Nel Paese delle meraviglie (della filosofia)

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#CantiereGiovani - Per costruire e alimentare un’alleanza tra le generazioni

06 luglio 2020

Le avventure del piccolo Platone


«Non è mai troppo tardi», era il titolo del celeberrimo programma tv del maestro Manzi che ha insegnato a leggere e a scrivere a milioni di italiani, negli anni Sessanta del Novecento. Non è mai troppo presto per allenarsi a pensare è invece la certezza che ha generato Filosofia per bambini. Il mito della caverna esperienza di filosofia intergenerazionale un progetto didattico atipico che ha visto lavorare insieme studenti under 6 e over 18, poi confluito in un libro. L’idea di un laboratorio di filosofia “live”, animato da studenti di età molto diverse fra loro, è nato da una rilettura del mito della caverna raccontata da Platone nel libro VII de La Repubblica, visto (e narrato di nuovo) dal punto di vista di un bambino molto piccolo. Da questo spunto di metodo è nata la storia di Aristocle, un bambino con spalle larghe per la sua età (in senso sia letterale che metaforico) ma poco sicuro di sé. Il piccolo Platone (nome che potremmo tradurre con “dalle spalle larghe”, o, come hanno fatto i ragazzi del seminario di filosofia applicata, “Spallone”) viene preso in giro dai suoi piccoli amici e bollato come “fifone”. Per questo decide di avventurarsi in una caverna misteriosa in cui nessuno era mai riuscito ad entrare, per dimostrare a tutti il suo coraggio. La storia prosegue con una serie di rivelazioni e colpi di scena (che ovviamente non riveliamo per non togliere gusto alla lettura del libro) che permettono di approfondire temi come il desiderio, la conoscenza, la differenza tra una conoscenza “per sentito dire” e una conoscenza acquisita attraverso l’esperienza diretta delle cose, la paura dell’ignoto, la fiducia e la curiosità. Temi esplorati anche con l’ausilio della “realtà aumentata” dell’immagine artistica, da Best Buddies di Keith Haring (icona dell’energia positiva contagiosa dell’amicizia e della fiducia) alla celeberrima pipa (che non è una pipa) di Magritte.

di Silvia Guidi

 

Un progetto nato dall’incontro tra due docenti italiani


L’idea di un così ardito, se non unico (non ho trovato fonti che lo testimonino) singolare progetto, nasce in modo del tutto causale, dall’incontro tra una docente di scuola dell’infanzia che per anni ha sperimentato il filosofare con i bambini piccoli e un docente di filosofia di un liceo. Due docenti che hanno voluto allargare il cerchio del dialogo tra pari (bambini di cinque anni), per dar posto, in quello stesso cerchio a dei ragazzi di circa diciannove anni. Bambini in uscita dalla scuola dell’infanzia verso il mondo della scuola dell’obbligo insieme a ragazzi in uscita dalla scuola superiore, verso il mondo dei grandi. Bambini e grandi, senza grandi pretese, senza fare grandi cose, senza pensare “ in grande”, si sono seduti insieme, in quel cerchio, utilizzando testi e pretesti per condividere il loro pensiero.

E noi, gli adulti, i docenti, a volte spettatori, spesso coinvolti più emotivamente che razionalmente, abbiamo piegato il modello lineare gerarchico per trasformarlo in quel modello circolare della conoscenza che dal soggetto va all’oggetto e ritorna determinandolo; dal soggetto va agli altri soggetti e ritorna modificandolo; dalla conoscenza va alla meta conoscenza e ritorna amplificandola.

Proprio perché al dialogo filosofico è stato riconosciuto un valore educativo, ma soprattutto in relazione allo sviluppo di abilità di pensiero e/o per l’educazione civica, abbiamo pensato di affidare ad una classe del Liceo Scientifico Vida di Cremona, la quinta B, una storia: La caverna misteriosa, liberamente tratta dall’allegoria della caverna raccontata da Platone nel settimo libro de La Repubblica. Dopo un periodo di preparazione di questi ragazzi alla filosofia in classe “alla Lipman” (attraverso la metodologia del programma Philisophy for Children di Matthew Lipman) questi ragazzi si sono attivati a preparare dei set per avviare con i bambini di cinque anni un dialogo che permettesse di introdurre la capacità critica, la creatività e l’attenzione, analizzando in maniera ed etica la domanda formulata. Partendo dal racconto per stabilire tre modelli: quello del dialogo, quello del gioco, quello dell’arte. Attraverso il racconto, il gioco e l’osservazione-produzione di immagini artistiche, i bambini colgono, dopo una attenta riflessione le stesse idee dei filosofi. Perché?

La risposta non può che venire da Lipman, non ce ne sono altre. Se si intraprende questo curricolo le ragioni non possono che essere le sue. Questi i suoi presupposti: una buona istruzione comporta imparare a pensare bene e a fare buona ricerca entro una democrazia fondata sulla partecipazione. Si indaga bene quando si è disposti a filosofare con i propri pari, spostandosi dal conosciuto allo sconosciuto, ma sempre nella consapevolezza dei metodi che si stanno utilizzando. Si indaga bene quando ci si allea con il “fallibilismo”. L’educazione ad un buon giudizio assume la forma di una comunità di scambio, un ambiente di reciproco rispetto e fiducia, dove i bambini si ascoltano, si scambiano punti vista, costruiscono sulle idee degli altri ed arrivano ad identificarsi con la ricerca del gruppo come importante lavoro comune di istruzione.

Nell’aula-comunità di scambio, si diventa consapevoli della propria esperienza e di ciò che questa esperienza può insegnare circa il significato e il giudizio di valore. Si impara a fare filosofia, un tipo particolare di comprensione intuitiva. Si impara ad elaborare l’esperienza in modo da poterla usare per migliorare la propria comprensione di se stessi e del proprio mondo.

Il pensiero critico non è sufficiente per mettere i bambini in grado di fare buona ricerca. Per avere una ricaduta effettiva su come i bambini conducono la loro vita il pensiero critico deve essere ampliato con il pensiero creativo e valoriale. Matthew Lipman definisce pensiero multi-dimensionale e complesso la continua transizione di questi tre tipi di pensiero. Questi tre tipi di pensiero dovrebbero avere la stessa importanza. Nell’educare i bambini ad una democrazia partecipativa, risulta essenziale il miglioramento del pensiero multidimensionale e complesso entro una società guidata dall’esigenza di indagare. Il pensiero critico, creativo e valoriale aiutano ad individuare l’aspetto fondamentale della dimensione educativa.

In una società di questo tipo, si devono prendere in considerazione due ideali regolativi: la ragionevolezza e la democrazia. E queste sono anche le componenti essenziali del processo educativo. Si presuppone che l’educazione delle emozioni sia una componente essenziale nell’educare ad un miglior giudizio. Le emozioni infatti sono valutazioni e come ogni valutazione sono soggette ad una indagine critica comune.