LA BUONA NOTIZIA
Il Vangelo della I domenica di Avvento (Marco 13, 33-37)

Di una sola cosa c’è bisogno

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24 novembre 2020

«Fate attenzione, vegliate». È un’indicazione vitale in questa epoca anestetica, distratta, sbadata. Siamo nel tempo del multi-tasking, della frammentazione, della disattenzione. Guidare e rispondere al telefono, dialogare con qualcuno e intanto appuntarsi altro, mangiare guardando la televisione e dimenticare i commensali…

Una generazione cresciuta con voci di sottofondo, con la musica nell’ascensore. Si arriva a mettere la musica nelle chiese per creare “ambiente”. Come se il silenzio non bastasse. Come se per dire a tuo figlio che gli vuoi bene tu abbia bisogno della base musicale sennò non ti riesce…

Una cosa che bisogna insegnare quando si introduce qualcuno all’arte della preghiera è di iniziare con un atto di presenza. Bisogna mettersi al cospetto del Padre, realizzando chi è Lui ed essendo, contemporaneamente, “presenti a sé stessi”. Questa indicazione è nascosta nel dettaglio consegnato da Gesù quando dice: «Entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto» (Mt 6, 6). Per pregare bisogna prima chiudere la porta, bisogna diventare irreperibili per altro che per il Padre.

Questo è vero in ogni atto di amore: non si possono fare le cose con la testa altrove, perché l’amore è fatto di attenzioni.

Tutto ciò richiede semplicità, povertà.

Nella vita spirituale c’è, infatti, il preziosissimo tema dell’unificazione: seguire il Signore implica un processo mai concluso di ri-orientamento alla santa volontà di Dio che è intessuto di rinunce, di distacchi. Non è una questione di perdite ma di pieno possesso dei propri atti, di liberazione dalle zavorre, di maggior libertà per camminare nella luce senza ambiguità.

Questo è un atto eminentemente battesimale.

Nei primissimi secoli si entrava nudi nell’acqua del Battesimo, dopo aver rinunziato al Maligno e aver professato la fede. Bisogna liberarsi da ciò che impedisce di amare. C’è sempre qualcosa a cui bisogna chiudere la porta in faccia, qualcosa di cui non preoccuparsi perché di una sola cosa c’è bisogno.

di Fabio Rosini