L’arcivescovo Gallagher sulla ripartenza post-covid

Una nuova alleanza
tra scienza e umanesimo

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24 novembre 2020

La ripartenza dalla pandemia di Covid-19 dovrà fondarsi su «una nuova alleanza tra scienza e umanesimo, che vanno integrati e non separati, né, peggio ancora, contrapposti» e su «un approccio sistemico che faccia leva su una rinnovata solidarietà, esercitata anche nel rispetto del bene comune e dell’ambiente». Per sviluppare, come chiede Papa Francesco nella sua ultima enciclica Fratelli tutti, «una comunità mondiale capace di realizzare una fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale». Ma per farlo, è necessaria «la migliore politica, inclusiva, al servizio di tutti, di portata internazionale» e una collaborazione scientifica «realmente interdisciplinare, che non lasci da parte alcun tipo di sapere».

Una lectio magistralis nella sede dell’Accademia dei Lincei


È il cuore della lectio magistralis dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, tenuta nel pomeriggio di ieri nell’ambito dei colloqui di Diplomazia della scienza, organizzati nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, a Palazzo Corsini a Roma. Monsignor Gallagher ha così sviluppato il tema “Fraternità, ecologia integrale e Covid-19. Il contributo della diplomazia e della scienza”.

Le molteplici crisi che il mondo deve affrontare


Nella prima parte del suo intervento, monsignor Gallagher ha preso in esame le molteplici crisi umanitarie che il mondo si trova oggi ad affrontare, in diverse aree del Pianeta. Tutto questo «nonostante si stia assistendo ad un progresso senza precedenti nei vari campi della scienza». Siamo infatti di fronte a una crisi sanitaria con più di 50 milioni di persone contagiate dalla pandemia e ben oltre un milione di esseri umani che hanno perso la vita a causa del Covid-19.

Crisi sanitaria ma anche alimentare e ambientale


Ma questa ha amplificato anche la crisi alimentare già in atto, se come informa il rapporto sullo “Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo”, redatto in luglio dalle 5 Agenzie delle Nazioni Unite che operano nella sfera della nutrizione, Fao, Ifad, Pam, Unicef e Oms, nel 2019 quasi 690 milioni di persone hanno sofferto la fame. Lo spettro della carestia sempre incombente è legato anche alla crisi ambientale provocata dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici. Almeno mezzo milione di persone, secondo il rapporto speciale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), vivono in aree dove è in corso un processo di desertificazione.

La crisi economica e sociale, amplificata dalla pandemia


A tutto questo si aggiunge la crisi economica e sociale, che la pandemia sta amplificando, visto che «i poveri, soprattutto quelli che lavorano nei settori informali, sono stati i primi a vedere scomparire i loro mezzi di sopravvivenza». Insomma, per il segretario per i Rapporti con gli Stati queste crisi sono così fortemente interrelate tra di loro, che si può parlare «di una sola e complessa crisi socio-sanitaria-ambientale».

Tempo di prova che diventa tempo di scelta


Ma anche per questo l’evento catastrofico della pandemia «può essere visto come rimodellatore sociale, come momento unificatore che implica la percezione di una comunanza di interessi». E come ricordava Papa Francesco durante il momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia il 27 marzo di quest’anno, dobbiamo «cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta».

L’alternativa è: trasformazione o ripiegamento


L’arcivescovo Gallagher ha sottolineato infatti che «la pandemia da Covid-19 può rappresentare un vero punto di conversione (non solo in senso spirituale), una vera occasione di trasformazione; essa, però, può anche essere elemento di perversione, di ripiegamento individualistico, di sfruttamento». La ripartenza può essere quindi intesa come «una sfida di civiltà a favore del bene comune e di un cambiamento di prospettiva, che deve porre la dignità umana al centro di ogni nostra azione». Ma ciò richiede «una chiara visione su che tipo di società e di economia vogliamo, che faccia leva su un’accurata “riflessione sul senso dell’economia e dei suoi fini”» ha aggiunto il segretario per i Rapporti con gli Stati citando La Caritas in veritate di Benedetto xvi.

La sicurezza non viene dalle armi ma dalla cooperazione


Per garantire infine una sicurezza integrale degli Stati e dei popoli non vanno aumentate le spese militari, ma accresciuta la cooperazione globale, rafforzando «il multilateralismo, insistendo anche sull’impegno per il disarmo e il controllo degli armamenti, non come fine a sé stesso, ma nell’ottica di contribuire alla sicurezza comune e alla pace, che non dev’essere intesa come mancanza di guerra, ma come mancanza di paura, e quindi come promozione del benessere sociale nel bene comune».

Tutto è collegato: la visione poliedrica dell’ecologia integrale


Il concetto di fraternità si allarga e completa, nella visione dell’enciclica Laudato si’, con quello di ecologia integrale. «Tutto è connesso» scrive Papa Francesco, e l’arcivescovo inglese ha sottolineato che «la difesa degli ecosistemi, la preservazione della biodiversità, la gestione dei beni comuni globali non saranno mai efficaci se disgiunte da questioni come la politica e l’economia, le migrazioni e le relazioni sociali». Lo chiedeva già Benedetto xvi nel 2006, ha ricordato Gallagher: «Bisogna convertire il modello di sviluppo globale». Cioè «occorre adottare una nuova visione del mondo, ancorata al concetto di ecologia integrale».

La persona al centro: la cultura della cura vince sullo scarto


Il punto cardine resta «la centralità della persona umana, con la conseguente necessità di promuovere la cultura della cura», in antitesi alla tanto diffusa “cultura dello scarto” non solo di beni, ma spesso di esseri umani. Tenendo conto, come fa Francesco nella Laudato si’, che «uno sviluppo tecnologico ed economico, che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso».

Il potere trasformante dell’educazione e della solidarietà


Il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati ha suggerito, per avviare il processo di conversione, di «far leva sul potere trasformante dell’educazione» e della solidarietà. La prima, a lungo termine, può plasmare nelle nuove generazioni «una politica e un’economia autenticamente sostenibili per la qualità della vita, a favore di tutti i popoli della terra e soprattutto di coloro che si trovano nelle situazioni più disagiate e sono a rischio».

Uno Stato da solo non può garantire il bene comune


La seconda è stata chiamata in causa dalla pandemia, che ha scoperchiato le nostre fragilità, mostrando la «necessità di una nuova solidarietà». Perché solo «stando uniti, solo dimostrandoci solidali» si possono fronteggiare anche le più terribili emergenze. Il Papa lo ha scritto nella Fratelli Tutti: «Oggi, nessuno Stato nazionale isolato è in grado di assicurare il bene comune della propria popolazione».

Una società fraterna che non lascia indietro nessuno


In conclusione, l’arcivescovo Gallagher ha ribadito che «è necessario creare una società fraterna che promuova l’educazione al dialogo e che permetta a tutti di dare il meglio di sé. L’appello a non lasciare nessuno indietro deve essere un monito per far sì che non venga mai trascurata la dignità umana e negata a nessuno la speranza che sia possibile costruire un avvenire migliore».

di Alessandro di Bussolo