insieme su questi interrogativi. Le encicliche Laudato si’ e Fratelli tutti di Papa Francesco testimoniano il desiderio di affrontare insieme le questioni sui nuovi modi di vivere»: questa è l’analisi proposta da fratel Emile, biblista e animatore spirituale alla Comunità ecumenica di Taizé, anch’essa costretta ad adattarsi alla crisi sanitaria, rinviando in particolare il tradizionale incontro europeo di Natale, che quest’anno era in programma a Torino, al dicembre 2021. Evocando l’esempio di padre Marie-Dominique Chenu, uno dei grandi teologi del concilio Vaticano ii, fratel Emile, di origine canadese ma presente nel piccolo villaggio della Borgogna da più di quarant’anni, spiega in un colloquio con il portale cattolico svizzero cath.ch che si tratta di trasformare la tragedia in un progetto, guardando al futuro: «Di fronte alle nuove sfide che l’umanità deve affrontare, compaiono segnali, soprattutto sulle questioni ecologiche. Lo abbiamo visto chiaramente: quando priviamo le specie animali del loro spazio vitale, incoraggiamo lo “spillover”, cioè il passaggio da una specie animale a quella umana, come questo virus che ci colpisce». «L’altra cosa dolorosa di questa crisi — prosegue — è che siamo stati abituati a vivere sotto il controllo delle nostre agende, dei nostri progetti. Scopriamo anche qualcosa di positivo in questa impossibilità di poter controllare tutto. Senza diminuire gli aspetti negativi della crisi, ci sono anche scoperte da fare su un altro stile di vita».

Per alimentare la fede in questo periodo di pandemia, il fratello di Taizé invita ognuno ad «affidarsi alla presenza dello Spirito promesso da Cristo». «Possiamo anche essere un riflesso della compassione di Cristo — sottolinea — lo vedo nelle iniziative che noi prendiamo nei confronti dei malati o degli anziani della regione attraverso visite e telefonate. Mostriamo qualcosa della bontà di Dio anche verso altre persone». A livello locale, la speranza della comunità ecumenica è nutrita dai molti messaggi ricevuti, soprattutto in risposta alla preghiera quotidiana trasmessa su Internet. «Molti ricevono solo informazioni che provocano ansia — commenta — certo, dobbiamo essere informati, ma bisogna anche creare spazi per coltivare questa fiducia».

A inizio novembre, mentre la seconda ondata della pandemia si è intensificata in numerosi paesi, nuovamente soggetti a misure di lockdown, Taizé ha confermato di voler continuare la trasmissione della preghiera in diretta. A mezzogiorno, la preghiera viene trasmessa in audio dalla chiesa della Riconciliazione dove i fratelli pregano a porte chiuse. La sera, in solidarietà con tutti coloro che non possono andare in chiesa, alcuni fratelli pregano insieme da una piccola casa in diretta video. Invece, a causa dei provvedimenti presi dal governo francese per contenere il contagio, l’accoglienza al centro ecumenico è di nuovo chiusa.

Nel frattempo, per guadagnarsi da vivere, la comunità continua a produrre ceramiche, smalti su rame, e pubblicare libri e musica. Alcuni mesi fa è nato un nuovo progetto: la confezione di biscotti, battezzati i «Quadratini di Taizé». Grazie alla consulenza di diversi biscottifici, i fratelli sono formati e imparano le diverse fasi della produzione. «Gli artigiani locali forniscono gli ingredienti per i biscotti: la farina proviene dal vicino mulino, il miele di un apicoltore locale, e le scatole sono prodotte da un’azienda situato nelle vicinanze — spiegano i fratelli sul loro sito Internet — e quindi questa produzione fa parte della logica ecologica del chilometro zero». Una piccola-grande risposta alla crisi globale.

di Charles de Pechpeyrou